Nell’anno 2008 soddisfacenti risultati nella pesca di trote e luciperca, ma note dolenti per l’allevamento di Maglio di Colla e per il depuratore del Piano della Stampa.

Lorenzo Beretta Piccoli, a conclusione del suo primo anno di presidenza della Sezione pescatori golfo di Lugano affiliata alla Ceresiana, ha stilato un bilancio positivo nel corso dell’assise svoltasi al Palacongressi. In vista della frega del pesce persico, a febbraio si è proceduto a sostituire un centinaio di alberelli natalizi nelle postazioni subacquee. A giugno, malgrado il tempo poco clemente, è stato organizzato il corso per i ragazzi (una quarantina): si è insistito sulla necessità di avvicinare maggiormente i giovani a questo sano e piacevole passatempo. D’altra parte, anche quest’anno la festa del 1. maggio e la Festa d’autunno hanno riscontrato un successo incredibile.

Per quel che concerne la pesca, il presidente ha rilevato come la trota lacustre abbia fatto registrare catture interessanti per la taglia (un esemplare di 6 chili, record assoluto, ma anche diverse trote tra 1,5 e 2,5 kg), tuttavia numericamente inferiori rispetto al 2007. Per il persico, i risultati sono simili a quelli dell’anno precedente, anche se – complice una primavera piuttosto «umida» – le catture si sono avute più tardi. Il lucioperca ha invece riservato grandi soddisfazioni sia agli amanti della pesca alla traina che ai lenzisti, per quantità e taglia. I pescatori, abituati a ricchi cestini di lavarelli, forse quest’anno saranno rimasti un po’ delusi, tuttavia i più assidui hanno potuto ritagliarsi le loro soddisfazioni.

Nota dolente invece per la produzione ittica nell’incubatoio di Maglio di Colla:i risultati sono decisamente inferiori alle aspettative, tuttavia con il nuovo allevatore Giorgio Imperiali sono date le premesse per ottenere nuovamente i quantitativi necessari ad un costante e mirato ripopolamento . La situazione, ha rilevato Beretta Piccoli, è solo in parte soddisfacente per quanto concerne il depuratore al Piano della Stampa: non tutti i lavori prospettati sono stati realizzati, per cui le acque del Cassarate e del golfo ancora non danno tutte le garanzie di qualità che è lecito attendersi. L’assise ha bocciato due proposte poste in consultazione dalla Ftap: la riduzione (da 12 a 6) delle catture giornaliere per trote e salmerini e il posticipo al 15 ottobre della chiusura per la trota iridea esclusivamente nei laghi e bacini al di sopra dei 1200 metri.

Dopo il tradizionale prologo del 20 dicembre, con l’apertura della pesca alla trota lacustre dalla barca, le altre gare sono in calendario a Santo Stefano e Epifania.

rai

Corriere del Ticino, 24.12.2008

Negli ultimi anni, sono state intraprese varie iniziative a favore del recupero dell’alborella, specie di rilevante interesse faunistico nonché di notevole interesse per la pesca locale, sia professionale che sportiva. Così, a partire dal 2003 sono state messe in atto attività finalizzate a produrre materiale da ripopolamento, a partire da letti di frega realizzati direttamente in ambiente lacustre, attraverso la posa –  su aree di frega del Verbano – di ghiaia pulita in grado di richiamare le alborelle in attività riproduttiva.

La ghiaia era collocata in cassette di plastica per rendere più agevole il successivo trasporto. Le uova deposte venivano poi trasferite in recinti protetti sul Ceresio e su altri laghi del Varesotto. Tuttavia, se nei primi anni di sperimentazione tale metodologia, nonostante la laboriosità delle attività, ha dato buoni ed insperati frutti, nelle annate più recenti la resa di frequentazione, da parte della specie, dei letti di frega è stata pressoché nulla.

