Nascita e sviluppo delle attività

Il Museo della pesca, sezione esterna del Museo del Malcantone, si trova a Caslano. Sede del museo, inaugurato nel 1993, è una villetta attorniata da un parco, proprietà del comune di Caslano, in via Campagna. L’iniziativa è nata grazie al lavoro di Franco Chiesa e alla collaborazione di Pietro Colombo e Piercarlo Parini, appassionati pescatori.

Il museo è gestito dall’Associazione del Museo del Malcantone, società che si propone di salvaguardare, raccogliere, riunire e valorizzare, quanto ancora rimane del patrimonio storico e culturale della regione del Malcantone. L’associazione permette nel caso specifico della sede di Caslano di preservare e valorizzare le tradizioni e le tecniche legate al mondo della pesca.

Fin dai primi anni di attività il museo si è sviluppato costantemente: nuove sale e nuovi materiali lo hanno arricchito di anno in anno. Questo grazie all’aiuto di molti amici e all’esemplare disponibilità del Comune di Caslano, dell’Ente turistico del Malcantone e di molti sostenitori e donatori. Il museo propone inoltre numerose attività all'esterno della propria sede, come prestito di materiali, oggetti, fotografie o con la propria presenza a fiere e manifestazioni.

Il Museo della Pesca organizza infine due appuntamenti annuali: il primo riguarda la Festa del Museo della Pesca fissata per il giorno di Corpus Domini. Il secondo appuntamento permette di introdurre gli allievi della scuola elementare di Caslano al mondo della pesca.

L'esposizione permanente

L'esposizione permanente comprende diverse centinaia di oggetti ed è distribuita in 7 locali, su due piani.

Nel parco, sono esposte quattro vecchie barche da pesca, tre del Ceresio ed una del Verbano, con la relativa attrezzatura e una spingarda, tipica barca per la caccia degli uccelli acquatici.

Nella prima sala, dedicata al pesce e alla pesca nell'antichità, sono raccolti rari fossili, mentre medaglie, monete e iconografie varie evidenziano i significati simbolici e religiosi che il pesce ha assunto nella storia. Nella vetrina centrale si può ammirare una pregevole serie di reperti archeologici, ami, fiocine e i resti di una rete del neolitico - prestati dal Museo nazionale svizzero.

La sala attigua è dedicata alla cattura delle anguille nelle peschiere della Tresa, un particolare tipo di pesca che per secoli ha rappresentato un'attività di grande importanza economica per molti malcantonesi. Storia e tecnica delle "peschiere", documentate fin dal Quattrocento, sono illustrate mediante documenti, oggetti, fotografie e il modellino in scala di una di queste ingegnose installazioni.

Nella terza sala sono esposti un ricco campionario di reti per la pesca sul lago - le più antiche in seta o cotone - con tutta l'attrezzatura per fabbricarle e ripararle; diversi tipi di pesi e di galleggianti e vari altri attrezzi per la pesca professionale.

Una saletta multimediale al pianterreno offre la possibilità di visionare vari documenti audiovisivi.

Nella successiva sala del piano terra sono presentati esemplari imbalsamati di quasi tutte le specie di pesci del Canton Ticino che popolano fiumi e laghi; un'infinità di esche artificiali e una bella collezione di tirlindane, in legno o in metallo per la pesca al traino.

Nella quinta sala, al primo piano, canne in bambù, mulinelli, esche artificiali di fattura artigianale e una moltitudine di altri oggetti documentano quella che era un tempo la pesca sportiva.

La pesca a mosca è una tipo di pesca particolarmente spettacolare che va sempre più diffondendosi. Questa sala contiene una notevole collezione di esche, canne e mulinelli e illustra le raffinate tecniche utilizzate per la fabbricazione delle canne e delle mosche. Una vetrina è dedicata al "casting", una disciplina sportiva basata sull'abilità nel lancio.

L'ultima sala è dedicata alla piscicoltura: documenti d'archivio, fotografie, pubblicazioni e una vasta gamma di attrezzature documentano l'evoluzione di questa attività e gli sforzi intrapresi dai privati e dall'ente pubblico, per garantire il ripopolamento ittico di fiumi e laghi. Molto altro materiale, fra cui una preziosa raccolta di guade e bertovelli da fiume, è collocata sulle pareti di corridoi e scale.

