L’Associazione Museo del Malcantone è lieta  di invitarla all’inaugurazione della nuova sede del Museo della Pesca di Caslano, via Meriggi 32, Giovedì 3 giugno 2010 alle ore 15.00.

Programma

  • 15.00 : ritrovo in Piazza Lago a Caslano
  • 15.15 : partenza per Villa Carolina
  • 15.30 : inizio parte ufficiale. Interverranno:
    • Gianrico Corti, presidente del Museo del Malcantone
    • Emilio Taiana, sindaco di Caslano
    • Bernardino Croci Maspoli, conservatore del Museo del Malcantone
    • Franco Lurà, direttore del Centro di dialettologia e di etnografia
    • Gabriele Gendotti, consigliere di Stato
  • 16.00 : taglio del nastro
  • 16.30 : rinfresco con specialità di lago offerto a tutti i partecipanti

Con il sostegno di:
Repubblica e Cantone Ticino, Dipartimento dell’educazione, della cultura e dello sport
Centro di dialettologia e di etnografia, Bellinzona
Pro Helvetia
Comune di Caslano
Malcantone Turismo
Aziende Industriali di Lugano
e di molte altre persone, associazioni, enti pubblici e privati.

Il 1. giugno prenderà il via la stagione di pesca nei bacini naturali e artificiali al di sopra dei 1.200 metri di altitudine - Rispetto all'anno scorso, le condizioni meteorologiche e topografiche sembrano meno proibitive.
Eccoci ad una nuova stagione di pesca sui laghetti alpini. Infatti, martedì 1° giugno incomincia la pesca nei bacini naturali ed artificiali di alta montagna, sopra i 1.200 metri di altitudine. È una data vissuta intensamente e dalle forti emozioni da un gran numero di appassionati della lenza, perché lo scenario è impareggiabile dal profilo paesaggistico e naturalistico, ma anche poiché - almeno nei primi giorni - taluni di questi laghi possono riservare piacevolissime sorprese per quanto attiene le catture.
 
Stavolta, tuttavia, occorre fare i conti con alcune importanti incognite. Intanto, va ricordato che l'anno passato - in occasione del 1° giugno - il lungo e nevoso inverno, dopo aver «rovinato» l'apertura di marzo sui fiumi a causa della presenza ingombrante e rischiosa di una spessa coltre di neve sugli argini, ha impedito di fatto l'accesso alla maggior parte dei laghetti d'alta quota, sicché parecchi punti-chiave sono risultati impraticabili essendo molto innevati, oppure perché si presentavano ancora in gran parte o totalmente ghiacciati.
 
E stavolta? Va detto che la stagione bianca è risultata particolarmente lunga e con frequenti oltre che abbondanti nevicate, persino nei tempi più recenti, per cui ad esempio la zona del San Gottardo appare esclusa all'esercizio della pesca, in quanto i vari laghetti sono ricoperti da neve e ghiaccio. Va però precisato che i 4-5 giorni recentissimi con temperatura piuttosto elevata (attorno ai 28 gradi) hanno avuto un immediato e positivo influsso, determinando almeno in parte lo scongelamento e, dunque, la praticabilità della pesca. Ciò vale, in particolare, per il lago Ritom, che probabilmente costituisce il richiamo più frequentato da un'autentica marea di pescatori dilettanti nel primo contatto con le acque di montagna. Dunque, condizioni decisamente meno severe rispetto all'apertura del 2009, e ciò dovrebbe valere (almeno in parte) anche per Cadagno e Tremorgio, anche se nelle rispettive zone circostanti è tuttora consistente la presenza di neve e di lastroni di ghiaccio, per cui si richiede almeno grande prudenza dal profilo della sicurezza. A riprova che le condizioni meteorologiche e topografiche sono meno proibitive del 2009, si può anche rilevare che nella zona del Maloja (altra regione molto «battuta» dai ticinesi) si sono sì avute giornate di grande freddo, tuttavia i laghetti risultavano già sgombri del ghiaccio all'inizio di maggio, con qualche settimana di anticipo rispetto ad altre annate. Questi «colpi di calore» - nonostante in alta quota le temperature si mantengano piuttosto rigide e con una spessa coltre di neve anche a maggio, per cui è impensabile spingersi sino ai laghetti sui 1.800-1.900 metri - hanno dunque «squarciato» il pelo d'acqua. Con la conseguenza che i pesci, decisamente affamati a causa dei lunghi e rigidi mesi invernali, rappresentano - almeno nei primi giorni - una ghiotta occasione per i lenzisti, per cui dal punto di vista della redditività questo inizio di giugno potrebbe riservare importanti, significative soddisfazioni.
 