Riproduzione «guidata» in vasca a Brusino Arsizio
Pertanto, nei tempi più recenti si è cercato di sperimentare nuove metodologie di intervento per sostenere la specie, oramai in declino in molti bacini prealpini e da anni scomparsa nel lago di Lugano. A tale fine, è stata riproposta l’esperienza di riproduzione «semi-controllata», realizzata dall’avannotteria di Abbiategrasso, in provincia di Milano. Il progetto – come sottolinea il dr. Cesare Puzzi dello Studio Blu Progetti SAGL di Pregassona, che ne è il coordinatore tecnico-scientifico in stretta collaborazione con il collaboratore scientifico dell’Ufficio cantonale caccia e pesca dr. Bruno Polli – ha comportato il recupero di un nucleo di riproduttori di alborella nel Verbano, il loro stoccaggio e svezzamento (nell’incubatoio di Brusino Arsizio gestito da Assoreti) a mangime artificiale in vasca esterna di cemento (integrato con qualche immissione di zooplancton vivo catturato da Elio Polli nel Ceresio), e la posa in vasca di cassette di ghiaia al momento riproduttivo. Le uova, deposte in più riprese da giugno ad agosto, sono state trasferite in truogoli di schiusa, per poi essere rilasciate nel lago – a riassorbimento del sacco vitellino avvenuto – nel bacino di Ponte Tresa, in corrispondenza del canale Cantonetti.


Aumentano i numeri e si affinano le tecniche
Quest’esperienza, realizzata per la prima volta nel 2008, ha dato risultati insperati, comunque assai incoraggianti e tali da indurre l’Ufficio federale dell’ambiente a richiedere che si faccia altrettanto, e anzi ancora di più, nel 2009. L’alborella, sottolinea il dr. Bruno Polli, è diventato «un progetto con una sua precisa importanza», non da ultimo considerando che questo pesce figura nella lista delle specie minacciate, per cui l’autorità federale – in stretta collaborazione con quella cantonale e le rispettive federazioni di pesca (FTAP ed Assoreti) – invita a fare il possibile per il recupero e il reinserimento di questo pesciolino così importante per la catena alimentare nel contesto del nostro patrimonio ittico. In questo senso, nel nuovo anno saranno aumentati i numeri ed affinate le tecniche, con la viva speranza che si possa riuscire a ricostituire un ceppo significativo di alborelle nel lago di Lugano.


24.500 avannotti liberati in 7 occasioni
Ma vediamo alcuni dati significativi di quanto realizzato nel 2008, sulla base del dettagliato rapporto che il dr. Cesare Puzzi ha illustrato (in una recente riunione al Museo della pesca a Caslano, su iniziativa di Ezio Merlo) ad un gruppo di pescatori e dirigenti delle due federazioni nonché di società al di qua e al di là del confine sul lago Ceresio. A inizio febbraio 2008, è stato prelevato con quadrato dal Verbano, nella zona di Porto Ronco, un nucleo di circa 7 chili di adulti di alborella, con la garanzia di utilizzare un ceppo perfettamente in linea con quello del Ceresio. Gli esemplari catturati sono stati stabulati in una vasca esterna, di forma rettangolare, presso l’impianto ittiogenico di Brusino Arsizio. Sino alla fine di giugno non è stata osservata alcuna deposizione, presumibilmente a causa delle basse temperature dell’acqua di alimentazione della vasca. Con l’intento di aumentare le probabilità di riuscita dell’intervento, a partire dal 6 maggio sono state realizzate svariate pescate di sfoltimento nell’area scelta come idonea per il rilascio degli avannotti prodotti, mirate a ridurre la presenza di specie ittiche in grado di esercitare una forte pressione predatoria sulle larve o di competere con esse e di vanificare quindi gli sforzi effettuati.  Le pescate di sfoltimento sono state eseguite da Rolf Müller. Complessivamente sono stati catturati: 624 chili di gardon, 58 chili di boccalone, 38 kg di lucioperca, 31 kg di persico, 21 kg di carpa, 14 kg di tinca, 1 chilo di barbo e 4 svassi.
Il 24 giugno si è avuta la prima attività riproduttiva e, pertanto, si è provveduto al trasferimento delle cassette con le uova nei truogoli interni e alla pronta sostituzione di queste ultime con cassette nuove con ghiaia pulita. Le alborelle hanno deposto in più ondate, fino a tutto il mese di agosto. Dal trasferimento delle cassette nei truogoli è stata osservata la schiusa delle larve entro 4-5 giorni. Nei successivi 2-3 giorni è stato riassorbito il sacco vitellino, ed è stata valutata la perfetta mobilità e attività delle larve all’interno dei truogoli. A quel punto erano pronte per il trasferimento ai luoghi di semina, bonificati da gran parte dei predatori.
Al fine di minimizzare le perdite dovute alla predazione in lago, sono state individuate zone particolarmente idonee per il rilascio del novellame di alborella prodotto, ossia un’area a canneto, facilmente recintabile con reti e con  sponde che degradano dolcemente, nel bacino di Ponte Tresa, in zona Stretto di Lavena, in cui risultava peraltro facile effettuare le pescate di sfoltimento precedentemente descritte. Qui, il 9 luglio, con l’intervento dei guardapesca, sono state posate diverse fascine di legno, affondate ai bordi del canneto, per creare dei rifugi per le giovani alborelle, che potranno qui nascondersi e restare al riparo dai predatori.
Complessivamente, sono stati seminati 24.500 avannotti di alborella nel corso di sette immissioni, dal 9 luglio al 21 agosto.


