Il museo della pesca: una realtà regionale importante

La nascita e lo sviluppo del museo

Il Museo della pesca, sezione esterna del Museo del Malcantone, si trova a Caslano. Inaugurato nel 1993, ha occupato gli spazi ricavati in una villetta attorniata da un parco, proprietà del comune di Caslano. L’iniziativa è nata grazie al lavoro di Franco Chiesa e alla collaborazione di Pietro Colombo e Piercarlo Parini.

In questi primi anni di attività il museo si è sviluppato costantemente: nuove sale e nuovi materiali lo hanno arricchito di anno in anno grazie alla disponibilità del Comune di Caslano, dell’Ente turistico del Malcantone e di molti sostenitori e donatori. Il museo è gestito dall’Associazione del Museo del Malcantone, società che si propone di salvaguardare, raccogliere, riunire e valorizzare, quanto ancora rimane del patrimonio storico e culturale della regione del Malcantone. L’Associazione, che conta circa 700 membri e 300 Amici del Museo della Pesca, permette nel caso specifico della sede di Caslano di preservare e valorizzare le tradizioni e le tecniche legate al mondo della pesca tradizionale per la regione.

Attualmente il museo conta circa 5’000 visitatori all’anno. Una parte importante è costituita da classi scolastiche, gruppi di anziani e gruppi di turisti confederati per un totale di circa 70 gruppi per stagione.

Unico nel suo genere

Il contesto nazionale in cui si inserisce l’offerta del Museo della Pesca di Caslano è caratterizzato da un’assenza quasi totale di musei che trattano il tema della pesca. Solo alcune piccole realtà museali si occupano di questo tema:

  • Ortsmuseum di Eglisau (ZH), un piccolo museo aperto 2,5 ore al mese che tratta parzialmente il tema legato alla pesca al salmone.
  • Seemuseum in der Kornschütte di Kreuzlingen (TG), museo che tratta la storia del paesaggio, delle barche e della pesca sul lago Bodanico.
  • Kantonales Fischereimuseum “Mettlen” di Netstal (GL), aperto 2,5 ore al mese e che si occupa di diversi aspetti della pesca.
  • Fischereimuseum di Neuhausen am Rheinfall (SH), aperto 3 ore al mese che si occupa della pesca.
  • Fischerei-Museum di Zugo, aperto solo su appuntamento.

Il Museo della pesca di Caslano dispone pertanto dell’esposizione più ricca ed interessante a livello nazionale. La valenza del museo è comprovata dall’alta percentuale di confederati che si riscontra tra i visitatori (50%). Anche nella vicina Italia l’offerta espositiva è limitata. Per trovare un museo analogo è infatti necessario andare fino al Museo del Mare di Genova o al Museo della Pesca del lago Trasimeno.

A livello regionale il Malcantone contribuisce in maniera importante alla  conservazione e alla valorizzazione delle testimonianze del passato. Ne sono un esempio i percorsi tematici che collegano le numerose testimonianze presenti sul territorio, come il sentiero delle meraviglie tra Novaggio ed Aranno, il sentiero del Castagno che si snoda tra i paesi dell’alto Malcantone, il Sentiero dell’acqua ripensata tra Sessa e Monteggio o ancora il sentiero “Tracce d’uomo” nel comune di Croglio. L’allestimento del Museo della Pesca nell’immobile di Villa Carolina costituisce un’ulteriore occasione per rafforzare l’offerta turistico-culturale della regione.