La specie ittica è fondamentale per sostenere la pesca professionistica sul lago

Risultati confortanti da uno studio commissionato dalla Delegazione svizzera della Commissione italo-svizzera per la pesca – Un tema da approfondire ulteriormente

Il coregone risorsa fondamentale per il mantenimento della pesca professionistica sul Verbano. È la conclusione alla quale è giunto un recente studio, avviato per iniziativa della Delegazione svizzera della Commissione italo-svizzera per la pesca. L’organismo ha dato avvio a due analisi relative, rispettivamente, alla verifica della compatibilità genetica del lavarello del lago di Como con quelli presenti nei laghi Maggiore e Lugano, nonché alla crescita dei coregoni del lago Maggiore. Per il momento non si hanno ancora le conclusioni sulla prima indagine, mentre la citata Commissione internazionale ha già preso atto degli esiti dell’altro studio, quello realizzato dal dott. Rudolf Müller sui fattori di crescita dei coregoni del Ve r b a n o.
Lo studio, come rileva l’autore, è stato commissionato per attualizzare le informazioni inerenti la crescita dei coregoni del lago Maggiore, immessi tra il 1860 e il 1880 (lavarello)e nel 1950 (bondella)e ben acclimatatisi. In effetti, hanno generato popolamenti tali da sostenere – quale specie principale – la pesca professionale su questo specchio d’acqua. Il Lago Maggiore ha vissuto, come tutti i grandi laghi europei, una fase di eutrofizzazione, che ha chiaramente influenzato la produttività dell’ecosistema acquatico e con essa anche la crescita individuale dei pesci e quella complessiva dei loro popolamenti. Le condizioni trofiche del lago, si legge sempre nella ricerca, sono tornate da oltre un decennio al livello di oligotrofia. Orbene, lo studio si prefigge di verificare se la crescita dei coregoni abbia di conseguenza subìto delle modifiche tali da rendere necessari approfondimenti tesi ad un adeguamento della gestione della pesca.
Complessivamente, è stata analizzata la crescita di 240 coregoni (114 lavarelli e 126 bondelle). L’attribuzione alla specie lavarello o bondella è stata effettuata sia tramite il numero delle branchiospine, sia in base alle caratteristiche di crescita. Vista la parziale sovrapposizione dei due intervalli numerici per il numero di branchiospine, un’attribuzione certa non è sempre possibile con questa metodica. Utilizzando il criterio della crescita nel primo anno di vita (raggio del primo annulo sulla squama), si ottiene una separazione molto netta tra le due popolazioni.
Il dottor Rudolf Müller, tenendo conto anche della composizione del pescato in relazione all’età e alla lunghezza dei pesci, è giunto a diverse interessanti conclusioni. Il lavarello e la bondella, ad esempio, rimangono tutt’oggi due forme chiaramente separate dal profilo morfologico (numero branchiospine), da quello della crescita e pure da quello riproduttivo. Inoltre le due popolazioni sono ancora prosperose e danno un concreto contributo alla pesca di mestiere. Entrambe le specie presentano caratteristiche di crescita chiaramente diverse e la crescita media sembrerebbe essere diminuita negli ultimi decenni. Una gestione differenziata delle due specie rimane indispensabile. Il ricercatore segnala poi come le attuali condizioni trofiche del lago Maggiore siano tali da consentire sia la riproduzione naturale degli esigenti coregoni, come pure una discreta produzione. Per una valutazione del ruolo e dell’importanza dei coregoni per la pesca professionale e per una verifica dell’adeguatezza delle attuali norme di gestione, sarebbe opportuno intraprendere uno studio più approfondito sul pescato, per il quale i dati attualizzati in merito alla crescita potrebbero fungere da base alfine di poter considerare separatamente le due specie.
A questo punto, ci si augura che la ricerca possa continuare anche con il contributo della Delegazione italiana della Commissione italo- svizzera per la pesca.