Verso l’impiego di gabbie flottanti?
La metodologia di intervento adottata nell’ambito del Progetto di recupero nel lago di Lugano – osserva sempre il dr. Cesare Puzzi – si è rivelata particolarmente vantaggiosa ed efficace, soprattutto grazie alla relativa semplicità con cui è possibile controllare tutto il processo di riproduzione e alla facilità con cui vengono recuperate le uova, attraverso lo spostamento dei truogoli di incubazione delle cassette con la ghiaia, per consentirne la schiusa. Visto il buon esito registrato nel 2008, come detto l’esperimento sarà ripetuto nel 2009 e, con buona probabilità, anche negli anni a venire, nella speranza che – con sforzi ed impegno costanti, seppur piccoli – si possa raggiungere il risultato tanto sperato.
I risultati, certo, sono per intanto modesti, ma quel che conta è il successo dell’operazione, ovvero si è constatata la fattibilità del progetto. In questo senso, è un piccolo progetto ma con grandi ambizioni. Per l’immediato futuro, come detto, si calcola si prelevare dal Verbano circa 30 chilogrammi di alborelle per «depositarle» nell’incubatoio di Brusino Arsizio, affinché producano un buon numero di uova da cui poi nasceranno diverse decine di migliaia di avannotti da seminare nuovamente nel golfo di Ponte Tresa. Nel frattempo, qualche sporadica apparizione di alborelle si registra, in base a precise e circostanziate segnalazioni  di pescatori e garisti. Certo, è ancora presto per dire che si tratti di alborelle seminate in questi ultimi anni, oppure di pesci immessi di... straforo da qualche volonteroso, oppure ancora di alborelle nate nel lago Ceresio. L’importante, come si è sottolineato nella riunione promossa in occasione della presentazione del rapporto sull’alborella, è insistere, magari utilizzando più punti di raccolta, stabulazione ed immissione dei nuovi nati, individuando in tutto il bacino del lago di Lugano (e quindi anche i tratti di competenza delle province di Como e di Varese)  le zone più adatte a questo tipo di operazione.
Anzi, dal presidente della Federazione ticinese di acquicoltura e pesca Urs Luechinger è venuto l’esplicito invito ad avviare uno studio di fattibilità per l’impiego di gabbie flottanti nel lago, come già avviene con successo per i coregoni e con ottimi risultati pure per l’allevamento di altre specie ittiche. 

di Raimondo Locatelli
Articolo uscito sul «Corriere del Ticino» l’8 gennaio 2009.

L’Associazione Museo del Malcantone è lieta  di invitarla all’inaugurazione della nuova sede del Museo della Pesca di Caslano, via Meriggi 32, Giovedì 3 giugno 2010 alle ore 15.00.

