Nuova ed ampia sede con inaugurazione giovedì 3 giugno in riva al lago a Caslano

Dal 1993 a Caslano è aperto il Museo della pesca. L’intento è di documentare la varietà delle tecniche piscatorie e delle relative attrezzature in uso da noi, illustrare le condizioni ambientali e culturali che hanno influenzato la pescosità delle nostre acque, presentare i rimedi messi in atto per tutelare e promuovere quest’attività sia professionale che dilettantistica, spiegare la storia delle associazioni di pescatori e le loro usanze.

Ma ci sono voluti quasi cent’anni per concretizzare questa struttura museale, che è la più importante a livello svizzero. L’auspicio fu infatti espresso dal dr. Arnoldo Bettelini (presidente dei pescatori luganesi) in una conferenza del 1905 nel salone civico di Lugano, parlando delle condizioni delle acque del Ceresio e dei mezzi per migliorarle: «Il Museo del Ceresio può riescire di un grandissimo interesse pratico e scientifico; interesse pratico in quanto potrà servire per gli studi inerenti all’acquicoltura; scientifico in quanto potrà essere l’inizio di una razionale indagine della vita organica del nostro lago». Qualche anno più tardi, Giovanni Anastasi scriverà, rincarando la dose: «La città di Lugano... dovrebbe insediare, in alcune sale del Palazzo del Parco Civico, il Museo del Ceresio, comprendente fauna, flora, mineralogia, topografia e geologia, attrezzi di navigazione e di pesca, bibliografia, gabinetto per le ricerche e per le analisi, con annessi un incubatoio e un acquario. La gente del paese e gli ospiti forestieri visiterebbero con molto interesse un tale istituto; così Lugano farebbe opera bella, nobile e fors’anche rimuneratrice, ché l’acquicoltura per i paesi che la sanno ben praticare costituisce una poderosa risorsa economica». Quelle parole però rimasero inascoltate per lungo tempo, se si eccettua quanto fatto in seno al «Museo di storia naturale» al patrio liceo di viale Carlo Cattaneo, con un settore specifico, ma assai ridotto, riservato alla pesca.

Il promotore Franco Chiesa

Nel 1990, Franco Chiesa e un ristretto numero di volontari (in primis Piercarlo Parini e Pietro Colombo) hanno finalmente iniziato – grazie anche al sostegno del Municipio di Caslano nel mettere a disposizione uno stabile in via Campagna – la realizzazione del Museo della pesca, unico in Ticino e tra i pochi esistenti in Svizzera in forma monotematica e quindi specialistica.

Ma chi era Franco Chiesa? Un malcantonese che aveva fatto fortuna a Basilea, ove aveva creato un’importante azienda legata alle grandi case farmaceutiche. Ritornato in Ticino, era diventato un numismatico di riconosciuto valore internazionale, con un’attività nata dalla passione per le monete antiche e trasformatasi in pochi anni in professione di successo. Ma la sua più grande passione era rimasta la pesca, con un chiodo fisso in mente proprio a favore di un museo. Il decisionismo e l’impegno di Franco Chiesa hanno fatto il resto, permettendo di aprire il museo già nel 1993 come parte specialistica per la pesca del Museo del Malcantone (con sede a Curio).

Franco Chiesa è scomparso nel gennaio 1998, ma il museo è il suo testamento, è la sua più bella, simpatica, straordinaria attestazione di amore per il Ticino, di affetto per i pescatori, di servizio alla comunità tutta, di contributo significativo alla cultura e alla conoscenza del passato, di rispetto per i documenti, di predilezione che va riservata ai valori naturalistici che il Creato propone per una serena ed armoniosa convivenza tra l’uomo e quanto gli sta attorno.

Una preziosa testimonianza

Il Museo della pesca ha costituito da subito una realizzazione capace di riscuotere notevole successo e richiamare molti visitatori, siccome la collezione permanente offre cose straordinarie nell’illustrare – con dovizia di oggetti e di documenti  – la pesca professionistica e la pesca sportiva, presentando una gamma molto variegata e preziosa di attrezzi vecchi e, in non pochi casi, persino antichi nel senso che non è più data occasione di rintracciarli o di conoscerli se non appunto in un contesto museale come quello di Caslano. La variegata raccolta presenta uno spaccato fra cultura e passato, attraverso una ricca e documentata mostra di arnesi del mestiere, di foto, di testi, di memorie e di costumanze che illustrano la pescosità delle nostre acque o che, più semplicemente, certificano la vita paesana di giorni, mesi, anni, decenni, persino secoli (si pensi soltanto alle peschiere della Tresa ma anche ai nostri villaggi lacuali che pullulavano di pescatori di mestiere) di povera gente.