In Valmaggia, altra regione di grande attrazione per quanto riguarda i laghetti alpini, nella zona di Robiei-Naret vi sarà certamente un consistente assembramento di patiti della pesca d'altura, anche se raggiungere queste località richiede una faticaccia a suon di ore di sgambate, considerando che la funivia di Robiei apre soltanto a partire dal 12 giugno. Pertanto, chi va al Naret può servirsi almeno per un buon tratto della vettura e poi occorre proseguire a piedi, mentre chi sale a Robiei deve lasciare il veicolo a San Carlo e quindi affrontare una camminata di diverse ore, con qualche pericolo a causa del fondo nevoso: insomma, ci vuole un certo coraggio per affrontare «ascensioni» di questa natura. Ma le sorprese, dal profilo del carniere, non dovrebbero mancare. C'è da scommettere che molti sceglieranno invece il Sambuco, metà meno proibitiva anche perché ci si arriva in auto, mentre il laghetto del Crosa sembra parzialmente gelato.
 
Raimondo Locatelli, CdT, 29.05.2010

Inaugurata la nuova sede, la più grande del genere in Svizzera.

Taglio del nastro ieri per il Museo della pesca di Caslano, il più grande del genere a livello svizzero. La nuova sede ha comportato un investimento complessivo di 2,4 milioni di franchi, di cui 800 mila erogati dal Cantone. È stata ricavata dagli spazi di Villa Carolina sulla base del progetto ideato dall’architetto Alfio Indemini. All’inaugurazione sono intervenuti il consigliere di Stato Gabriele Gendotti, il sindaco di Caslano Emilio Taiana, Gianrico Corti, presidente dell’Associazione Museo del Malcantone, Franco Lurà, direttore del Centro di Dialettologia e di etnografia e il conservatore del Museo del Malcantone Bernardino Croci Maspoli. Il nuovo museo è sorto come sezione esterna di quello del Malcantone ed ha ricevuto il sostegno pure dell’Ente turistico del Malcantone, del Centro di dialettologia e di etnografia di Bellinzona e della Regione Malcantone. Ma fondamentali per il suo consolidamento sono stati pure l’aiuto di amici, donatori e finanziatori e la disponibilità del Comune di Caslano, che ha messo gratuitamente a disposizione la vecchia sede di via Campagna e ha venduto la proprietà all’Associazione Museo del Malcantone allo stesso prezzo con cui l’aveva acquistata (1,2 milioni) dalla Cassa pensione della città di Lucerna sostenendo l’iniziativa con 100 mila franchi. In effetti a Caslano già esisteva il Museo della pesca aperto nel 1993, grazie al lavoro di Franco Chiesa (19211998) e alla collaborazione di Pietro Colombo e Piercarlo Parini.

La nuova struttura sarà curata da Maurizio Valente che si è occupato della precedente. L’intento è sempre quello di documentare le tradizioni e le tecniche legate al mondo della pesca. Ma si proporranno anche nuovi temi, come il rapporto fra uomo e natura, la valorizzazione degli ambienti acquatici, lo studio delle tradizioni legate ai laghi insubrici e al loro sfruttamento. «Il museo rappresenta un fiore all’occhiello ed è un salto di qualità per l’Associazione Museo del Malcantone che ha sede a Curio – ha detto il presidente Gianrico Corti –. È infatti la prima volta che ‘possediamo’ una struttura».

La nuova sede, oltre alla suggestiva vicinanza del lago, offre spazi funzionali e aperti, arredati con rinnovati criteri espositivi. È stato allestito su progetto di Felix Burkard. A piano terra, si trovano una sala multimediale e una dedicata alle esposizioni temporanee che ospita la mostra Senza rete. Pesci e pescatori, acque, laghi e fiumi nell’interpretazione di 18 calligrafi curata da Enzo Pelli e inaugurata anch’essa ieri. Al primo piano, una barca da pesca costituisce il centro visivo dell’esposizione. Si prosegue poi in locali ricavati dalla parte vecchia dell’edificio, dove si parla di pesca sportiva, pesca a mosca e delle peschiere per le anguille sul fiume Tresa.

La Regione, 04.06.2010

Inaugurata la nuova (splendida) sede – Festa lungo il lago. È stato inaugurato ieri a Caslano il nuovo Museo della Pesca. Un vero e proprio “fiore all’occhiello” per l’intero Malcantone e, nel suo genere, il più grande della Svizzera.