Corriere del Ticino, 11 novembre 2008

Ridurre le catture per salvaguardare il futuro della pesca. La proposta votata dalla Spom stenta a fare presa

Da parecchi anni a questa parte, i pescatori, in Ticino, sono chiamati a fare i conti con una sensibile diminuzione delle prede. Le catture in fiumi, torrenti e laghetti alpino sono in costante calo. Le ragioni di questo stato di cose sono molteplici: deflussi minimi insufficienti, alvei devastati da eventi naturali (quando non artificiali, come gli spurghi dei bacini idroelettrici), inquinamento delle acque a più livelli, proliferazione incontrollata di specie di uccelli ittiofagi e, non da ultima, un'eccessiva pressione di pesca. Lo scorso mese di gennaio, a Caviglia-nò, in occasione dell'Assemblea della Società di pesca Onsernone e Melezza (Spom), l'ex presidente della stessa, Jean Claude Rosenberger ha messo sul tavolo una proposta di quelle destinate a far discutere. Per arginare la continua diminuzione generalizzata delle catture di pesci nei fiumi e nei la-ghetti alpini, in sintesi, Rosenberger ha suggerito di ridurre da 12 a 6 il numero di catture di trote e salmerini giornaliero. Una misura incisiva a corto termine, che dovrebbe permettere una miglior tutela dei potenziali riproduttori naturali nei corsi d'acqua, salvaguardando pure quella sana in-terpretazione della pesca intesa come "svago e passatempo" e non come sfida tra lenze o fonte di sussistenza.
L'idea di diminuire la pressione sull'ambiente rappresenta, a detta dell'interessato, anche un chiaro segnale di sensibilità dei pescatori stessi verso un problema tanto sentito, mettendoli in una posizione più responsabile.
«È giusto che anche noi si faccia un passo in questa direzione - commenta Efrem Lonni, attuale presidente della Spom - anche perché avere deflussi d'acqua maggiori sembra impossibile e cancellare del tutto gli uccelli ittiofagi (aironi e cormorani) risulta essere una battaglia persa in partenza. Noi non siamo in grado nemmeno di dimostrare che sono in esubero, non avendo a disposizione un censimento e uno studio che avvalori questa teoria. Inoltre gli ecologisti non sono sicuramente dalla nostra parte quando si parla di abbattere a scopo di contenimento dei volatili protetti. Loro ritengono che la natura limiterà da sola gli uccelli in esubero. I pescatori non possono quindi risolvere da soli questo problema. Salvare il nostro patrimonio ittico dopotutto è un dovere e, al momento, questa è l'unica possibilità di intervento diretto efficace».
L'Assemblea della Spom ha accettato, a maggioranza (e forse anche un po' a sorpresa, confessa Rosenberger) la proposta. A quel punto, essa è stata trasmessa alla Federazione ticinese per una valutazione. Per diversi mesi, però, dalle alte sfere cantonali non è giunta risposta alcuna in merito all'emendamento da, eventualmente, poi inserire nello specifico articolo del Regolamento cantonale (art.22 del Ralcp, paragrafo 3).
Un 'no' e tanti 'ma'...
«A settembre, in occasione di una prima riunione tra i comitati delle società di pesca - prosegue Lonni - benché la nostra proposta non fosse stata commentata e dibattuta, è stata messa ai voti e bocciata senza remore e, ancor meno, motivazioni valide». Il Comitato direttivo cantonale ha fatto altrettanto. I due, però, non demordono, nella convinzione che, come spiega Rosenberger «sono molti i pescatori che la pensano come noi. Lo provano le attestazioni di stima e sostegno giunteci da più parti. Invitiamo costoro a far sentire la propria voce in occasione delle assemblee sociali». Secondo Lonni e Rosenberger, le regole del gioco possono ancora essere cambiate. «Se vogliamo che questa nostra idea metta radice - insiste Rosenberger - è necessario creare i presupposti per un dialogo con le istanze mantello, aprendo allo scambio di vedute e alla discussione. Non ci devono essere ordini di scuderia calati dall'alto punto e basta. Non parliamo aprioristicamente di torto o ragione; chiediamo semplicemente di riflettere sull'idea. Altrimenti un giorno, a causa delle catture esasperate, ci troveremo senza pesci. E, a quel punto, avremo ucciso anche le nostre emozioni... »    D.L.

La Regione, 17.11.2008

Sul tratto di confine tra Italia e Svizzera, dal Verbano lungo la cresta dei monti e la Tresa sino al lago di Lugano, Carlo Rapp ha colto e tradotto in disegni, impressioni che hanno offerto l’occasione per un excursus sulla storia di un limitare, già entrato nella letteratura con Frontiera di Vittorio Sereni.