A livello locale, Villa Carolina si inserisce in un contesto variegato di percorsi didattici di tipo storico-naturalistico. Partendo da Magliaso e seguendo la riva del lago e quindi la sponda destra della Tresa, possiamo infatti trovare, in rapida successione:

  1. Il sentiero naturalistico di Magliaso, dedicato ai temi dell’acqua e della protezione delle rive in quanto habitat privilegiato.
  2. Il sentiero lungo il fiume Magliasina tratta differenti temi legati al corso d’acqua, tra i quali il processo che porta a rinaturare il percorso del fiume.
  3. La foce della Magliasina, un ambiente naturale di pregio.
  4. Il nucleo di Caslano, uno dei più belli e meglio conservati del Malcantone.
  5. La sede del Museo della Pesca nella Villa Carolina.
  6. Il Parco naturale del Monte Caslano: un sito di straordinario interesse naturalistico, inserito da tempo nell’inventario federale dei paesaggi, siti e monumenti naturali di importanza nazionale.
  7. La fornace della Torrazza, costruita nei pressi dello Stretto di Lavena nel 1913, preziosa testimonianza di un’attività industriale ormai dimenticata.
  8. La Via della Vite, inaugurato nel 2006, e il sentiero della Tresa, da tempo allo studio.
  9. La Peschiera di Sotto a Madonna del Piano, ricostruita grazie alla Regione Malcantone e al Museo della Pesca. Questo intervento intende conservare la memoria di un’attività particolare, la pesca delle anguille, che per secoli ha caratterizzato una parte non secondaria della vita economica e sociale dei villaggi posti nella valle della Tresa.
  10. Il sentiero Tracce d’Uomo, nel Comune di Croglio.
  11. Il sentiero didattico dell’Acqua ripensata nei Comuni di Sessa e Monteggio.

Il nuovo Museo

Una posizione strategica

Il cambiamento di sede del museo si rivela interessante e vantaggioso per una serie di ragioni. Dal punto di vista geografico, Villa Carolina è idealmente posizionata nei pressi del nucleo di Caslano e alle sue infrastrutture, in particolare ai mezzi di trasporto pubblici, ai posteggi, ai ristoranti e alla sede dell’Ente turistico del Malcantone. L’immobile si trova inoltre sul sentiero che permette di percorrere le pendici del Monte di Caslano lungo le rive del Ceresio. Nei pressi della villa troviamo anche il percorso che porta alla vetta del Monte Sassalto, un monte riconosciuto per le particolarità geologiche e botaniche.

Bisogna inoltre considerare che l’edificio si affaccia direttamente sul lago, e conta di darsena e riva proprie, affiancate da due tratti di riva pubblica. Il Museo della Pesca si colloca pertanto in quello che è il suo “ambiente naturale”.

L’avvicinamento del museo ai flussi di turisti e residenti permette di aumentare notevolmente la visibilità e l’accessibilità della struttura. Nel contempo la regione e il cantone acquisiscono un nuovo elemento da far valere nella propria offerta turistico-culturale.

Breve storia della Villa Carolina

La proprietà di Villa Carolina, situata in via Meriggi, comprende le parcelle 331 e 332. La toponimia della contrada è “Alle fornaci”, eredità di un passato in cui le attività estrattive sui pendii calcarei del Monte Sassalto erano molto intense.

La villa venne edificata verso la fine ‘800 da Angelo Galli (1860 – 1946), capomastro caslanese che lavorò a Lucerna e dove costruì diversi alberghi e palazzine. Con i guadagni della sua attività di emigrante costruì diverse case nel comune di origine, tra cui Villa Carolina e Villa Ortensia. La Villa Carolina prese il nome dalla moglie, nata Carolina Biasca (1865-1946). Trasferitosi presso Villa Ortensia, Angelo Galli affittò in seguito Villa Carolina ad una terza persona e venne adibita a pensione .

Nel 1945 la villa divenne proprietà di Edoardo Ryf, che ne fece la propria abitazione con annesso il laboratorio di falegnameria. Nel 1973 il patriziato di Lucerna acquistò l’immobile con lo scopo di offrire una possibilità di vacanza ai pensionati della città. Nel 1996 la Villa Carolina era occupata 22 settimane all’anno. Nel 2001 la proprietà passa dalla Bürgergemeinde alla Città di Lucerna. Nel frattempo il numero di settimane in cui la casa era occupata erano calate ad una decina. I motivi di questo calo sono da ricercare nell’aumento di persone bisognose di assistenza, nella difficoltà d’accesso, e alla difficoltà di reperire personale accompagnatore.