Programma

  • 15.00 : ritrovo in Piazza Lago a Caslano
  • 15.15 : partenza per Villa Carolina
  • 15.30 : inizio parte ufficiale. Interverranno:
    • Gianrico Corti, presidente del Museo del Malcantone
    • Emilio Taiana, sindaco di Caslano
    • Bernardino Croci Maspoli, conservatore del Museo del Malcantone
    • Franco Lurà, direttore del Centro di dialettologia e di etnografia
    • Gabriele Gendotti, consigliere di Stato
  • 16.00 : taglio del nastro
  • 16.30 : rinfresco con specialità di lago offerto a tutti i partecipanti

Con il sostegno di:
Repubblica e Cantone Ticino, Dipartimento dell’educazione, della cultura e dello sport
Centro di dialettologia e di etnografia, Bellinzona
Pro Helvetia
Comune di Caslano
Malcantone Turismo
Aziende Industriali di Lugano
e di molte altre persone, associazioni, enti pubblici e privati.

Il 1. giugno prenderà il via la stagione di pesca nei bacini naturali e artificiali al di sopra dei 1.200 metri di altitudine - Rispetto all'anno scorso, le condizioni meteorologiche e topografiche sembrano meno proibitive.
Eccoci ad una nuova stagione di pesca sui laghetti alpini. Infatti, martedì 1° giugno incomincia la pesca nei bacini naturali ed artificiali di alta montagna, sopra i 1.200 metri di altitudine. È una data vissuta intensamente e dalle forti emozioni da un gran numero di appassionati della lenza, perché lo scenario è impareggiabile dal profilo paesaggistico e naturalistico, ma anche poiché - almeno nei primi giorni - taluni di questi laghi possono riservare piacevolissime sorprese per quanto attiene le catture.
 
Stavolta, tuttavia, occorre fare i conti con alcune importanti incognite. Intanto, va ricordato che l'anno passato - in occasione del 1° giugno - il lungo e nevoso inverno, dopo aver «rovinato» l'apertura di marzo sui fiumi a causa della presenza ingombrante e rischiosa di una spessa coltre di neve sugli argini, ha impedito di fatto l'accesso alla maggior parte dei laghetti d'alta quota, sicché parecchi punti-chiave sono risultati impraticabili essendo molto innevati, oppure perché si presentavano ancora in gran parte o totalmente ghiacciati.
 
E stavolta? Va detto che la stagione bianca è risultata particolarmente lunga e con frequenti oltre che abbondanti nevicate, persino nei tempi più recenti, per cui ad esempio la zona del San Gottardo appare esclusa all'esercizio della pesca, in quanto i vari laghetti sono ricoperti da neve e ghiaccio. Va però precisato che i 4-5 giorni recentissimi con temperatura piuttosto elevata (attorno ai 28 gradi) hanno avuto un immediato e positivo influsso, determinando almeno in parte lo scongelamento e, dunque, la praticabilità della pesca. Ciò vale, in particolare, per il lago Ritom, che probabilmente costituisce il richiamo più frequentato da un'autentica marea di pescatori dilettanti nel primo contatto con le acque di montagna. Dunque, condizioni decisamente meno severe rispetto all'apertura del 2009, e ciò dovrebbe valere (almeno in parte) anche per Cadagno e Tremorgio, anche se nelle rispettive zone circostanti è tuttora consistente la presenza di neve e di lastroni di ghiaccio, per cui si richiede almeno grande prudenza dal profilo della sicurezza. A riprova che le condizioni meteorologiche e topografiche sono meno proibitive del 2009, si può anche rilevare che nella zona del Maloja (altra regione molto «battuta» dai ticinesi) si sono sì avute giornate di grande freddo, tuttavia i laghetti risultavano già sgombri del ghiaccio all'inizio di maggio, con qualche settimana di anticipo rispetto ad altre annate. Questi «colpi di calore» - nonostante in alta quota le temperature si mantengano piuttosto rigide e con una spessa coltre di neve anche a maggio, per cui è impensabile spingersi sino ai laghetti sui 1.800-1.900 metri - hanno dunque «squarciato» il pelo d'acqua. Con la conseguenza che i pesci, decisamente affamati a causa dei lunghi e rigidi mesi invernali, rappresentano - almeno nei primi giorni - una ghiotta occasione per i lenzisti, per cui dal punto di vista della redditività questo inizio di giugno potrebbe riservare importanti, significative soddisfazioni.
 