Perché una mostra di Carlo Rapp a Caslano ?

Lo scorso anno, a dicembre, la città di Luino, per celebrare i vent’anni della scomparsa del loro più famoso concittadino Piero Chiara, ha organizzato a Palazzo Verbania una mostra di Carlo Rapp, amico personale di Piero Chiara e illustratore nelle prime edizioni dei libri del grande scrittore. In collaborazione con l’assessorato alla cultura della città di Luino si ripropone, al Museo della pesca di Caslano, la mostra di Carlo Rapp che illustra e presenta non solo il Verbano ma anche scorci del lago Ceresio,dello Stretto di Lavena, di Caslano e dell’omonima fornace.

Chi è Carlo Rapp ?
Carlo Rapp è nato a Intra da famiglia con ascendenza alsaziane. Compare sulla scena artistica operando a Torino come peintre-verrier dopo un apprendistato trascorso in Francia, Svizzera e Germania. In seguito realizza opere scultoree in bronzo, marmo e pietra, alcune delle quali hanno ottenuto riconoscimenti internazionali. L’artista oggi si dedica, insieme ai maestri fonditori, alla creazione di campane.
Oltre all’esperienza maturata come scenografo del teatro Regio a Torino e al di là delle opere di impegno sociale e religioso Rapp ha trovato nel contatto diretto con gli ambienti del lago la palestra ideale per esprimere le più intime emozioni.
Carlo Rapp dice: il lago è la mia patria, è il luogo dei miei padri, sul lago ho vissuto gli accadimenti più intensi che a qualsiasi uomo prima o poi tocca di vivere … e poi è uno dei luoghi più belli del mondo !

Sul tratto di confine tra Italia e Svizzera, dal Verbano lungo la cresta dei monti e la Tresa sino al lago di Lugano, Carlo Rapp ha colto, e tradotto in disegni, impressioni che offrono l’occasione per un excursus sulla storia di quel, limitare, già entrato nella letteratura con “Frontiera” del poeta luinese Vittorio Sereni.

Un confine colore del lago:
L’opuscolo pubblicato lo scorso anno e dedicato a Carlo Rapp a cura di Sergio Baroli e Pierangelo Frigerio illustra, appunto come dice il titolo, descrivendo tutto quanto il confine ed i lago hanno vissuto nel corso dei millenni:
dalla nascita del confine, ai primi contrabbandi, un baluardo sacrale contro il protestantesimo, la navigazione senza barriere avendo costituito il Verbano, fin dall’antichità, la via di trasporto privilegiata, il sale di Maccagno che testimonia ancora una volta la comunanza di interessi e l’intreccio di affari a cavallo del confine, porti e traffici in funzione di “asse commerciale” di grani, vino e sale, la fioritura di mercati a dipendenza di antichi privilegi tutt’oggi vivi e attivi (Luino),  industriali svizzeri, industriali luinesi, il cammino della Tresa (la Tresa ? o il Tresa ?), Luino – Ponte Tresa ferrovia della belle époque, un confine per la libertà: Svizzera terra d’asilo, da un lago all’altro (la vastità del Verbano, sempre increspata dai venti, lascia il posto a un occhio d’acqua sognante), per terminare con le vie della cultura “il confine non è una barriera che allontana ma, paradossalmente, tramite fecondo di idee e di emozioni”. (Brani tratti dal “confine colore del lago” di Sergio Baroli e Pierangelo Frigerio)

Questa mostra  sta a sottolineare che, oltre alla vicinanza dei territori, esiste una similitudine comportamentale e culturale alla quale non solo il singolo cittadino, ma pure le istituzioni credono  fermamente, lo confermano i molteplici progetti transfrontalieri già attuati o in cantiere.
Questa esposizione vuole essere l’inizio di una futura e proficua collaborazione tra i centri
lacuali del Verbano e del Ceresio.

La mostra sarà inaugurata sabato 2 ottobre, alle ore 16.00, presso il Museo della pesca di Caslano, e rimarrà aperta fino al 30 ottobre.