Vista la situazione, il consiglio comunale di Lucerna ha accettato la vendita di Villa Carolina, acquistata nel 2003 dal Comune di Caslano.

La nuova sede

L’opera di ristrutturazione che ha permesso il recupero degli spazi si divide in due interventi distinti. Il primo ha agito sulla parte “nuova” dell’edificio, da dove sono stati ricavati, in modo estremamente sobrio, due grandi locali espositivi sovrapposti. La costruzione ex novo del padiglione ha permesso di avere subito a disposizione una struttura funzionale, priva di ostacoli architettonici e di sicuro richiamo.

Il secondo intervento si è concentrato sulla parte “vecchia” della proprietà, composta essenzialmente dall’edificio originale di Villa Carolina. In questo caso i lavori hanno permesso essenzialmente il consolidamento delle strutture e il recupero di alcuni spazi collegati al corpo principale del museo.

I lavori si sono conclusi nel novembre 2009. Nel corso del mese di dicembre si è potuto procedere al trasloco delle collezioni, grazie al supporto e al lavoro della protezione civile Lugano Campagna. Felix Burkard, allestitore apprezzato e di grande esperienza, ha infine condotto i lavori che hanno permesso di realizzare il nuovo allestimento del percorso espositivo.

L’inaugurazione di Villa Carolina

Il 3 giugno 2010 si è tenuta l’inaugurazione ufficiale della nuova sede del Museo della Pesca. Alla manifestazione hanno partecipato diverse centinaia di simpatizzanti, che hanno potuto rinfrescarsi con specialità di lago. Nella parte ufficiale hanno preso la preso la parola il presidente del Museo del Malcantone Gianrico Corti, il sindaco di Caslano Emilio Taiana, il conservatore del museo del Malcantone Bernardino Croci-Maspoli, il direttore del Centro di dialettologia e di etnografia Franco Lurà e il direttore del Dipartimento dell’educazione, della cultura e dello sport Gabriele Gendotti.

Nella nuova struttura il visitatore accede a spazi più funzionali ed aperti, che rendono la visita più piacevole. L’aumento di superficie dell’intero complesso edificato è notevole: si passa dai 360 m2 della vecchia sede ai 680 m2 disponibili a Villa Carolina.

La filosofia che detta la nuova organizzazione degli spazi espositivi non è quella di cercare unicamente un ricollocamento degli elementi e dei contenuti della vecchia esposizione. Si tratta piuttosto di proporre un allestimento che si sviluppa facendo tesoro dell’esperienza accumulata in questi anni di attività. Lo scopo è di proporre ai visitatori una didattica originale applicata a temi interessanti.

Al piano terra si trovano una sala multimediale e una dedicata alle esposizioni temporanee, spazi polivalenti che possono essere affittati anche da enti o privati cittadini.

Nel grande ambiente al primo piano, una barca da pesca completamente attrezzata costituisce il centro visivo dell’esposizione, attorno al quale ruota il percorso tematico principale, dedicato ai pesci, al loro ambiente e alle tecniche di pesca tradizionali. Si prosegue poi in locali ricavati dalla parte vecchia dell’edificio, dove si parla di pesca sportiva, pesca a mosca e delle peschiere per le anguille sul fiume Tresa.

Completano l’offerta una ricca biblioteca specializzata e un gradevole ambiente di lettura. Alcune postazioni multimediali mettono a disposizione una selezione di materiali audio e video dedicati alla pesca.

Un’attenzione particolare è riservata ai giovani in età scolastica, ai quali viene proposto un apposito spazio didattico dove approfondire in modo sperimentale le conoscenze sull’ambiente ittico.

Rispetto alla vecchia sede, il nuovo percorso permette di migliorare l’aspetto naturalistico della pesca, offrendo di conseguenza una visione più completa. L’aumento di superficie permette inoltre di sviluppare meglio l’aspetto più affascinante e specifico del Museo della pesca di Caslano: la pesca con le reti. In linea con la vocazione etnografica del museo, questo tema ricorda come il lago, oggi percepito solo come supporto per le attività di svago, era in passato un importante mezzo di sostentamento e di trasporto per le comunità insubriche.