Orbene, il Museo della pesca a Caslano si prefigge di recuperare, salvaguardare e valorizzare tutto quanto è ancora possibile in questo campo (anche se molti arnesi sono andati distrutti o dispersi per l’incuria dell’uomo), compresa la documentazione scritta (pubblicazioni e carte manoscritte). La rassegna etnografica – presentando un patrimonio storico-documentaristico in gran parte (oltre il 90%) donato e il resto ceduto in prestito da privati – ha una forte «presa» sul visitatore, non soltanto per la ricchezza e l’originalità delle centinaia e centinaia di attrezzi e... ferri del mestiere di pescatore, ma anche per il suo centrato messaggio didattico. E ciò non unicamente in favore di chi si interessa di pesca. Anzi, l’attrazione risulta certamente intensa anche per i «laici» in materia, a cominciare dalle scolaresche: i giovani vanno sollecitati a conoscere meglio la realtà sociale, il passato della nostra gente, le sue tradizioni, i suoi passatempi, l’economia settoriale, le tipiche attività del Cantone a favore dell’acquicoltura, la fauna ittica di monti, laghi e vallate. Storia e cultura a braccetto, in una simbiosi che è autentico amore per il nostro ambiente.

Ma una sede... angusta

Già dopo pochi anni dall’apertura, si è provveduto a più riprese – grazie alla sensibilità dell’Associazione Museo del Malcantone, con Bernardino Croci Maspoli in testa quale presidente di questo organismo, affiancato in maniera egregia dal curatore della sezione pesca Maurizio Valente – a interventi tecnici, a livello espositivo, per rendere più agibili gli spazi angusti disponibili (suddivisi in molti locali di dimensioni ridotte con scale e pianerottoli), sfruttando nel contempo il parco adiacente. Quest’ultimo è stato riservato, segnatamente, alla presentazione di alcune imbarcazioni tipiche nella pesca di lago.
E così il museo è cresciuto negli anni quantitativamente (oltre 5.000 entrate annue) ma soprattutto qualitativamente, curando e completando il variegato materiale esposto e promuovendo numerose attività all’esterno della propria sede. Ma risultava comunque sempre troppo piccolo e non più confacente alle nuove esigenze espositive, rendendo di fatto difficile un allestimento agevole e coerente del materiale. La localizzazione, inoltre, era decentralizzata rispetto al nucleo di Caslano e considerando i mezzi di trasporto pubblici, allontanando così la sede dai flussi turistici e dei residenti.

Un’occasione ghiotta

Verso la metà del corrente decennio si è presentata l’occasione d’oro, nel senso che il Comune di Caslano – divenuto proprietario attorno al 2003 di Villa Carolina, acquistata dalla città di Lucerna – ha subito lasciato intendere di voler cedere, a prezzo interessante, questo immobile per il nuovo Museo della pesca. Un’ubicazione molto allettante per una serie di ragioni decisive. Intanto, perché l’edificio si affaccia sul lago, dispone di approdo e di riva propria, affiancati da due tratti di riva pubblica. Inoltre, perché Villa Carolina – edificata verso fine Ottocento da Angelo Galli (1860-1946), capomastro caslanese che lavorò a Lucerna, dove costruì diversi alberghi e palazzine) – è vicinissima al nucleo di Caslano e alle sue infrastrutture (posteggi, bar e ristoranti, negozi, sede di Malcantone Turismo, debarcadero del battello, trenino Lugano-Ponte Tresa) e, ancora, si trova su una passeggiata frequentatissima in ogni stagione sia dai turisti che dai residenti. Infatti, dinanzi allo stabile si transita per effettuare il giro del Monte Sassalto, escursione tra le più tradizionali ed affascinanti in tutto il Luganese. Senza poi trascurare che la superficie sarebbe risultata più che raddoppiata rispetto alla primitiva sede del Museo della pesca, così da beneficiare di molto agio e razionalità nell’attrezzare lo spazio espositivo sia nel fabbricato annesso (ex novo) che nell’edificio originario.