Caslano é in fermento per l’inaugurazione delle nuova sede del Museo della pesca. Nato come una sezione esterna del Museo del Malcantone é ora divenuto fiore all’occhiello della regione per quanto riguarda le attrazioni turistiche e museali. «In 17 anni di attività – spiega il curatore del museo del Malcantone Bernardino Croci Maspoli – il museo ha avuto uno sviluppo talmente grande da farlo diventare il più importante del genere in tutta la Svizzera». Parlando poi di cifre: «Il Cantone ha contribuito con un sussidio di 800.000 franchi – ha spiegato Gianrico Corti, presidente del museo del Malcantone – decisi nel 2007 dal Gran Consiglio. Nel complesso l’intera ristrutturazione (compresa l’acquisizione del fondo) é costata circa 2,4 milioni e il progetto, disegnato da Alfio Indemini, é stato messo in atto in tempi molto rapidi: da gennaio 2009 a dicembre dello stesso anno». Molta la passione impiegata per far vivere al visitatore l’aria che respiravano i pescatori d’un tempo e molti anche i temi, innovativi e attuali, proposti dal museo. Illustrare per esempio il delicato rapporto fra uomo e natura oppure la valorizzazione degli ambienti acquatici. La nuova sede offre degli spazi molto funzionali e le grandi finestre che si affacciano sul lago offrono al visitatore una vista molto suggestiva accompagnando in tutto il percorso espositivo.

Partendo dal piano terra si trovano una sala multimediale (che sarà messa a disposizione anche per altri enti della regione che ne faranno richiesta) e uno spazio dedicato a delle esposizioni temporanee (attualmente si può visitare l’esposizione “Senza Rete, litografie legate alla calligrafia”). Si sale poi al piano superiore dove, al centro della sala, é posta un’imbarcazione da pesca, completamente attrezzata e tutt’attorno ruota il percorso tematico principale dedicato ai pesci, al loro ambiente e alle tecniche di pesca tradizionale. Lungo le altre sale gli argomenti spaziano dalla pesca sportiva alla pesca a mosca passando per le peschiere di anguille sulla Tresa. Il museo é curato fin dai minimi dettagli e molto interessanti sono gli oggetti scelti dai curatori.

È stata pure allestita una biblioteca: «Puntiamo molto sulle scolaresche – ha spiegato nuovamente Bernardino Croci Maspoli – alle quali proponiamo un apposito spazio didattico dove approfondire in modo sperimentale le conoscenze sull’ambiente ittico». Non resta dunque altro da fare se non far visita a questo splendido museo lasciandosi trasportare nell’ambiente della pesca. (MA.BO)

Giornale del Popolo, 04.06.2010

Realizzata con un investimento di 2,3 milioni di franchi, la sede di Villa Carolina, sezione esterna del Museo del Malcantone, è stata ufficialmente aperta ieri alla presenza dal capo del DECS Gabriele Gendotti.

È in Ticino il più importante Museo della pesca a livello nazionale. Aperto a Caslano nel 1993, grazie al lavoro di Franco Chiesa (1921-1998) e alla collaborazione di Pietro Colombo e Piercarlo Parini ieri alla presenza del consigliere di Stato Gabriele Gendotti e del sindaco Emilio Taiana , ha riaperto i battenti nella nuova sede di Villa Carolina in via Meriggi. Sorta come sezione esterna del Museo del Malcantone, sostenuta dal Cantone, dall'Ente turistico regionale, dal Comune di Caslano e naturalmente da un folto gruppo di donatori e finanziatori, la struttura ha raggiunto un traguardo impensabile fino a pochi anni fa.

Durante la sua attività, il Museo della pesca, di cui è responsabile Maurizio Valente , si è sviluppato velocemente acquisendo nuovi preziosi materiali che hanno imposto la necessità di trovare spazi più consoni e soprattutto una nuova sede in un luogo strategicamente migliore. L'occasione si è profilata nel 2003 quando il Comune di Caslano, divenuto proprietario di Villa Carolina, ha espresso l'intenzione di voler cedere, a prezzo interessante, l'immobile per il nuovo Museo della pesca. Dal 2005 sono iniziate le procedure per il passaggio di proprietà, l'allestimento del progetto da parte dell'architetto Alfio Indemini , la ricerca dei finanziamenti e gli accordi con il Cantone per l'ottenimento di contributi. In quest'ultimo campo, si è rivelato decisivo il sostegno del Dipartimento dell'educazione, della cultura e dello sport. Notevoli le difficoltà incontrate, come hanno sottolineato il presidente dell'Associazione e il direttore del Museo del Malcantone, Gianrico Corti e Bernardino Croci Maspoli , soprattutto alla luce del fatto che il primo progetto contemplava un onere di 4 milioni di franchi, di cui 2,8 milioni per la ristrutturazione dell'immobile e 1,2 milioni per l'acquisto. Quest'ultimo passo è stato possibile grazie alla comprensione del Comune di Caslano, che ha rivenduto al Museo la villa al prezzo sborsato per l'acquisto, versando inoltre successivamente 100 mila franchi per la costituzione del capitale proprio ma decidendo di conservare il terreno a lago quale proprietà dell'ente pubblico. Un'opposizione al rilascio della licenza edilizia e un successivo ricorso al Consiglio di Stato hanno però rallentato l'operazione e i lavori sono iniziati solo nel 2009. L'intervento ha comportato una spesa complessiva sui 2,3 milioni (di cui 800 mila votati dal Gran Consiglio) con la realizzazione di un padiglione, ma limitando invece all'essenziale le migliorie all'interno costate 230 mila franchi interamente a carico del museo.