 


Villa Carolina

 

Le musée de la pêche est situé à Caslano, où il a été ouvert au public en 1993. L'exposition permanente, qui comprend plusieurs centaines d'objets, est aménagée dans six pièces sur deux étages. Dans le parc sont exposées trois barques de pêche anciennes équipées, deux provenant du Ceresio (lac de Lugano) et une du Verbano (lac de Locarno).

Pendant ses premières dix années d’activité, le musée n’as pas cessé de croître, devenant ainsi rapidement une composante importante de l’offre culturelle tessinoise. Les modifications de l’espace dédiée aux expositions ont été nombreuses. En particulier, les responsables ont essayé de rendre plus agréable la visite, en exploitant le plus possible les espaces disponibles. Le développement constant des activités du musée a permis d’atteindre le limite structurelle de l’immeuble actuel, empêchant ainsi le développement de ses activités.

Le déplacement du Musée de la pêche dans la Villa Carolina permet de résoudre les problèmes d’espace et de localisation qui se manifestent aujourd’hui. En effet, le nouvel emplacement permet une meilleure liaison avec les flux touristiques et les résidents du village de Caslano, permettant ainsi la création de nouvelles synergies à plusieurs niveaux. Le musée devient ainsi plus visible et accessible, permettant aussi de résoudre la contradiction d’un musée qui se trouve aujourd’hui privé de « son » lac.

Le but du dossier Villa Carolina (disponible en italien et en allemand, format PDF) et de présenter synthétiquement les principaux éléments du projet du nouveau musée de la pêche de Caslano. Il s’agit tout d’abord de décrire les principales caractéristiques du musée et de la Villa Carolina, pour ensuite aborder les questions économiques et de contenu du projet. La faisabilité du projet dépend en large partie des ressources financières qui seront mises à disposition, en évitant un endettement avec des instituts de crédit qui rendrait la gestion du musée très difficile.
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Per rinsaldare i vincoli confederali da anni si susseguono gli incontri fra i Governi dei vari Cantoni. In occasione della Landsgemeinde di Glarona del maggio 2008, il Ticino fu ospite di questo Cantone. Il 27 e 28 agosto 2009 il Governo ticinese ha proposto ai colleghi glaronesi spicchi della nostra realtà, accompagnati da momenti di convivialità a Neggio e a Castelrotto, dove ha sede la casa vitivinicola Vallombrosa, terra che ha visto nascere il più che centenario merlot.
 
Dopo giovedì, dedicato ai lavori del cantiere Alp Transit di Sigirino, il Governo ticinese ha privilegiato venerdì la terra malcantonese, in particolare con la visita al Museo della pesca di Caslano. Ad accogliere gli illustri ospiti, Gianrico Corti, presidente del Museo del Malcantone, del quale il Museo della pesca è una importante sezione. Anzi, come ha sottolineato Corti, la più importante struttura su questo tema presente in Svizzera e meta di appassionati, di scolaresche e turisti provenienti da tutto il Paese e anche dall’Estero. È stata l’occasione per illustrare agli ospiti, accanto alla attuale cospicua serie di oggetti in mostra, che presentano la storia e l’attualità della pesca, anche il progetto di nuova sede museale a lago, sempre a Caslano. Un grande impegno che ha potuto contare , oltre che su molti finanziamenti, su un determinante aiuto da parte del Governo ticinese, seguito in particolare dal presidente Gabriele Gendotti, al quale è stato assicurato che la nuova realtà potrà essere inaugurata agli inizi della primavera del 2010, offrendo una struttura più ampia e dinamica. Il curatore Maurizio Valente con Piercarlo Parini hanno illustrato alla Landamana glaronese Marianne Dürst e ai suoi colleghi, come pure al Presidente del Governo ticinese Gabriele Gendotti e ai colleghi Patrizia Pesenti e Marco Borradori, le varie sezioni del museo: in particolare ha destato molto interesse la ricostruzione in scala della peschiera delle anguille. Successivamente a Madonna del Piano, gli ospiti, ricevuti dal conservatore del Museo del Malcantone Bernardino Croci Maspoli, hanno potuto visitare i resti della peschiera sulla Tresa e il Casotto del pescatore, didatticamente restaurato per rammentare l’importanza che ha avuto in passato anche a livello commerciale e non solo regionale l’attività della pesca delle anguille.
 