Fra molte difficoltà

E così, a partire dal 2005, sono iniziate le procedure (lunghe e complesse) per l’entrata in possesso di Villa Carolina costruita all’inizio del Novecento sul lungolago di Caslano, l’allestimento del progetto da parte dell’arch. Alfio Indemini, la ricerca dei finanziamenti, gli accordi con il Cantone per l’ottenimento di contributi. In quest’ultimo campo, si è rivelato decisivo il convinto sostegno del Dipartimento dell’educazione, della cultura e dello sport e del Centro di dialettologia e di etnografia, diretto da Franco Lurà. 
Le difficoltà incontrate sono state notevoli, soprattutto alla luce del fatto che il primo progetto contemplava un onere di 4 milioni di franchi, di cui 2,8 milioni per la ristrutturazione dell’immobile e 1,2 milioni per l’acquisto di Villa Carolina. Quest’ultimo passo è stato possibile grazie alla comprensione del Comune di Caslano, che ha rivenduto al Museo della pesca la villa al prezzo sborsato per l’acquisto (1,2 milioni), versando inoltre successivamente 100.000 franchi per la costituzione del capitale proprio ma decidendo di conservare il terreno a lago quale proprietà dell’ente pubblico.
Per gli interventi costruttivi ci si è visti costretti a ridimensionare il progetto (la spesa complessiva si aggira sui 2,3 milioni in parte al beneficio di sussidi), prevedendo sì la costruzione di un padiglione, ma limitando invece all’essenziale le migliorie all’interno dell’immobile originario (230.000 franchi interamente a carico del museo). D’altra parte, occorre considerare che, rispetto alla tabella di marcia, si è registrato un cospicuo ritardo, siccome risultava difficile rimuovere l’ostacolo che intralciava il cammino del nuovo museo: il ricorso di un privato che ha tenuto in scacco l’operazione per molto tempo, e quando ormai tutto era pronto per il primo colpo di piccone. Un’opposizione al rilascio della licenza edilizia e un successivo ricorso al Consiglio di Stato hanno così fatto perdere l’intero 2008.

Finalmente, si è arrivati nel tardo autunno 2008 ad una convenzione vincolante, per cui nell’anno successivo – sotto la spinta dei dirigenti del Museo del Malcantone, a partire dal neo-presidente Gianrico Corti – i lavori sono partiti, ma poi si sono aggiunte nuove «grane» per il finanziamento e le delibere agli artigiani, come pure i permessi ai vari livelli istituzionali, ma soprattutto imprevisti dal profilo tecnico (esigenza di istallare un certo numero di putrelle per accrescere la stabilità del complesso). Il che ha avuto pesanti ricadute sui costi per l’intera operazione di ammodernamento di Villa Carolina, ponendo qualche grosso problema di natura finanziaria. Comunque, anche questi ostacoli sono stati superati grazie, non da ultimo, alla comprensione di molti amici del Museo della pesca, come pure a vari munifici donatori.

Commissioni di lavoro

In tutti questi anni, a fianco dei dirigenti del Museo del Malcantone – di cui il Museo della pesca costituisce una sezione esterna – ha operato la «Commissione pesca», costituita da Bernardino Croci Maspoli (conservatore del  Museo del Malcantone), Maurizio Valente (curatore del Museo della pesca), Verena Chiesa, Piercarlo Parini, Giovanni Foletti, Alfonso Passera, Roberto Baroni e Raimondo Locatelli, cui si è aggiunto da tre anni Gianrico Corti in qualità di neo-presidente dell’Associazione  Museo del Malcantone. Fra gli appuntamenti più apprezzati vi è la «festa del museo» nel giardino della rassegna permanente in via Campagna, che è sempre motivo di forte richiamo per pescatori e popolazione di Caslano, e ciò non soltanto per le proposte gastronomiche ma anche come simpatico e conviviale raduno.

Di recente costituzione è invece la «Commissione scientifica» – costituita dal presidente della Federazione ticinese acquicoltura e pesca Urs Luechinger, Ezio Merlo pure nel comitato direttivo della Federpesca e Raimondo Locatelli quale autore di alcune pubblicazioni sulla pesca in Ticino. Questo organismo dovrebbe presiedere l’attività scientifica e didattica del Museo della pesca per farne un centro di interesse culturale e storico sui fenomeni legati all’attività alieutica.

La struttura museale

Adesso, il museo è pronto per l’inaugurazione fissata il 3 giugno. Nei mesi scorsi, grazie all’intervento provvidenziale dei militi della Protezione civile, è stato effettuato il trasloco di tutto il materiale dalla sede... vecchia a quella... nuova. A tambur battente, con l’aiuto di molti volontari, si è proceduto all’allestimento delle varie sale espositive, come pure dei vani a scopo didattico. 

Il progetto è opera di Felix Burkard, un professionista di grande esperienza e sensibilità, che ha saputo coniugare le limitate risorse finanziarie con l’esigenza di un allestimento moderno e coinvolgente.