I Mondiali di pesca al colpo, stavolta, sono stati disputati in un canale a Spinadesco, in provincia di Cremona. La massima competizione a livello internazionale è stata vinta dai fortissimi inglesi, seguiti da San Marino e dall’ Italia.
La squadra rossocrociata – costituita dall’esperto Jacques Beillard, con i romandi Jean-Jacques Iseli (in forza al CPS Chiasso), Daniel L’ Eplattiniere e Georges Weidner (Le Vangeron di Neuchâtel), lo svizzero tedesco Gerhard Heuenschneider (Wynau)e, soprattutto, due giovani ticinesi:Roberto Cuomo del Club pescatori di Chiasso e Andrea D’ Ermo (al suo debutto in un Mondiale) del neonato Pesca Team Ceresio – ha ottenuto, davanti a 20.000 spettatori, un brillantissimo, eccellente ottavo rango su ben 37 nazioni! Si è così lasciata alle spalle squadre ben più blasonate, come l’ Olanda (nona), il Portogallo (decimo), la Francia (addirittura 23.esima)e la Spagna (24.esima). Significative anche le prestazioni nella classifica individuale in seno al team rossocrociato:Infatti, Jean-Jacques Iseli – dopo una prova da incorniciare il sabato – è riuscito a ripetersi anche la domenica con un eccellente settimo posto. Una nota di merito va peraltro espressa anche per i due ticinesi: Roberto Cuomo ha confermato tutta la sua classe, offrendo due belle prestazioni e soprattutto regolari; Andrea D’ Ermo, al suo debutto in un Mondiale, dopo aver sofferto il sabato, si è riscattato alla grande la domenica, fornendo una prestazione di tutto rispetto (nel suo settore è riuscito a battere il 5 volte campione del mondo Alan Scotthorne).

Ral, Corriere del Ticino, 29.11.2008

Ci permettiamo di segnalare enti, società e organizzazioni che hanno contribuito alla realizzazione del nuovo museo:

Costruzione

  • Progetto e direzione lavori: Alfio Indemini, architetto, Caslano
  • G. Balmelli + A. Filippini, ingegneri, Lugano
  • Idalgo Ferretti, progettista sanitari e riscaldamento, Pura
  • Urs Luechingher, geologo, Davesco-Soragno
  • Mauro Notari, ingegnere elettronico, Agno
  • Albisetti SA, impresa costruzioni, Magliaso
  • Antonio Corti SA, lattoniere, Caslano
  • Arteposa SA, piastrellista, Bioggio
  • Bazzana SA, gessatore, Cadempino
  • Bruno Crivelli SA, sanitari e riscaldamento, Cureglia
  • EB di Ettore Bariffi, trattamenti pavimenti, Lugano
  • Elettrocrivelli SA, elettricista, Breganzona
  • Europrodotti, Marino Bernasconi SA, pareti divisorie, Bedano
  • Expert Nova-Radio TV, Nova Boschetti SA, audiovisivi, Lugano
  • Falegnameria Gehringer Sagl, falegname, Pura
  • Francesco Bettelini Sagl, sanitari e riscaldamento, Caslano
  • Galli Sicurezza SA, Lugano
  • Greisser SA, schermature solari, Cadenazzo
  • Luongo SA, pavimentazione esterna, Bioggio
  • Mecoba SA, metalcostruzioni, Agno
  • Novastrada SA, pavimenti, Lugano
  • Officine Cameroni SA, metalcostruzioni, Montagnola
  • Pedrazzi pavimenti SA, Locarno
  • Polyrama SA, impresa di pulizia, Bioggio
  • Regazzoni costruzioni SA, Lugano
  • Regent Illuminazione SA, Cadempino
  • Rigert Montascale SA, Agno
  • Sandro Sormani SA, pittore, Magliaso
  • Securiton SA, Lamone
  • Stump ForaTec SA, pozzo di captazione, Giubiasco
  • SwissWindows, finestre, Sant’Antonino
  • Tecnotetto SA, Vezia
  • Veragouth SA, porte interne, Bedano
  • Vincenzo Sardella, giardiniere, Caslano