In Valmaggia, altra regione di grande attrazione per quanto riguarda i laghetti alpini, nella zona di Robiei-Naret vi sarà certamente un consistente assembramento di patiti della pesca d'altura, anche se raggiungere queste località richiede una faticaccia a suon di ore di sgambate, considerando che la funivia di Robiei apre soltanto a partire dal 12 giugno. Pertanto, chi va al Naret può servirsi almeno per un buon tratto della vettura e poi occorre proseguire a piedi, mentre chi sale a Robiei deve lasciare il veicolo a San Carlo e quindi affrontare una camminata di diverse ore, con qualche pericolo a causa del fondo nevoso: insomma, ci vuole un certo coraggio per affrontare «ascensioni» di questa natura. Ma le sorprese, dal profilo del carniere, non dovrebbero mancare. C'è da scommettere che molti sceglieranno invece il Sambuco, metà meno proibitiva anche perché ci si arriva in auto, mentre il laghetto del Crosa sembra parzialmente gelato.
 
Raimondo Locatelli, CdT, 29.05.2010

Inaugurata la nuova sede, la più grande del genere in Svizzera.

Taglio del nastro ieri per il Museo della pesca di Caslano, il più grande del genere a livello svizzero. La nuova sede ha comportato un investimento complessivo di 2,4 milioni di franchi, di cui 800 mila erogati dal Cantone. È stata ricavata dagli spazi di Villa Carolina sulla base del progetto ideato dall’architetto Alfio Indemini. All’inaugurazione sono intervenuti il consigliere di Stato Gabriele Gendotti, il sindaco di Caslano Emilio Taiana, Gianrico Corti, presidente dell’Associazione Museo del Malcantone, Franco Lurà, direttore del Centro di Dialettologia e di etnografia e il conservatore del Museo del Malcantone Bernardino Croci Maspoli. Il nuovo museo è sorto come sezione esterna di quello del Malcantone ed ha ricevuto il sostegno pure dell’Ente turistico del Malcantone, del Centro di dialettologia e di etnografia di Bellinzona e della Regione Malcantone. Ma fondamentali per il suo consolidamento sono stati pure l’aiuto di amici, donatori e finanziatori e la disponibilità del Comune di Caslano, che ha messo gratuitamente a disposizione la vecchia sede di via Campagna e ha venduto la proprietà all’Associazione Museo del Malcantone allo stesso prezzo con cui l’aveva acquistata (1,2 milioni) dalla Cassa pensione della città di Lucerna sostenendo l’iniziativa con 100 mila franchi. In effetti a Caslano già esisteva il Museo della pesca aperto nel 1993, grazie al lavoro di Franco Chiesa (19211998) e alla collaborazione di Pietro Colombo e Piercarlo Parini.

La nuova struttura sarà curata da Maurizio Valente che si è occupato della precedente. L’intento è sempre quello di documentare le tradizioni e le tecniche legate al mondo della pesca. Ma si proporranno anche nuovi temi, come il rapporto fra uomo e natura, la valorizzazione degli ambienti acquatici, lo studio delle tradizioni legate ai laghi insubrici e al loro sfruttamento. «Il museo rappresenta un fiore all’occhiello ed è un salto di qualità per l’Associazione Museo del Malcantone che ha sede a Curio – ha detto il presidente Gianrico Corti –. È infatti la prima volta che ‘possediamo’ una struttura».

La nuova sede, oltre alla suggestiva vicinanza del lago, offre spazi funzionali e aperti, arredati con rinnovati criteri espositivi. È stato allestito su progetto di Felix Burkard. A piano terra, si trovano una sala multimediale e una dedicata alle esposizioni temporanee che ospita la mostra Senza rete. Pesci e pescatori, acque, laghi e fiumi nell’interpretazione di 18 calligrafi curata da Enzo Pelli e inaugurata anch’essa ieri. Al primo piano, una barca da pesca costituisce il centro visivo dell’esposizione. Si prosegue poi in locali ricavati dalla parte vecchia dell’edificio, dove si parla di pesca sportiva, pesca a mosca e delle peschiere per le anguille sul fiume Tresa.