Nella sala al primo piano del nuovo padiglione, perno centrale dell’esposizione, spicca la barca ad arcioni («barchett») circondata da tutti gli attrezzi che si impiegavano un tempo per la pesca sul lago. Tutt’attorno, il visitatore ha la gradita occasione di visionare il settore che illustra la pesca nell’antichità e nella religione, quindi la rassegna delle reti da pesca con utili ragguagli sulla loro costruzione e la manutenzione, poi gli altri oggetti impiegati sempre nella pesca dalla barca (tirlindane, fiocine, spaderne, cane, ecc.). Si prosegue nell’illustrazione del commercio e della conservazione del pesce, per fornire quindi interessanti dati sulla storia e l’attività dei cantieri nautici. Il percorso espositivo consente successivamente di entrare in contatto con l’avvincente tema dell’ambiente in generale, venendo a contatto fra altro con una grande vetrina che presenta tutte le specie di pesci presenti nel Canton Ticino (imbalsamati), per soffermarsi da ultimo sul settore degli incubatoi e della riproduzione.


A questo punto, si passa nell’attigua Villa Carolina – sempre al primo piano – nella sala riservata alla pesca sportiva, in quella riservata alla pesca a mosca e, da ultimo, nel locale che documenta le ultracentenarie peschiere sul fiume Tresa; a pianterreno del medesimo stabile è stata creata un’aula didattica, si è provveduto ad allestire una biblioteca e il museo ha pensato anche ad un angolo relax, rientrando da ultimo a pianterreno dell’immobile costruito ex novo, costituito da un’ampia sala multimediale e un vano che è riservato ad esposizioni temporanee.
In questo spazio, la prima mostra ospitata sarà “Senza rete. Pesci e pescatori, acque, laghi e fiumi nell’interpretazione di 18 calligrafi”, realizzata dall’associazione Calligrafia in Ticino. Oltre a ciò, l’atrio d’entrata è reso sfavillante da una variopinta installazione di 153 pesci, opera degli allievi della Scuola elementare di Magliaso.

La superficie complessiva è più che raddoppiata, con la positiva conseguenza che la rassegna museale – importante dal profilo storico-culturale nel documentare e tramandare l’evoluzione e i protagonisti della pesca nel Cantone Ticino lungo i secoli – vanta una sede di notevole pregio: moderna, funzionale, spaziosa, luminosa, didatticamente ineccepibile, ricca dal profilo dei contenuti, decisamente avvincente per quanto propone al visitatore. Spazi appropriati per l’attività scientifica ma soprattutto dal profilo espositivo, così da valorizzare al meglio il ruolo del Museo della pesca quale motore nella rivalutazione degli aspetti storico-etnografici di un territorio ricco di laghi e corsi d’acqua, in modo da collocarsi in maniera dinamica in una rete di testimonianze presenti sul territorio e offrire un contributo significativo a salvaguardia del nostro patrimonio storico, culturale ed ambientale.

Insomma, un punto di riferimento essenziale per chiunque pratichi la pesca e per tutti coloro che si occupano o si appassionano alla storia, alle tradizioni, alla cultura del passato. È la casa di tutti i pescatori, ma vuole essere anche un punto di irradiazione dal profilo culturale nel proporre ed approfondire tematiche legate ai corpi d’acqua, oltre che temi specifici del patrimonio ittico.

Lungo un sentiero tematico

L’intento è di integrare il Museo della pesca in un sentiero tematico, volto a stabilire delle relazioni tra le diverse testimonianze presenti a Caslano e dintorni. In effetti, il sentiero che consente di percorrere le pendici del Monte Sassalto si propone di costituire un itinerario storico-culturale legato alle attività del nostro passato. I temi di questo sentiero sono: la pesca (nel Museo della pesca) e le peschiere sul fiume Tresa; la geologia e la botanica (Monte Sassalto); l’acqua e la protezione delle rive in quanto ecosistema privilegiato (percorso «Riflessi d’acqua» a Magliaso e foce della Magliasina); le cave del Monte Sassalto e la fornace della Torrazza; i legami transfrontalieri con la riva lavenese, dando nel contempo un valore interregionale al progetto di percorso transdisciplinare. Il lodevole intento è quello di offrire una struttura museale al passo con i tempi e ove all’esposizione di materiali e di testimonianze varie inerenti alla pesca si affiancano apparecchiature e stimoli multimediali, spazi didattici e ricreativi adeguati.

Raimondo Locatelli

Un esemplare è stato recentemente catturato con le re­­ti nel bacino sud: si tratta del primo di questa temibile specie ittica avvistato ufficialmente nel lago di Lugano.