Allestimento

  • Progetto grafico e allestimento: Felix Burkard
  • Testi: Bernardino Croci Maspoli, Raimondo Locatelli, Maria Sole Martini-Giovannoli, Bruno Polli
  • Video e multimedia: Roland Hochstrasser
  • Direzione lavori: Felix Burkard, Bernardino Croci Maspoli, Maurizio Valente
  • Falegname: Falegnameria Shadlou SA, Davesco
  • Prestampa testi e immagini: Prestampa Taiana SA, Muzzano
  • Stampa digitale e montaggio: Color Lito System SA, Manno
  • Stampa serigrafica: Arte Serigrafica Mara Sagl, Genestrerio

Si ringraziano per la collaborazione

  • Centro di dialettologia e di etnografia
  • Centro scolastico per le industrie artistiche (docente Marco Brughera)
  • RSI - Radiotelevisione Svizzera
  • TeleTicino
  • Ente regionale protezione civile Lugano Campagna
  • Riccardo Baerlocher
  • Clara Balmelli
  • Kiko Biaggi
  • Vittorio Bolgè
  • Pietro Colombo
  • Giorgio Croci Maspoli
  • Giovanna Croci Maspoli-Pozzi
  • Sergio Degl’Innocenti
  • Giovanni Foletti
  • Daniela Hostettler
  • Aulo Indemini
  • Beatrice Jann
  • Aris Leandri
  • Marco Maina
  • Dragan Mijuca
  • Piercarlo Parini
  • Daniele Pedrazzini
  • Marzio Pini
  • Tiziano Putelli
  • Alyoscia Ruspini
  • Ernesto Wohlgemuth
  • Alberto Zarri

Con il contributo di

  • Repubblica e Cantone del Ticino
  • Aziende Industriali di Lugano SA
  • Malcantone Turismo
  • Associazione dei Comuni Regione Malcantone
  • Comune di Agno
  • Comune di Altomalcantone
  • Comune di Barbengo
  • Comune di Bissone
  • Comune di Carabietta
  • Comune di Caslano
  • Comune di Lugano
  • Comune di Magliaso
  • Comune di Melano
  • Comune di Mendrisio
  • Comune di Minusio
  • Comune di Muzzano
  • Comune di Ponte Tresa
  • Comune di Riva San Vitale
  • Comune di Vico Morcote
  • Fondazione Annita Avanzini
  • Fondazione svizzera per il bambino affetto da paralisi cerebrale
  • Fondazione Ernst Göhner
  • Fondazione ing. Pasquale Lucchini
  • Fondazione avv. dr. Francesco Scazziga per l’integrazione di persone affette da handicap
  • Fondazione Giuseppe Soldati
  • Pro Patria
  • prohelvetia Fondazione svizzera per la cultura
  • Amici Museo della pesca
  • ASSORETI, Associazione dei pescatori professionisti del Verbano e del Ceresio
  • FTAP, Federazione ticinese per l’acquicultura e la pesca con le affiliate società e sezioni di pesca e club pescatori sportivi
  • Ufficio della caccia e della pesca
  • 111er Club
  • Albisetti SA, Impresa costruzioni, Magliaso
  • Europrodotti
  • Marino Bernasconi SA, Bedano
  • René Gaberell, fiorista, Cadempino

Lo scorso 3 di giugno il Museo della Pesca di Caslano ha inaugurato la nuova sede in riva al lago. La novità ha incitato i responsabili dell'associazione a rilanciare e consolidare la propria presenza nella rete virtuale.

Il sito www.museodellapesca.ch è attivo da diversi anni, per la precisione dal 2003. In questi anni la presenza in rete ha facilitato i contatti con persone ed organizzazioni attive nell'ambito della pesca e nello studio degli apetti naturalistici degli ecosistemi lacustri e fluviali. L'interesse nei confronti di questo mezzo di comunicazione è stato subito significativo ed ha raggiunto negli ultimi mesi nuovi ed importanti traguardi. Nel corso del mese di maggio 2010 è stato registrato il massimo numero di accessi da quando è operativo il sito: 11'935 visite, per un totale di 89'386 pagine consultate.

L'interesse da parte degli utenti è dunque grande e per migliorare ulteriormente l'offerta in questo settore si è deciso di rinnovare la forma e i contenuti. Tra gli obbiettivi della nuova interfaccia c'e' anche l'interazione con il visitatore. E' ora possibile inviare le proprie immagini che ritraggono le catture più spettacolari, commentare le pagine che presentano alcune ricette curiose, lasciare i commenti sul libro d'oro e aderire alla "comunità" del museo.