La Regione, 04.06.2010

Inaugurata la nuova (splendida) sede – Festa lungo il lago. È stato inaugurato ieri a Caslano il nuovo Museo della Pesca. Un vero e proprio “fiore all’occhiello” per l’intero Malcantone e, nel suo genere, il più grande della Svizzera.

Caslano é in fermento per l’inaugurazione delle nuova sede del Museo della pesca. Nato come una sezione esterna del Museo del Malcantone é ora divenuto fiore all’occhiello della regione per quanto riguarda le attrazioni turistiche e museali. «In 17 anni di attività – spiega il curatore del museo del Malcantone Bernardino Croci Maspoli – il museo ha avuto uno sviluppo talmente grande da farlo diventare il più importante del genere in tutta la Svizzera». Parlando poi di cifre: «Il Cantone ha contribuito con un sussidio di 800.000 franchi – ha spiegato Gianrico Corti, presidente del museo del Malcantone – decisi nel 2007 dal Gran Consiglio. Nel complesso l’intera ristrutturazione (compresa l’acquisizione del fondo) é costata circa 2,4 milioni e il progetto, disegnato da Alfio Indemini, é stato messo in atto in tempi molto rapidi: da gennaio 2009 a dicembre dello stesso anno». Molta la passione impiegata per far vivere al visitatore l’aria che respiravano i pescatori d’un tempo e molti anche i temi, innovativi e attuali, proposti dal museo. Illustrare per esempio il delicato rapporto fra uomo e natura oppure la valorizzazione degli ambienti acquatici. La nuova sede offre degli spazi molto funzionali e le grandi finestre che si affacciano sul lago offrono al visitatore una vista molto suggestiva accompagnando in tutto il percorso espositivo.

Partendo dal piano terra si trovano una sala multimediale (che sarà messa a disposizione anche per altri enti della regione che ne faranno richiesta) e uno spazio dedicato a delle esposizioni temporanee (attualmente si può visitare l’esposizione “Senza Rete, litografie legate alla calligrafia”). Si sale poi al piano superiore dove, al centro della sala, é posta un’imbarcazione da pesca, completamente attrezzata e tutt’attorno ruota il percorso tematico principale dedicato ai pesci, al loro ambiente e alle tecniche di pesca tradizionale. Lungo le altre sale gli argomenti spaziano dalla pesca sportiva alla pesca a mosca passando per le peschiere di anguille sulla Tresa. Il museo é curato fin dai minimi dettagli e molto interessanti sono gli oggetti scelti dai curatori.

È stata pure allestita una biblioteca: «Puntiamo molto sulle scolaresche – ha spiegato nuovamente Bernardino Croci Maspoli – alle quali proponiamo un apposito spazio didattico dove approfondire in modo sperimentale le conoscenze sull’ambiente ittico». Non resta dunque altro da fare se non far visita a questo splendido museo lasciandosi trasportare nell’ambiente della pesca. (MA.BO)

Giornale del Popolo, 04.06.2010

Realizzata con un investimento di 2,3 milioni di franchi, la sede di Villa Carolina, sezione esterna del Museo del Malcantone, è stata ufficialmente aperta ieri alla presenza dal capo del DECS Gabriele Gendotti.

È in Ticino il più importante Museo della pesca a livello nazionale. Aperto a Caslano nel 1993, grazie al lavoro di Franco Chiesa (1921-1998) e alla collaborazione di Pietro Colombo e Piercarlo Parini ieri alla presenza del consigliere di Stato Gabriele Gendotti e del sindaco Emilio Taiana , ha riaperto i battenti nella nuova sede di Villa Carolina in via Meriggi. Sorta come sezione esterna del Museo del Malcantone, sostenuta dal Cantone, dall'Ente turistico regionale, dal Comune di Caslano e naturalmente da un folto gruppo di donatori e finanziatori, la struttura ha raggiunto un traguardo impensabile fino a pochi anni fa.