Non è la prima volta che il la­go di Lugano, come peraltro quello di Locarno, riserva sor­prese (non sempre gradite) in te­ma di patrimonio ittico a causa di semine abusive o accidenta­li, importazione e commercio di pesci per acquari, impiego di esche vive per la pesca o l'aper­tura di nuove vie d'acqua. L'ulti­ma novità è il siluro europeo, un predatore che può arrivare a di­mensioni... spaventose (sui 300 chili!) e che rappresenta un gra­ve pericolo per l'equilibrio natu­rale, data la sua voracità. Questo grande pesce catturato con reti nel nostro lago (bacino sud) era, fortunatamente, giovanissimo, con un peso di circa 2 chili.

Il biologo dell'Ufficio caccia e pe­sca dottor Bruno Polli, pur rico­noscendo che già in passato vi erano state segnalazioni di silu­ri presi da pescatori, sottolinea che è «il primo esemplare visto concretamente e determinato con certezza. In verità, vi è chi sostiene che sia stato preso an­che un altro siluro e sempre nel Ceresio, ma non vi sono dati che lo attestino realmente. Nel lago Maggiore, per contro, già sono state registrate alcune catture, fra cui un esemplare alle Bolle di Magadino: è da presumere che quei siluri siano arrivati per via naturale dai laghi del Varesotto. Per il Ceresio, invece, l'immis­sione è colpa di pescatori oppu­re di chi voleva disfarsi di que­sto pesce vedendolo crescere vi­stosamente».

Vi è chi parla addirittura di un... allevamento nella vicina Val Ganna, ma per il momento non c'è niente di sicuro.

rai
30.06.2010 Corriere del Ticino

Nel lago Ceresio sono stati immessi larve e pesciolini a migliaia

Sta producendo buoni risultati il progetto lanciato anni fa per il recupero dell'alborella: entro la fine di questo mese verranno liberati nel lago altri 60 mila pesciolini

È in piena fase di attuazione il progetto di recupero dell'alborella nel lago Ceresio, partito anni fa su mandato della Commissione italosvizzera per la pesca e dell'Ufficio cantonale caccia e pesca (UCP). Quest'anno, grazie anche alla disponibilità dell'Amministrazione provinciale di Como, in primavera si è potuto incrementare lo stock di riproduttori di alborelle, stabulandole in seguito nelle vasche all'incubatoio di Brusino Arsizio, gestito dall'Associazione pescatori con reti (Assoreti).
L'operazione sta proseguendo in modo ottimale, come conferma Ezio Merlo . Per la verità, ad aprile e maggio - a causa del freddo e del tempo inclemente - l'acqua nell'impianto risultava molto fredda, il che ha ritardato notevolmente la deposizione delle uova sui letti di frega preparati nelle vasche dell'incubatoio.
Nelle ultime settimane, grazie ad ottimali condizioni atmosferiche, la temperatura dell'acqua è salita sino a 15-18 gradi, per cui - come madre natura comanda - le alborelle hanno cominciato a deporre le uova sulla ghiaia appositamente preparata. Uova che sono state di seguito portate all'interno dello stabile. Nei giorni scorsi, dopo le nascite si è cominciato ad immettere le larve e gli avannotti nel lago, precisamente nel bacino sud, in zona Pojana, avendo provveduto precedentemente a posare - grazie alla preziosa collaborazione della ditta Eco 2000 di Riva San Vitale - numerose fascine, così da creare per i minuscoli pesciolini argentei un appropriato rifugio, al sicuro dalla predazione da parte di diverse specie ittiche. Pertanto, la raccomandazione a bagnanti, pescatori e possessori di barche è di non invadere la zona occupata da queste fascinate, in modo tale da permettere agli avannotti di ambientarsi e crescere.
Da segnalare, aggiunge Merlo, responsabile dell'incubatoio di Brusino Arsizio in collaborazione con Elio Polli, che in questi ultimi tre anni si è potuto perfezionare la tecnica di riproduzione in cattività dell'alborella, tanto è vero che - a partire da quest'anno - si è rinunciato a richiedere contributi alla Confederazione e al Cantone, nonché la consulenza da parte di Studio Blu Progetti di Lugano durante le varie fasi di schiusa e di allevamento. Di conseguenza, da adesso in poi la tecnica per ottenere avannotti di alborella rientra nella routine di operatività dell'incubatoio di Brusino.
In un momento in cui il gardon registra una sensibile flessione, sembra non soltanto auspicabile ma addirittura necessario concentrare gli sforzi per il recupero dell'alborella. Certo, si è coscienti che i tentativi sin qui effettuati sono assai modesti rispetto alla capienza del lago e a quanto si dovrebbe fare per ripopolamenti massicci, tuttavia è anche vero che lo sforzo cresce di anno in anno: basti dire che in queste settimane sono stati liberati circa 40.000 fra larve ed avannotti, mentre nelle settimane prossime (entro fine luglio) si potranno immettere almeno ancora altri 60.000 pesciolini.
Sempre con la speranza che, un giorno o l'altro, l'alborella possa fare il suo rientro nel lago di Lugano.
rai