 


Villa Carolina

 

A Pura, lungo il fiume Magliasina, sta rifiorendo un'attività ittica che alleva, in sintonia con la Natura, trote con i marchi Bio e Ticino.

A pochi passi dalla caotica rete viaria, in zona di Caslano, si nasconde un piccolo paradiso, popolato da oltre 100mila pesci, allevati con cura dai fratelli Jàger. Il bosco, i pascoli, il fiume Magliasina e le montagne fanno da cornice alla piscicoltura di Pura. Un luogo dove ci si immerge in un'atmosfera particolare, caratterizzata dal rumore dell'acqua che scorre e che si butta nelle vasche, oppure dal guizzo delle trote che cercano un po' d'aria o tentano di risalire la corrente.
Dopo tante vicissitudini che hanno contraddistinto il passato dell'attività malcantonese, avviata negli anni Trenta dal padre Jàger, nel 2003 la produzione è ripresa a pieno regime grazie al sostegno della regione Malcantone, del comune di Pura e del Cantone che hanno dato un decisivo appoggio a Oscar Gattoni, il titolare della società e ai fratelli Alessandro e Rodolfo. Il problema maggiore, l'irruenza degli aironi, abili predatori di pesci e vettori di malattie, è stato risolto alla base con la posa di efficienti reti di protezione. Fatto questo, il volatile non ha più infastidito le trote.
L'acqua è un fattore decisivo nella buona riuscita dell'opera e quella della Magliasina ha il vantaggio di essere ben ossigenata e di offrire le condizioni ottimali da marzo fino ad agosto. "Captiamo l'acqua della Magliasina, un fiume le cui temperature d'inverno scendono fin verso un grado e d'estate salgono oltre i diciasette, valore ottimale per l'accrescimento. L'entrata dell'acqua avviene per caduta e dopo essere passata nelle vasche naturali, con fondali d'argilla, riprende il suo percorso verso valle e la foce di Castano" indica Alessandro. Le incognite e gli inconvenienti sono però sempre in agguato: il freddo invernale frena lo sviluppo delle trote, la siccità estiva può provocare carenza d'acqua e
surriscaldamento, creando condizioni delicate per l'insorgere di malattie. Le alluvioni e le forti piogge causano inoltre sovente improvvisi innalzamenti della portata del fiume che obbliga i fratelli Jàger a intervenire tempestivamente per regolare il flusso d'acqua.
La piscicoltura di Pura è in stretta sinergia con la sede di Lostallo, permettendo di affrontare meglio queste problematiche. Nelle vasche mesolcinesi, alimentate con acqua di sorgente che garantisce condizioni e temperature costanti durante tutto l'arco della stagione, si può dunque far fronte a eventuali emergenze e dedicare le vasche alla riproduzione e all'allevamento degli avannotti che cresceranno in seguito a Pura. "La disponibilità di due centri di produzione è molto utile e l'allevamento ha ripreso a pieno regime" spiega Alessandro. "Oggi, sommando i quantitativi di Pura e di Lostallo, possiamo produrre circa sessanta tonnellate di pesce all'anno".
L'altro elemento degno d'attenzione, oltre chiaramente alla pesca e alla vendita del prodotto, è l'alimentazione. L'occhio esperto nota dall'atteggiamento delle trote, da come mangiano e dalla vivacità, il loro stato di salute. Il foraggio
è formato da farine di pesci di produzione biologica, dato che la piscicoltura di Pura può fregiarsi della gemma Bio e la vendita avviene in seguito tramite i due maggiori distributori elvetici. Per rallevamento malcantonese si aggiunge inoltre il Marchio Ticino che garantisce l'origine del prodotto e che si dimostra sempre più un label apprezzato e ricercato.
La vita delle trote è molto lunga se si paragona agli allevamenti di polli. "Dalle uova, agli avannotti, agli adulti di una lunghezza di 25-30 centimetri trascorre un periodo tra un anno e mezzo e i due anni, a seconda del periodo e dall'individuo; l'allevamento avviene interamente da noi" spiega ancora Jàger. Le trote vengono infatti spanciate (eviscerate) a mano e anche la coltura delle uova è un'operazione manuale effettuata dagli abili fratelli malcantonesi.