Fondato con l'intento di documentare le tradizioni e le tecniche legate al mondo della pesca, il museo vuole ora proporre nuovi e più ampi temi, come la cura del rapporto fra uomo e natura, la valorizzazione degli ambienti acquatici, lo studio delle tradizioni legate ai laghi insubrici e al loro sfruttamento. La nuova sede, oltre alla suggestiva vicinanza del lago, offre spazi funzionali e aperti, arredati con rinnovati criteri espositivi su progetto di Felix Burkard.

A piano terra, si trovano una sala multimediale e una dedicata alle esposizioni temporanee. Al primo piano, una barca da pesca attrezzata costituisce il centro visivo dell'esposizione, attorno al quale ruota il percorso tematico dedicato ai pesci, al loro ambiente e alle tecniche di pesca tradizionali. Nella parte vecchia dell'edificio si parla di pesca sportiva, pesca a mosca e delle peschiere sulla Tresa. Completano l'offerta una biblioteca, una sala di lettura e uno spazio didattico per i giovani dove approfondire in modo sperimentale le conoscenze sull'ambiente ittico.

CdT, 04.06.2010

 


Villa Carolina

 

TENERO – Allarme rientrato sulla spiaggia antistante il campeggio Campo Felice a Tenero dove sabato 6 bagnanti erano stati feriti mentre nuotavano. Due di essi avevano avuto bisogno delle cure del Pronto Soccorso. Oggi alle 13.40 il misterioso aggressore è stato catturato, dopo ore di appostamenti sui fondali, da un sub della Polizia lacuale. Si tratta di un grosso luccioperca del peso di circa 8 kg risultato particolarmente aggressivo. Infatti il pesce, prima di essere arpionato, ha attaccato anche il sub che lo stava catturando. Ora è stato regalato alle 6 vittime, tutti turisti ospiti del campeggio, che con buona probabilità se lo gusteranno una volta cucinato a dovere.

12 lug 2009

Nuova ed ampia sede con inaugurazione giovedì 3 giugno in riva al lago a Caslano

Dal 1993 a Caslano è aperto il Museo della pesca. L’intento è di documentare la varietà delle tecniche piscatorie e delle relative attrezzature in uso da noi, illustrare le condizioni ambientali e culturali che hanno influenzato la pescosità delle nostre acque, presentare i rimedi messi in atto per tutelare e promuovere quest’attività sia professionale che dilettantistica, spiegare la storia delle associazioni di pescatori e le loro usanze.

Ma ci sono voluti quasi cent’anni per concretizzare questa struttura museale, che è la più importante a livello svizzero. L’auspicio fu infatti espresso dal dr. Arnoldo Bettelini (presidente dei pescatori luganesi) in una conferenza del 1905 nel salone civico di Lugano, parlando delle condizioni delle acque del Ceresio e dei mezzi per migliorarle: «Il Museo del Ceresio può riescire di un grandissimo interesse pratico e scientifico; interesse pratico in quanto potrà servire per gli studi inerenti all’acquicoltura; scientifico in quanto potrà essere l’inizio di una razionale indagine della vita organica del nostro lago». Qualche anno più tardi, Giovanni Anastasi scriverà, rincarando la dose: «La città di Lugano... dovrebbe insediare, in alcune sale del Palazzo del Parco Civico, il Museo del Ceresio, comprendente fauna, flora, mineralogia, topografia e geologia, attrezzi di navigazione e di pesca, bibliografia, gabinetto per le ricerche e per le analisi, con annessi un incubatoio e un acquario. La gente del paese e gli ospiti forestieri visiterebbero con molto interesse un tale istituto; così Lugano farebbe opera bella, nobile e fors’anche rimuneratrice, ché l’acquicoltura per i paesi che la sanno ben praticare costituisce una poderosa risorsa economica». Quelle parole però rimasero inascoltate per lungo tempo, se si eccettua quanto fatto in seno al «Museo di storia naturale» al patrio liceo di viale Carlo Cattaneo, con un settore specifico, ma assai ridotto, riservato alla pesca.