Parole di benvenuto del presidente del Museo del Malcantone ai membri dei Governi glaronese e ticinese in visita il 28 agosto 2009 al Museo della pesca

Quale presidente del Museo del Malcantone sono lieto di dare il più cordiale benvenuto a voi membri dei governi dei Cantoni Glarona e Ticino.
Accanto a me vi presento Bernardino Croci Maspoli, conservatore del Museo etnografico del Malcantone di Curio e Maurizio Valente, curatore del museo della pesca di Caslano.
Il museo della pesca è una sezione esterna del Museo del Malcantone.
È stato realizzato qui a Caslano 16 anni fa ed è il più grande e completo museo sul tema della pesca in Svizzera. Altre piccole strutture esistono a Eglisau,Kreuzlingen, Netstal, Neuhausen am Rheinfall e Zugo.
Nel corso di questi anni un numero sempre maggiore di oggetti ha arricchito l’offerta. Questa casa è divenuta molto piccola. Grazie ad un importante sussidio del Cantone Ticino e di altri sponsor l’anno prossimo sempre a Caslano verrà inaugurata una sede più grande e moderna vicino al lago: un luogo decisamente più adatto al tema della pesca.
Per noi un grande impegno, ma siamo certi che offrirà un maggiore richiamo per chi ama la pesca, per chi desidera conoscere la storia e l’attualità di questo tema.
Non solo per il Ticino, ma per tutta le Svizzera. Non solo per le scuole, ma anche per i turisti.
Vi invito ora a seguire il nostro collaboratore signor Parini per una breve visita e ancora vi ringrazio d’aver scelto il Malcantone. Auguro a tutti una bella giornata.Grazie.

(versione letta in svizzero tedesco)

Als Presidänt vom Museo del Malcantone freuts mich sehr, d'Regierigsverträter vo dä Kantön Glarus und Tessin begrüesse z'dürfe. Näbe mir gsehnd Sie dä Herr Bernardino Croci Maspoli, Konservator vom ethnographische Museum vom Malcantone in Curio, und dä Herr Maurizio Valente, sines Zeiche Kurator vom Fischereimuseum in Caslano.

S'Fischereimuseum ghört als externi Einheit zum Museo del Malcantone. Es isch vor 16 Jahr da in Caslano baut und gründet worde und isch s'gröschte Museum über s'Thema Fischerei i dä Schwiiz. Anderi chlineri Strukturen existieret no z'Eglisau, in Chrüzlinge, Netstal, Neuhuse am Rhifall und in Zug.

Im Verlauf vo dä Ziit händ immer meh Usstelligsobjekt s'Agebot agricheret. Das Huus isch somit chliner und änger worde. Dank enere grosszügige finanzielle Unterstützig vom Kanton Tessin und andere Sponsore wird nöchschts Jahr e neus und moderners Gebäude entstah, und zwar grad am See. Also amene sicherlich passende Ort für es Fischereimuseum. Das wird vo ois sicher es grosses Engagement verlange, aber mir sind dä überzügig, dases für die Lüt, wo sich für d'Fischerei, ihri Gschicht aber au ihri aktuelli Bedütig interessieret, es spannends Erlebnis sii wird. Und zwar nöd nume fürs Tessin, sondern für die ganzi Schwiiz; nöd nume für d'Schuele, sondern au für d'Turischte.

Ich lade sie jetzt ganz herzlich ih, oisem Mitarbeiter Herr Parini z'folge, wo sie für e churzi Visite durs Museum begleite wird, möchti ihne vorher aber namal danke, dass sie sich für dä Malcantone entschiede händ. I dem Sinn wünsch ich allne no en wunderschöne Tag. Viele Dank.