13/07/2010 Corriere del Ticino

A fine giugno è stato rilevato un esemplare di 30-35 centimetri nel fiume Ticino. La specie era considerata praticamente estinta in Ticino.
La trota marmorata è riapparsa in Ticino, dopo i ripopolamenti degli ultimi anni. Il 24 e 25 giugno scorsi, infatti, il sistema di monitoraggio del passaggio per pesci sul fiume Tresa in prossimità del lago Ceresio a Lavena Ponte Tresa ne ha documentato per la prima volta la presenza, rilevando il transito di un esemplare di circa 30-35 cm. L’Ufficio della caccia e della pesca del Dipartimento del territorio, in una nota stampa, sottolinea l’importanza del ritorno di questa specie, avvenuto in concomitanza dell’Anno internazionale della biodiversità grazie agli sforzi profusi nel progetto per la reintroduzione della trota marmorata e, più in generale, a favore del recupero degli ecosistemi acquatici.

Il passaggio per i pesci e la camera di monitoraggio sul fiume Tresa a Lavena Ponte Tresa erano stati inaugurati nel 2007, e ad oggi resta solo da costruire il passaggio alla diga di Creva, per concretizzare il collegamento dal punto di vista ittico tra i due grandi laghi ticinesi Verbano e Ceresio. L’impianto era stato costruito nell’ambito di un progetto Interreg, con l’obiettivo di recuperare e conservare nel bacino del fiume Ticino la trota marmorata, una specie che qualche anno fa era considerata praticamente estinta in Ticino e nei Grigioni. L’intervento, promosso con il sostegno del Ticino, dei Grigioni, della Confederazione e di diverse Province italiane, ha creato le premesse per la reintroduzione della trota marmorata.

Dal punto di vista dell’habitat acquatico, sono state identificate le discontinuità alla libera migrazione ittica nei principali corsi d’acqua interessati, con l’analisi dei possibili interventi di risanamento e la concretizzazione di questo primo passaggio per pesci sulla Tresa. I punti cardine del progetto di recupero di questa specie ittica autoctona sono costituiti, infatti, sia dalla maggiore mobilità lungo corsi d’acqua più naturali, per favorirne la riproduzione; sia dal sostegno al recupero della specie, tramite i ripopolamenti mirati.

Ticinonews.ch, 16.07.2010

Lavena Ponte Tresa - «Lo scivolo di risalita sul Tresa funziona alla perfezione. E presto i benefici, oltre che per l'ambiente, arriveranno anche per i pescatori».

Che già, dopo anni di assenza, sono tornati a catturare il “Barbo”, un pesce pregiato che era quasi scomparso dal Ceresio. La conferma in occasione dei festeggiamenti per i risultati raggiunti dallo scivolo di risalita, pensato nel 2007 per “abbattere” le barriere artificiali create sul fiume Tresa, e dalla camera di monitoraggio installata sul passaggio. Si tratta di una telecamera, in funzione 24 ore su 24, che si attiva con il movimento del pesce e che in due anni solari, il 2008 e 2009, ha censito qualcosa come 21 mila passaggi di 20 specie diverse. Più quello dei gamberi. Tra questi i più numerosi sono stati, in assoluto, i Gardon, pesci non autoctoni che però di fatto hanno colonizzato il lago Ceresio, il Barbo, con oltre 4000 passaggi nei due sensi, ma anche trote fario, iridee, persico trota e persici, senza dimenticare le anguille. C'è poi da registrare il transito da grande festa, il 24 e 25 giugno scorsi, di una trota mormorata lunga circa 30-35 centimetri, che ormai era scomparsa dal Ceresio.


«Ora l'obiettivo – dice l'assessore provinciale all'agricoltura, Bruno Specchiarelli – è creare una sorta di autostrada del mare per i nostri pesci. Dal Ceresio, al Maggiore, passando per il Ticino fino all'Adriatico via Po». Proprio in questo contesto si inserisce il progetto di un vero e proprio ascensore per pesci alla diga Enel di Creva di Luino. Opera dal costo di un milione di euro circa per la quale Specchiarelli è impegnato a cercare finanziamenti. «Siamo in corsa per un bando Cariplo – ammette – e ci stiamo dando da fare anche su altri versanti». Perché questo vorrebbe dire completare il corridoio di migrazione e riproduzione. Con evidenti vantaggi per l'ambiente e la pesca. Senza dimenticare l'aspetto didattico.