Il promotore Franco Chiesa

Nel 1990, Franco Chiesa e un ristretto numero di volontari (in primis Piercarlo Parini e Pietro Colombo) hanno finalmente iniziato – grazie anche al sostegno del Municipio di Caslano nel mettere a disposizione uno stabile in via Campagna – la realizzazione del Museo della pesca, unico in Ticino e tra i pochi esistenti in Svizzera in forma monotematica e quindi specialistica.

Ma chi era Franco Chiesa? Un malcantonese che aveva fatto fortuna a Basilea, ove aveva creato un’importante azienda legata alle grandi case farmaceutiche. Ritornato in Ticino, era diventato un numismatico di riconosciuto valore internazionale, con un’attività nata dalla passione per le monete antiche e trasformatasi in pochi anni in professione di successo. Ma la sua più grande passione era rimasta la pesca, con un chiodo fisso in mente proprio a favore di un museo. Il decisionismo e l’impegno di Franco Chiesa hanno fatto il resto, permettendo di aprire il museo già nel 1993 come parte specialistica per la pesca del Museo del Malcantone (con sede a Curio).

Franco Chiesa è scomparso nel gennaio 1998, ma il museo è il suo testamento, è la sua più bella, simpatica, straordinaria attestazione di amore per il Ticino, di affetto per i pescatori, di servizio alla comunità tutta, di contributo significativo alla cultura e alla conoscenza del passato, di rispetto per i documenti, di predilezione che va riservata ai valori naturalistici che il Creato propone per una serena ed armoniosa convivenza tra l’uomo e quanto gli sta attorno.

Una preziosa testimonianza

Il Museo della pesca ha costituito da subito una realizzazione capace di riscuotere notevole successo e richiamare molti visitatori, siccome la collezione permanente offre cose straordinarie nell’illustrare – con dovizia di oggetti e di documenti  – la pesca professionistica e la pesca sportiva, presentando una gamma molto variegata e preziosa di attrezzi vecchi e, in non pochi casi, persino antichi nel senso che non è più data occasione di rintracciarli o di conoscerli se non appunto in un contesto museale come quello di Caslano. La variegata raccolta presenta uno spaccato fra cultura e passato, attraverso una ricca e documentata mostra di arnesi del mestiere, di foto, di testi, di memorie e di costumanze che illustrano la pescosità delle nostre acque o che, più semplicemente, certificano la vita paesana di giorni, mesi, anni, decenni, persino secoli (si pensi soltanto alle peschiere della Tresa ma anche ai nostri villaggi lacuali che pullulavano di pescatori di mestiere) di povera gente.

Orbene, il Museo della pesca a Caslano si prefigge di recuperare, salvaguardare e valorizzare tutto quanto è ancora possibile in questo campo (anche se molti arnesi sono andati distrutti o dispersi per l’incuria dell’uomo), compresa la documentazione scritta (pubblicazioni e carte manoscritte). La rassegna etnografica – presentando un patrimonio storico-documentaristico in gran parte (oltre il 90%) donato e il resto ceduto in prestito da privati – ha una forte «presa» sul visitatore, non soltanto per la ricchezza e l’originalità delle centinaia e centinaia di attrezzi e... ferri del mestiere di pescatore, ma anche per il suo centrato messaggio didattico. E ciò non unicamente in favore di chi si interessa di pesca. Anzi, l’attrazione risulta certamente intensa anche per i «laici» in materia, a cominciare dalle scolaresche: i giovani vanno sollecitati a conoscere meglio la realtà sociale, il passato della nostra gente, le sue tradizioni, i suoi passatempi, l’economia settoriale, le tipiche attività del Cantone a favore dell’acquicoltura, la fauna ittica di monti, laghi e vallate. Storia e cultura a braccetto, in una simbiosi che è autentico amore per il nostro ambiente.