Il Museo della Pesca di Caslano è una realtà museale che dal 1993 ha saputo guadagnarsi uno spazio importante all’interno del panorama culturale cantonale e nazionale.

Grazie all’importante impegno dei responsabili dell’Associazione del Museo del Malcantone questa realtà locale si è infatti guadagnata una considerazione a livello nazionale, divenendo meta prediletta di molti confederati.

I cambiamenti a livello espositivo sono stati numerosi nel corso di questi primi anni di attività. In particolare si è cercato di rendere più agibili gli spazi angusti disponibili, sfruttando nel contempo il parco all’esterno. Il Museo è cresciuto quantitativamente e qualitativamente, curando e completando il materiale esposto e promovendo numerose attività all’esterno della propria sede.

La vecchia sede del Museo manifestava una serie di carenze dovute alla crescita continua delle attività. Gli spazi espositivi sfruttavano tutta la superficie disponibile, corridoi e scale comprese, rendendo difficile un allestimento agevole e coerente del materiale. La localizzazione risultava inoltre decentralizzata rispetto al nucleo di Caslano e rispetto ai mezzi di trasporto pubblici, allontanando la sede dai flussi turistici e dai residenti.

La sistemazione del museo negli spazi ricavati a Villa Carolina permette di risolvere questi problemi, ponendo le basi per un ulteriore sviluppo delle attività espositive e didattiche. La posizione strategica riavvicina il museo ai residenti e ai turisti, rendendolo più visibile ed accessibile.

Dopo il successo riscontrato nell'edizione dello scorso anno, anche nel 2009 il Museo ha aderito all'iniziativa "Giornata dei musei".

L’anguilla è un pesce apprezzato fin dall’antichità e da tempi immemorabili lo si è pescato lungo la Tresa, prima che dighe e chiuse ostacolassero le sue incredibili migrazioni per il Mar dei Sargassi, dove l'animale adulto si riproduce. È dunque uno degli animali più esperti in materia di viaggi. Per questa ragione, in linea col tema “turismo” adottato per la Giornata dei musei 2009, il Museo del Malcantone e il Museo della Pesca vi invitano a visitare il

Casotto dei pescatori di Madonna del Piano.

17 maggio 2009
10:00 - 13:00


Si invita a posteggiare in zona Madonna del Piano (sulla cantonale fra Ponte Tresa e Luino), attraversare la strada alla rotonda e raggiungere la Peschiera di Sotto percorrendo il breve tratto di sentiero lungo la Tresa.

I nostri laghi offrono una buona quantità di pesce. Ma, in genere, i consumatori si rivolgono soltanto, o quasi, a quello cosiddetto «pregiato», come persico, lucioperca, trota e coregone, mentre sono piuttosto indifferenti – sempre dal profilo gastronomico – nei confronti di pesci della «classe intermedia», come tinca, carpa, luccio e agone, ed assumono anzi un atteggiamento praticamente ostile verso il «pesce bianco», come gardon, cavedano, scardola, ecc.

Non c’è affatto – ad eccezione, in parte, proprio sul Lario – una cultura del pesce di lago, mentre un tempo le specie oggigiorno piuttosto... disprezzate o comunque neglette rappresentavano il principale sostentamento per le popolazioni dei nostri paesi in riva a Ceresio, Verbano e lago di Como. Ci sono comunque incoraggianti seppur ancora timidi segnali che vanno nella direzione di incentivare il consumo di pesce locale, compreso quello meno «nobile», nella consapevolezza oltretutto che è un prodotto sano, genuino, nostrano, fresco, variegato nei gusti, ruspante e quant’altro. E ciò vale anche – sul lago di Lugano – per il tanto vituperato gardon, le cui proprietà stanno sorprendendo un buon numero di estimatori della buona cucina. Certo, non è facile vincere la tradizione secondo cui, perlopiù, ci si rivolge al pesce di mare, che però è da importazione, è surgelato, arriva da chissà dove.  Il pesce di lago, insomma, si presta per una miriade di piatti deliziosi, variati, scintillanti nei gusti, originali, persino fantasiosi dal profilo del ricettario. Sul Ceresio, ad esempio, è in atto un esperimento da parte di un gruppo di pescatori semi-professionisti, che – grazie alla collaborazione fornita dallo Spaccio Ittico di Noranco – puntano decisamente ad una maggiore imprenditorialità e, soprattutto, ad un miglior sfruttamento della risorsa ittica, alla base indubbiamente di un’alimentazione equilibrata e sana, non da ultimo all’insegna della qualità del prodotto.