 
Fonte: www.laprovinciadivarese.it

Identificate venti specie ittiche conosciute, tra cui anche il gambero esotico.

Dal 2007 è in funzione, poco più a sud del ponte doganale di Ponte Tresa, il passaggio per pesci con camera di monitoraggio sul fiume. Eliminato lo sbarramento a Lavena Ponte Tresa grazie alla scala di monta, per completare il corridoio acquatico di collegamento fra i due laghi insubrici rimane da superare l'ostacolo della diga di Creva, ma - come sottolinea l'assessore alla gestione faunistica della provincia di Varese Bruno Specchiarelli - il discorso è avviato e quanto prima si dovrebbe arrivare a proposte concrete. Nel frattempo l'attenzione (dal profilo della ricerca scientifica, della gestione ittica e della divulgazione didattica per scolaresche che possono visionare sul posto l'emigrazione ittica) è rivolta all'impianto che consente di monitorare il passaggio dei pesci, dal fiume al lago e viceversa. Ne hanno riferito Massimo Sartorelli e Gaetano Gentili della Graia srl, nonché Tiziano Putelli dell'UCP. La visione dei filmati registrati da parte di personale specializzato e l'informatizzazione dei dati permettono di identificare con certezza il 99% degli animali transitati, ricavandone informazioni preziose.

In totale, in 410 giorni di funzionamento ottimale dello strumento (da luglio 2007 a fine dicembre, ma non in continuazione), è stato registrato un campione di 21.678 passaggi di pesci appartenenti a 20 specie identificate (più il gambero esotico). Grosso modo il 35% del pesce è in discesa (lagofiume) e il 65% in risalita; nell'aprile 2008 sono stati registrati oltre 5.000 passaggi di gardon. Quest'ultima specie dà il 73% dei passaggi censiti, mentre il 19% spetta al barbo comune che era andato scomparendo nel lago.

Vi sono specie ittiche che si spostano poco o niente (alborella, cagnetta, luccio, trota di lago, pigo, carpa, tinca), altre invece che ballano la... tarantella: il gardon ha registrato 10.620 passaggi in risalita e 5.379 in discesa, il barbo comune 2.626 e 1.487 (i movimenti maggiori nel periodo tardo-primaverile quando la specie si riproduce), il persico trota 240 e 126, il persico 145 e 126, la trota fario 45 passaggi dal fiume al lago. L'anguilla ha segnato una discesa significativa nell'aprile 2009. La famiglia dominante sono i ciprinidi, mentre i salmonidi sono presenti in misura nettamente inferiore.

In tutti i mesi dell'anno c'è un certo via vai, comunque la migrazione dal fiume al lago è determinata dall'alimentazione (60%) e riproduzione (deposizione delle uova, 40%). La notizia più importante è del 24 giugno scorso, quando il sistema di monitoraggio sulla Tresa ha documentato per la prima volta la presenza di una trota marmorata di 35 cm. Indice beneaugurante per gli sforzi profusi a favore del recupero degli ecosistemi acquatici. rai

22/07/2010 Corriere del Ticino

Das Fischereimuseum von Caslano ist eine museale Realität neuerer Zeit, dem es in den zehn Jahren seiner Aktivität mit seinem kulturellen Angebot gelungen ist, bei Kennern und Besuchern grosse Wertschätzung zu gewinnen. Dank unermüdlichem Fleiss der Verantwortlichen des Vereins Museum des Malcantone, gewann diese örtliche Wirklichkeit auch auf nationaler Ebene grosse Beachtung, die ein bevorzugtes Ziel für viele Besucher aus der ganzen Schweiz geworden ist.

In diesen ersten aktiven zehn Jahren gab es einige Änderungen zur Verbesserung der Ausstellung. Um den zur Verfügung stehenden engen Raum optimal zu nutzen wurde der Park mit einbezogen. Das Museum ist quantitativ und qualitativ gewachsen, das ausgestellte Material wurde vervollständigt und gepflegt. Zahlreiche Aktivitäten wurden auch ausserhalb des Museums durchgeführt.

Der aktuelle Sitz des Fischereimuseums erweist sich für ein weiteres aktives Wachstum als ungenügend. Für die Ausstellung wird jeder nur mögliche Platz benutzt, selbst Hausflure und Treppenhaus. Ein geordnetes Ausstellen des Materials ist somit nicht mehr gegeben. Zudem ist der aktuelle Standort des Museums, vom Ortskern Caslano ziemlich entfernt, abseits der öffentlichen Verkehrsmittel weg vom Touristenstrom und den Bewohnern von Caslano.