Ma una sede... angusta

Già dopo pochi anni dall’apertura, si è provveduto a più riprese – grazie alla sensibilità dell’Associazione Museo del Malcantone, con Bernardino Croci Maspoli in testa quale presidente di questo organismo, affiancato in maniera egregia dal curatore della sezione pesca Maurizio Valente – a interventi tecnici, a livello espositivo, per rendere più agibili gli spazi angusti disponibili (suddivisi in molti locali di dimensioni ridotte con scale e pianerottoli), sfruttando nel contempo il parco adiacente. Quest’ultimo è stato riservato, segnatamente, alla presentazione di alcune imbarcazioni tipiche nella pesca di lago.
E così il museo è cresciuto negli anni quantitativamente (oltre 5.000 entrate annue) ma soprattutto qualitativamente, curando e completando il variegato materiale esposto e promuovendo numerose attività all’esterno della propria sede. Ma risultava comunque sempre troppo piccolo e non più confacente alle nuove esigenze espositive, rendendo di fatto difficile un allestimento agevole e coerente del materiale. La localizzazione, inoltre, era decentralizzata rispetto al nucleo di Caslano e considerando i mezzi di trasporto pubblici, allontanando così la sede dai flussi turistici e dei residenti.

Un’occasione ghiotta

Verso la metà del corrente decennio si è presentata l’occasione d’oro, nel senso che il Comune di Caslano – divenuto proprietario attorno al 2003 di Villa Carolina, acquistata dalla città di Lucerna – ha subito lasciato intendere di voler cedere, a prezzo interessante, questo immobile per il nuovo Museo della pesca. Un’ubicazione molto allettante per una serie di ragioni decisive. Intanto, perché l’edificio si affaccia sul lago, dispone di approdo e di riva propria, affiancati da due tratti di riva pubblica. Inoltre, perché Villa Carolina – edificata verso fine Ottocento da Angelo Galli (1860-1946), capomastro caslanese che lavorò a Lucerna, dove costruì diversi alberghi e palazzine) – è vicinissima al nucleo di Caslano e alle sue infrastrutture (posteggi, bar e ristoranti, negozi, sede di Malcantone Turismo, debarcadero del battello, trenino Lugano-Ponte Tresa) e, ancora, si trova su una passeggiata frequentatissima in ogni stagione sia dai turisti che dai residenti. Infatti, dinanzi allo stabile si transita per effettuare il giro del Monte Sassalto, escursione tra le più tradizionali ed affascinanti in tutto il Luganese. Senza poi trascurare che la superficie sarebbe risultata più che raddoppiata rispetto alla primitiva sede del Museo della pesca, così da beneficiare di molto agio e razionalità nell’attrezzare lo spazio espositivo sia nel fabbricato annesso (ex novo) che nell’edificio originario.

Fra molte difficoltà

E così, a partire dal 2005, sono iniziate le procedure (lunghe e complesse) per l’entrata in possesso di Villa Carolina costruita all’inizio del Novecento sul lungolago di Caslano, l’allestimento del progetto da parte dell’arch. Alfio Indemini, la ricerca dei finanziamenti, gli accordi con il Cantone per l’ottenimento di contributi. In quest’ultimo campo, si è rivelato decisivo il convinto sostegno del Dipartimento dell’educazione, della cultura e dello sport e del Centro di dialettologia e di etnografia, diretto da Franco Lurà. 
Le difficoltà incontrate sono state notevoli, soprattutto alla luce del fatto che il primo progetto contemplava un onere di 4 milioni di franchi, di cui 2,8 milioni per la ristrutturazione dell’immobile e 1,2 milioni per l’acquisto di Villa Carolina. Quest’ultimo passo è stato possibile grazie alla comprensione del Comune di Caslano, che ha rivenduto al Museo della pesca la villa al prezzo sborsato per l’acquisto (1,2 milioni), versando inoltre successivamente 100.000 franchi per la costituzione del capitale proprio ma decidendo di conservare il terreno a lago quale proprietà dell’ente pubblico.
Per gli interventi costruttivi ci si è visti costretti a ridimensionare il progetto (la spesa complessiva si aggira sui 2,3 milioni in parte al beneficio di sussidi), prevedendo sì la costruzione di un padiglione, ma limitando invece all’essenziale le migliorie all’interno dell’immobile originario (230.000 franchi interamente a carico del museo). D’altra parte, occorre considerare che, rispetto alla tabella di marcia, si è registrato un cospicuo ritardo, siccome risultava difficile rimuovere l’ostacolo che intralciava il cammino del nuovo museo: il ricorso di un privato che ha tenuto in scacco l’operazione per molto tempo, e quando ormai tutto era pronto per il primo colpo di piccone. Un’opposizione al rilascio della licenza edilizia e un successivo ricorso al Consiglio di Stato hanno così fatto perdere l’intero 2008.