Una vasca ospita delle trote di dimensioni imponenti: sono le riproduttrici che serviranno per la produzione di uova. La spremitura avviene in gennaio e febbraio, quando alle femmine vengono prelevate le uova che verranno messe in una vasca speciale. A quel punto toccherà ai maschi essere spremuti in modo che lo sperma vada a fecondare le uova. Passeranno quasi due
anni  prima che gli avannotti,  i  "cuccioli"  di pesce, diventeranno pesci adulti.
Nei nostri fiumi troviamo soprattutto la Trota fario e nei laghi quella lacustre. Invece, la specie allevata dalla piscicoltura di Pura è la Trota iridea, di origine nordamericana, che si trova in natura in tutta Europa. È un pesce di medie dimensioni
simile alle trote tipiche; rispetto alla fario la forma corporea è più compressa ai lati e più tozza, con la testa più piccola e il muso più ottuso; la bocca è armata di denti sia sulle mascelle sia sul palato e sulla lingua; ha occhi grandi e scaglie molto piccole; la livrea è argentea, macchiettata di nero, con riflessi verdastri sul dorso e un'evidente fascia di colore rosa che corre lungo i fianchi; le pinne, caudale e dorsale, sono completamente picchiettate di nero. Nell'habitat tipico (fiumi pedemontani, torrenti di fondovalle e laghi alpini) può raggiungere la taglia massima di settanta centimetri e sette chilogrammi. A Pura, per chiare ragioni di vendita e di consumo, la crescita si limita però ai classici 250 grammi.
La passione per la fauna ittica ha trattenuto Jàger nel Malcantone dove continua ad allevare con orgoglio e piacere i suoi pesci: "Sono nato e cresciuto accanto alle vasche delle trote, iniziando ad aiutare mio padre. Poi dopo qualche esperienza all'estero ho continuato l'attività assieme a mio fratello" ci confida Alessandro che proprio oggi sta preparando una consegna consistente per la distribuzione. "I quantitativi di vendita dipendono dalla richiesta. Riceviamo l'ordine e procediamo alla pesca e all'eviscerazione". Possiamo dunque essere sicuri che al negozio acquisteremo una trota fresca, pura e locale. Dall'acqua della Magliasina agli scaffali passeranno infatti al massimo 24 ore e, anche grazie al Marchio Ticino, potremo ritrovarla con facilità nei grandi magazzini. "Per pescare, spanciare e imballare mille trote occorrono circa tre ore di lavoro" spiegano i fratelli mentre preparano gli ultimi imballaggi per questa spedizione. Nei periodi di maggior richiesta i due piscicoltori potranno beneficiare di qualche aiuto supplementare per soddisfare le domande in modo efficiente.
Il futuro dell'attività sembra dunque essere ben pianificata, come illustra Gattoni: "Stiamo aumentando gradualmente la nostra produzione, sempre nei limiti imposti dall'agricoltura biologica, che fissa a venti chilogrammi di pesci per ogni metro cubo di acqua, la densità massima consentita; adeguando la produzione alle richieste di mercato intendiamo crescere progressivamente".
Le direttive di BioSuisse prevedono tra l'altro norme sulla riproduzione e l'allevamento, sugli stagni, che vanno accuditi ogni giorno e devono essere provvisti di una possibilità di rifugio. Almeno il 10% della superficie dell'acqua di ogni singolo bacino deve essere permanentemente in ombra e a Pura questo è garantito sia da alberi sia da apposite reti. La qualità dell'acqua è assicurata da periodiche analisi su temperatura, pH, tenore d'ammoniaca e di ossigeno. Quest'ultimo è molto importante per la crescita delle trote. Cascate o torri cribrose poste lungo il percorso d'afflusso dell'acqua permettono di arricchire naturalmente l'acqua del prezioso gas.
Per il fiorente allevamento le numerose direttive sulla produzione biologica non sono un problema gravoso e fanno ormai parte del normale lavoro giornaliero. La pesca è per ora pianificata in tre giorni settimanali, ma calcolando l'interesse crescente per i prodotti locali e stando alle intenzioni della Piscicoltura di Pura, pare scontato che ben presto i fratelli Jàger avranno bisogno di un aiuto per soddisfare la crescente richiesta di trote.

Elia Stampanoni
Agricoltore ticinese, 29 agosto 2008

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