Anche in Italia, a cominciare dalla Lombardia, vi è una «riscoperta» dei prodotti tipici lacustri, tradizionali ed innovativi, lavorati e conservati, per il corretto sfruttamento di una risorsa rinnovabile. Si assiste così ad un crescente interesse per tutti i prodotti alimentari «tipici» «locali» «tradizionali», «biologici», grazie soprattutto ad un vasto progetto Interreg (sono coinvolte alcune province lombarde oltre al Canton Ticino), che ha per finalità proprio quella di valorizzare il pesce pescato nei nostri laghi, avendo esso tutte le potenzialità per rispondere alle caratteristiche oggi più ricercate, così da entrare a pieno titolo nei panieri dei prodotti tipici locali. L’importante è però riuscire – come si propone appunto l’impegnativo programma Interreg messo a punto da Carlo Romanò dell’Amministrazione provinciale di Como per il settore pesca e che di recente ha ottenuto il placet della Regione Lombardia – a definire meglio le caratteristiche intrinseche dei nostri pesci, il valore nutrizionale, la salubrità, l’origine, la corretta conservazione, puntando nel contempo a promuoverne la conoscenza e la qualità.

È in quest’ottica che – nel contesto di Regio Insubrica – si intende realizzare un libro di ampio respiro (autore Raimondo Locatelli che in Ticino ha già scritto diversi libri, fra cui un’autentica enciclopedia sulla pesca in Ticino, mentre l’editore è la Graficomp SA di Lugano-Pregassona) nel quale, appunto, mettere in evidenza tutta una serie di elementi per far conoscere al grande pubblico i pesci del Lario, del Verbano, del Ceresio, del lago di Varese, come pure di alcuni laghi brianzoli e del Varesotto. Si vuole privilegiare le ricette, antiche ma anche moderne, per gustare, apprezzare, esaltare il pesce insubrico, fornendo altresì tutta una serie di informazioni sulle modalità per la conservazione (fresco o congelato, in carpione, ecc.), sulla preparazione (pulizia, sfilettatura, ecc.), su come si cuoce (bollito o lessato, arrosto, fritto, alla griglia, al cartoccio, ecc.), senza dimenticare gli ingredienti, le salse, l’olio, le erbe aromatiche, i contorni, i vini, ecc.