Finalmente, si è arrivati nel tardo autunno 2008 ad una convenzione vincolante, per cui nell’anno successivo – sotto la spinta dei dirigenti del Museo del Malcantone, a partire dal neo-presidente Gianrico Corti – i lavori sono partiti, ma poi si sono aggiunte nuove «grane» per il finanziamento e le delibere agli artigiani, come pure i permessi ai vari livelli istituzionali, ma soprattutto imprevisti dal profilo tecnico (esigenza di istallare un certo numero di putrelle per accrescere la stabilità del complesso). Il che ha avuto pesanti ricadute sui costi per l’intera operazione di ammodernamento di Villa Carolina, ponendo qualche grosso problema di natura finanziaria. Comunque, anche questi ostacoli sono stati superati grazie, non da ultimo, alla comprensione di molti amici del Museo della pesca, come pure a vari munifici donatori.

Commissioni di lavoro

In tutti questi anni, a fianco dei dirigenti del Museo del Malcantone – di cui il Museo della pesca costituisce una sezione esterna – ha operato la «Commissione pesca», costituita da Bernardino Croci Maspoli (conservatore del  Museo del Malcantone), Maurizio Valente (curatore del Museo della pesca), Verena Chiesa, Piercarlo Parini, Giovanni Foletti, Alfonso Passera, Roberto Baroni e Raimondo Locatelli, cui si è aggiunto da tre anni Gianrico Corti in qualità di neo-presidente dell’Associazione  Museo del Malcantone. Fra gli appuntamenti più apprezzati vi è la «festa del museo» nel giardino della rassegna permanente in via Campagna, che è sempre motivo di forte richiamo per pescatori e popolazione di Caslano, e ciò non soltanto per le proposte gastronomiche ma anche come simpatico e conviviale raduno.

Di recente costituzione è invece la «Commissione scientifica» – costituita dal presidente della Federazione ticinese acquicoltura e pesca Urs Luechinger, Ezio Merlo pure nel comitato direttivo della Federpesca e Raimondo Locatelli quale autore di alcune pubblicazioni sulla pesca in Ticino. Questo organismo dovrebbe presiedere l’attività scientifica e didattica del Museo della pesca per farne un centro di interesse culturale e storico sui fenomeni legati all’attività alieutica.

La struttura museale

Adesso, il museo è pronto per l’inaugurazione fissata il 3 giugno. Nei mesi scorsi, grazie all’intervento provvidenziale dei militi della Protezione civile, è stato effettuato il trasloco di tutto il materiale dalla sede... vecchia a quella... nuova. A tambur battente, con l’aiuto di molti volontari, si è proceduto all’allestimento delle varie sale espositive, come pure dei vani a scopo didattico. 

Il progetto è opera di Felix Burkard, un professionista di grande esperienza e sensibilità, che ha saputo coniugare le limitate risorse finanziarie con l’esigenza di un allestimento moderno e coinvolgente.

Nella sala al primo piano del nuovo padiglione, perno centrale dell’esposizione, spicca la barca ad arcioni («barchett») circondata da tutti gli attrezzi che si impiegavano un tempo per la pesca sul lago. Tutt’attorno, il visitatore ha la gradita occasione di visionare il settore che illustra la pesca nell’antichità e nella religione, quindi la rassegna delle reti da pesca con utili ragguagli sulla loro costruzione e la manutenzione, poi gli altri oggetti impiegati sempre nella pesca dalla barca (tirlindane, fiocine, spaderne, cane, ecc.). Si prosegue nell’illustrazione del commercio e della conservazione del pesce, per fornire quindi interessanti dati sulla storia e l’attività dei cantieri nautici. Il percorso espositivo consente successivamente di entrare in contatto con l’avvincente tema dell’ambiente in generale, venendo a contatto fra altro con una grande vetrina che presenta tutte le specie di pesci presenti nel Canton Ticino (imbalsamati), per soffermarsi da ultimo sul settore degli incubatoi e della riproduzione.


A questo punto, si passa nell’attigua Villa Carolina – sempre al primo piano – nella sala riservata alla pesca sportiva, in quella riservata alla pesca a mosca e, da ultimo, nel locale che documenta le ultracentenarie peschiere sul fiume Tresa; a pianterreno del medesimo stabile è stata creata un’aula didattica, si è provveduto ad allestire una biblioteca e il museo ha pensato anche ad un angolo relax, rientrando da ultimo a pianterreno dell’immobile costruito ex novo, costituito da un’ampia sala multimediale e un vano che è riservato ad esposizioni temporanee.
In questo spazio, la prima mostra ospitata sarà “Senza rete. Pesci e pescatori, acque, laghi e fiumi nell’interpretazione di 18 calligrafi”, realizzata dall’associazione Calligrafia in Ticino. Oltre a ciò, l’atrio d’entrata è reso sfavillante da una variopinta installazione di 153 pesci, opera degli allievi della Scuola elementare di Magliaso.