Das Museum in die Villa Carolina zu verlegen, würde zur Lösung dieser Probleme beitragen, und ergäbe eine Basis zum Wachstum der Ausstellung und zur Verbesserung der Didaktik. Die günstige Lage der Villa Carolina bringt das Museum den Einwohnern und Touristen näher, wäre einfacher zu finden und besser erreichbar. Der direkte Zugang zum See erlaubt zudem den grundsätzlichen Widerspruch des heutigen Standorts, entfernt vom See, zu lösen.

Der Sinn dieses Berichtes ist es die Punkte aufzuzeigen, die für die Verschiebung des Fischereimuseums in die Villa Carolina notwendig machen. Der Bericht gibt vor allem einen Einblick in die Tätigkeiten des Museums und eine Beschreibung der Villa Carolina. Der Umfang und die ökonomischen Aspekte des Projektes werden aufgezeigt.
 
 


Villa Carolina

 

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Proseguono alacremente i lavori per la ristrutturazione di Villa Carolina (o Villa Lucerna), lungo il sentiero del Monte Sassalto a Caslano, per ricavarne la nuova sede del Museo della pesca, in sostituzione della sede (troppo piccola e comunque priva di spazi appropriati per ospitare in maniera organica una moltitudine di attrezzi e documenti) in Via Campagna, aperta nel 1993 dal fondatore Franco Chiesa.

Per la verità, si sono persi molti mesi in procedimenti ricorsuali, comunque adesso il cantiere è in avanzata fase, tanto è vero che all’inizio di dicembre – come conferma Gianrico Corti, presidente del Museo del Malcantone – giungeranno a conclusione le opere edificatorie. Pertanto, già a partire da metà dicembre, Maurizio Valente (curatore del museo) e Bernardino Croci-Maspoli (conservatore del Museo del Malcantone) potranno coordinare l’intervento provvidenziale dei militi della Protezione civile, che garantiranno il trasloco di tutto il materiale dalla sede vecchia a quella nuova.

Si dovrà operare a tambur battente per l’allestimento delle sale espositive come pure dei vani a scopo didattico, considerando che la cerimonia inaugurale già è stata fissata per il 3 giugno 2010, con l’intervento – a nome del Cantone che a questo museo ha riconosciuto un sostanzioso contributo in considerazione dell’eccezionalità e della singolarità della rassegna – del presidente del Governo Gabriele Gendotti.

Qualche mese fa erano affiorate spiacevoli... sorprese dal profilo tecnico, in riferimento all’esigenza di installare un certo numero di putrelle per accrescere la stabilità del complesso. Il che ha avuto pesanti ricadute sui costi per l’intera operazione di ammodernamento di Villa Carolina, ponendo qualche grosso problema di natura finanziaria ai dirigenti del museo.

Nella non facile ricerca di fondi per coprire l’inatteso «buco» i dirigenti del museo non soltanto hanno trovato comprensione da parte dell’istituto bancario che finanzia l’operazione, ma hanno pure intavolato tutta una serie di contatti nell’intento di reperire aiuti.

In particolare, la Federazione ticinese di acquicoltura e pesca (FTAP) – grazie alla sensibilità del presidente Urs Luechinger e dei vari presidenti di società affiliate – si è adoperata per venire incontro ai bisogni di Villa Carolina: alcuni sodalizi già hanno versato un contributo e altri certamente, in occasione delle assemblee in programma a partire dalle prossime settimane, faranno altrettanto; da talune società è arrivata la promessa di un sostegno ricorrente per alcuni anni.

Gesti che fanno onore alla FTAP e all’Assoreti (la Federazione dei pescatori con reti) non solo nell’assicurare entrate indispensabili per concludere l’opera di ristrutturazione ed ampliamento dell’immobile di inizio Novecento sul lungolago di Caslano, ma anche per dare un futuro decoroso e moderno al Museo della pesca.

Sarà una rassegna importante dal profilo storico-culturale nel documentare e tramandare l’evoluzione e i protagonisti della pesca nel Canton Ticino lungo i secoli. Un punto di riferimento essenziale per chiunque pratichi la pesca e per tutti coloro che si occupano di storia e tradizioni del passato. Sarà la casa di tutti i pescatori, ma anche un punto di irradiazione dal profilo culturale nel proporre tematiche legate ai corpi d’acqua oltre che temi specifici del patrimonio ittico.

Raimondo Locatelli, CdT 07.10.2009

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