Un libro, insomma, di informazioni semplici ma preziose per «gustare» a pieno titolo il pesce di casa, quello dei nostri laghi. Ma per realizzare il libro l’autore Raimondo Locatelli e l’editore Graficomp – che contano sulla preziosa quanto insostituibile collaborazione di esperti del settore, primi fra tutti proprio il prof. Ettore Grimaldi, il presidente dei pescatori comaschi Giovanni Guglielmetti, il dott. Carlo Romanò, ecc. – hanno estremo bisogno dell’aiuto di pescatori e non, nella speranza di ricevere un vasto campionario di ricette e consigli preziosi su come «trattare» il pesce in cucina. Devono essere ricette «nostrane», adatte per i nostri pesci. Per ogni ricetta occorre fornire i dati essenziali: per quante persone, la quantità da cucinare, i tempi di cottura, le modalità di trattamento, ecc. ecc. Ogni ricetta deve considerare anche nome, cognome, indirizzo e reperibilità (telefono o e-mail) di chi fornisce i vari menu. Sarà poi premura dell’autore sottoporre le ricette (ne attendiamo un gran numero, considerando il maggior numero possibile di specie ittiche) ad una giuria, che selezionerà le migliori, garantendo comunque che il libro (di svariate centinaia di pagine e riccamente illustrato) ne conterrà molte e di diversificato interesse. Chiedete lumi alle mogli, alle amiche, alle cuoche, alle mamme, alle nonne. L’importante, ribadiamo, è avere un ventaglio estremamente variegato di ragguagli, informazioni, consigli, su come preparare un antipasto, oppure  un primo, un secondo piatto, un piatto unico o una specialità. Possono essere inviate anche più ricette da una persona, ma ciascuna ricetta va inviata separatamente, ricorrendo all’apposito formulario reperibile sul sito www.graficomp.ch, scrivendo il titolo della ricetta, gli ingredienti, l’esecuzione, il proprio indirizzo completo, l’indirizzo e-mail, il telefono, il fax. 
Il tutto è da trasmettere quanto prima alle Edizioni Graficomp SA, casella postale 20, CH- 6963 Pregassona, tel. 0041 (91) 935 00 80, fax 0041 (91) 930 87 09, oppure servendosi del formulario nel sito www.graficomp.ch/lamiaricetta.

Venti itinerari, di cui quattro dedicati ai disabili, descritti con una apprezzabile oltre che documentata puntigliosità, illustrati con fotografie, disegni e cartine; appunti su tutto quanto s'ha da sapere per una proficua, esaltante uscita di pesca.

Non meno significative ed utili le annotazioni circa i pesci che popolano le nostre acque, che fanno la gioia di tutti i pescatori, accompagnadoli passo dopo passo nel sottile piacere di aggangiare il persico o la trota, il gardon oppure il luccio, il cavedano piuttosto che il coregone. Altri quindici testi riguardano gli ami, i galleggianti, le girelle, le zavorre, le esche naturali, i nodi, i mulinelli, le canne di bambù, l'abbigliamento, l'alimentazione, la pesca a mosca, la pesca invernale sui laghi, la telematica al servizio dei pescatori, passato e presente del temolo. In sostanza, si offrono molte ed istruttive risposte agli interrogativi di sempre: come si pesca? dove si pesca? con quali tecniche? con quale attrezzatura.

Raimondo Locatelli

Giove pluvio, il re degli dei dell’Olimpo greco, dispensatore della pioggia, di tuoni, fulmini e saette si è fatto perdonare. Se l’anno scorso la festa del museo della pesca non ha potuto aver luogo a causa del maltempo, questa volta il tradizionale incontro nel giorno della festa del Corpus Domini ( 11 giugno 2009) ha ripagato alla grande organizzatori e collaboratori (una trentina) : sole, caldo e soprattutto quasi un migliaio di ospiti.

Grande lavoro per le cucine che hanno messo a disposizione oltre 500 porzioni di polenta e pesce. Molta convivialità alle buvette e ai tavoli. Generosa la partecipazione ai giochi: quest’anno vi era poi la novità della vaschetta colma di trote. Si trattava di individuare il peso di una bella famiglia di Salmonidi: ha vinto un orologio del valore di 700 franchi chi ha valutato il peso complessivo di kg 3,805. Accanto al consueto accompagnamento musicale di un’orchestrina, da segnalare anche le note di concerto della Filarmonica Armonia di Curio- Castelrotto, che hanno allietato tutti i presenti.

Festeggiato pure un grande e munifico amico del museo e fondatore (più 40 anni fa) della sagra del pesciolino di Caslano, Pietro Wenger (nella foto, ritratto con Maurizio Valente, Gianrico Corti e Bernardino Croci-maspoli): il museo gli ha fatto dono dei due volumi dedicati alla pesca nel Canton Ticino e lo ha gratificato con un diploma incorniciato quale “amico straordinario”. L’appuntamento ora è per il 2010, quando la festa coinciderà con l’inaugurazione della nuova sede del museo a lago, in via Meriggi.

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