La superficie complessiva è più che raddoppiata, con la positiva conseguenza che la rassegna museale – importante dal profilo storico-culturale nel documentare e tramandare l’evoluzione e i protagonisti della pesca nel Cantone Ticino lungo i secoli – vanta una sede di notevole pregio: moderna, funzionale, spaziosa, luminosa, didatticamente ineccepibile, ricca dal profilo dei contenuti, decisamente avvincente per quanto propone al visitatore. Spazi appropriati per l’attività scientifica ma soprattutto dal profilo espositivo, così da valorizzare al meglio il ruolo del Museo della pesca quale motore nella rivalutazione degli aspetti storico-etnografici di un territorio ricco di laghi e corsi d’acqua, in modo da collocarsi in maniera dinamica in una rete di testimonianze presenti sul territorio e offrire un contributo significativo a salvaguardia del nostro patrimonio storico, culturale ed ambientale.

Insomma, un punto di riferimento essenziale per chiunque pratichi la pesca e per tutti coloro che si occupano o si appassionano alla storia, alle tradizioni, alla cultura del passato. È la casa di tutti i pescatori, ma vuole essere anche un punto di irradiazione dal profilo culturale nel proporre ed approfondire tematiche legate ai corpi d’acqua, oltre che temi specifici del patrimonio ittico.

Lungo un sentiero tematico

L’intento è di integrare il Museo della pesca in un sentiero tematico, volto a stabilire delle relazioni tra le diverse testimonianze presenti a Caslano e dintorni. In effetti, il sentiero che consente di percorrere le pendici del Monte Sassalto si propone di costituire un itinerario storico-culturale legato alle attività del nostro passato. I temi di questo sentiero sono: la pesca (nel Museo della pesca) e le peschiere sul fiume Tresa; la geologia e la botanica (Monte Sassalto); l’acqua e la protezione delle rive in quanto ecosistema privilegiato (percorso «Riflessi d’acqua» a Magliaso e foce della Magliasina); le cave del Monte Sassalto e la fornace della Torrazza; i legami transfrontalieri con la riva lavenese, dando nel contempo un valore interregionale al progetto di percorso transdisciplinare. Il lodevole intento è quello di offrire una struttura museale al passo con i tempi e ove all’esposizione di materiali e di testimonianze varie inerenti alla pesca si affiancano apparecchiature e stimoli multimediali, spazi didattici e ricreativi adeguati.

Raimondo Locatelli

Un esemplare è stato recentemente catturato con le re­­ti nel bacino sud: si tratta del primo di questa temibile specie ittica avvistato ufficialmente nel lago di Lugano.

Non è la prima volta che il la­go di Lugano, come peraltro quello di Locarno, riserva sor­prese (non sempre gradite) in te­ma di patrimonio ittico a causa di semine abusive o accidenta­li, importazione e commercio di pesci per acquari, impiego di esche vive per la pesca o l'aper­tura di nuove vie d'acqua. L'ulti­ma novità è il siluro europeo, un predatore che può arrivare a di­mensioni... spaventose (sui 300 chili!) e che rappresenta un gra­ve pericolo per l'equilibrio natu­rale, data la sua voracità. Questo grande pesce catturato con reti nel nostro lago (bacino sud) era, fortunatamente, giovanissimo, con un peso di circa 2 chili.

Il biologo dell'Ufficio caccia e pe­sca dottor Bruno Polli, pur rico­noscendo che già in passato vi erano state segnalazioni di silu­ri presi da pescatori, sottolinea che è «il primo esemplare visto concretamente e determinato con certezza. In verità, vi è chi sostiene che sia stato preso an­che un altro siluro e sempre nel Ceresio, ma non vi sono dati che lo attestino realmente. Nel lago Maggiore, per contro, già sono state registrate alcune catture, fra cui un esemplare alle Bolle di Magadino: è da presumere che quei siluri siano arrivati per via naturale dai laghi del Varesotto. Per il Ceresio, invece, l'immis­sione è colpa di pescatori oppu­re di chi voleva disfarsi di que­sto pesce vedendolo crescere vi­stosamente».

Vi è chi parla addirittura di un... allevamento nella vicina Val Ganna, ma per il momento non c'è niente di sicuro.

rai
30.06.2010 Corriere del Ticino

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