Durante la sua attività, il Museo della pesca, di cui è responsabile Maurizio Valente , si è sviluppato velocemente acquisendo nuovi preziosi materiali che hanno imposto la necessità di trovare spazi più consoni e soprattutto una nuova sede in un luogo strategicamente migliore. L'occasione si è profilata nel 2003 quando il Comune di Caslano, divenuto proprietario di Villa Carolina, ha espresso l'intenzione di voler cedere, a prezzo interessante, l'immobile per il nuovo Museo della pesca. Dal 2005 sono iniziate le procedure per il passaggio di proprietà, l'allestimento del progetto da parte dell'architetto Alfio Indemini , la ricerca dei finanziamenti e gli accordi con il Cantone per l'ottenimento di contributi. In quest'ultimo campo, si è rivelato decisivo il sostegno del Dipartimento dell'educazione, della cultura e dello sport. Notevoli le difficoltà incontrate, come hanno sottolineato il presidente dell'Associazione e il direttore del Museo del Malcantone, Gianrico Corti e Bernardino Croci Maspoli , soprattutto alla luce del fatto che il primo progetto contemplava un onere di 4 milioni di franchi, di cui 2,8 milioni per la ristrutturazione dell'immobile e 1,2 milioni per l'acquisto. Quest'ultimo passo è stato possibile grazie alla comprensione del Comune di Caslano, che ha rivenduto al Museo la villa al prezzo sborsato per l'acquisto, versando inoltre successivamente 100 mila franchi per la costituzione del capitale proprio ma decidendo di conservare il terreno a lago quale proprietà dell'ente pubblico. Un'opposizione al rilascio della licenza edilizia e un successivo ricorso al Consiglio di Stato hanno però rallentato l'operazione e i lavori sono iniziati solo nel 2009. L'intervento ha comportato una spesa complessiva sui 2,3 milioni (di cui 800 mila votati dal Gran Consiglio) con la realizzazione di un padiglione, ma limitando invece all'essenziale le migliorie all'interno costate 230 mila franchi interamente a carico del museo.

Fondato con l'intento di documentare le tradizioni e le tecniche legate al mondo della pesca, il museo vuole ora proporre nuovi e più ampi temi, come la cura del rapporto fra uomo e natura, la valorizzazione degli ambienti acquatici, lo studio delle tradizioni legate ai laghi insubrici e al loro sfruttamento. La nuova sede, oltre alla suggestiva vicinanza del lago, offre spazi funzionali e aperti, arredati con rinnovati criteri espositivi su progetto di Felix Burkard.

A piano terra, si trovano una sala multimediale e una dedicata alle esposizioni temporanee. Al primo piano, una barca da pesca attrezzata costituisce il centro visivo dell'esposizione, attorno al quale ruota il percorso tematico dedicato ai pesci, al loro ambiente e alle tecniche di pesca tradizionali. Nella parte vecchia dell'edificio si parla di pesca sportiva, pesca a mosca e delle peschiere sulla Tresa. Completano l'offerta una biblioteca, una sala di lettura e uno spazio didattico per i giovani dove approfondire in modo sperimentale le conoscenze sull'ambiente ittico.

CdT, 04.06.2010

 


Villa Carolina

 

TENERO – Allarme rientrato sulla spiaggia antistante il campeggio Campo Felice a Tenero dove sabato 6 bagnanti erano stati feriti mentre nuotavano. Due di essi avevano avuto bisogno delle cure del Pronto Soccorso. Oggi alle 13.40 il misterioso aggressore è stato catturato, dopo ore di appostamenti sui fondali, da un sub della Polizia lacuale. Si tratta di un grosso luccioperca del peso di circa 8 kg risultato particolarmente aggressivo. Infatti il pesce, prima di essere arpionato, ha attaccato anche il sub che lo stava catturando. Ora è stato regalato alle 6 vittime, tutti turisti ospiti del campeggio, che con buona probabilità se lo gusteranno una volta cucinato a dovere.

12 lug 2009

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