LUINO (Varese) - Una «scala» per i pesci: costerà 1 milione 200mila euro e sarà costruita per permettere l' attraversamento della diga di Creva, 23 metri di altezza, lungo il fiume Tresa, che collega il Lago di Lugano e il Lago Maggiore.

Si tratta di un ostacolo insormontabile da parte di qualsiasi specie ittica. Ma la sua importanza travalica la provincia di Varese e sarà strategica anche a livello nazionale, poiché superato l' ostacolo della diga i pesci non avranno più sbarramenti dalla Svizzera fino al fiume Po.

Il progetto è ancora più ambizioso perché una volta eliminato lo sbarramento di isola Serafini nel piacentino, verrà ridata l' opportunità alle specie ittiche di arrivare al mare.

L' infrastruttura comprende circa 70 bacini in successione che si sviluppano per una lunghezza di circa 230 metri, con veri e propri tornanti e che permetterà ai pesci di risalire o di ridiscendere a secondo della necessità. Per la realizzazione di questo progetto si è trovato un accordo tra Enel che gestisce l' impianto di produzione di energia elettrica, Provincia di Varese, Regione Lombardia, Fondazione Cariplo e il Canton Ticino. L' avvio del cantiere è previsto a fine febbraio.


Rotondo Roberto
Pagina 13
13 marzo 2012 - Corriere della Sera

Concorso organizzato in occasione della mostra d’arte Sulle rive del Ceresio.

1. premio
Luca Poletti - Villa Luganese

1. premio
Asia Di Paola - Cadro

2. premio
Filippo Zocchi - Mezzovico

3. premio
Ryan Testori - Bré S. Lugano

MENZIONE
Isabella Mangili - Bioggio



REGOLAMENTO:

1) possono partecipare giovani nati negli anni 1996-2000, presentando opere originali eseguite con qualsiasi tecnica pittorica e rappresentanti motivi legati all’acqua in ogni sua forma: laghi, fiumi, ruscelli, fontane,…

2) Le opere, su tela e non incorniciate, dovranno obbligatoriamente avere la dimensione di cm  50 x 40.

3) I lavori dovranno recare sul retro nome e cognome dell’autore,  la data di nascita e l’indirizzo. Vanno consegnati al Museo della pesca di Caslano, entro e non oltre il 15 agosto 2012 ( martedì, giovedì, domenica dalle 14 alle 17).  Possono anche essere inviati per posta: Museo della pesca, Via Meriggi 32 CP 254- 6987 Caslano.

4) A insindacabile parere della giuria, le migliori opere saranno esposte dal 19 al 30 agosto 2012. La presentazione e la premiazione si terranno domenica 19 agosto alle 19.00.

5) Gli organizzatori, sentito il parere della giuria, si riservano il diritto di non ammettere e non esporre le opere non rispondenti alla natura del concorso.

6) Ogni partecipante autorizza gli organizzatori all’utilizzo ed alla pubblicazione delle proprie opere su qualsiasi mezzo per fini istituzionali e promozionali del Museo non a scopo di lucro, (a titolo di esempio internet, mezzi stampa, mezzi televisivi, cartellonistica in occasione di particolari eventi, pubblicazioni promozionali, ecc.) sollevando gli enti organizzatori da ogni responsabilità e condividendo con essi i diritti di utilizzazione.

Il Circolo Numismatico Ticinese ha il piacere di invitare tutti gli interessati il 6 maggio alle ore 11:00 presso il Museo della Pesca per la conferenza Le zecche italiane fino all'Unità: sovrani, monetieri, tecnologia ed alcuni "miracoli".

La conferenza sarà tenuta dalla professoressa Lucia Travaini.

Lucia Travaini è Professore Associato nella facoltà di Numismatica medioevale e moderna presso l'Università degli studi di Milano.

Informazioni e contatti: www.numismati.ch

Domenica 9 ottobre 2011 alle ore 11 si terrà l'inaugurazione della mostra fotografica di Gilberto Luvini Ho fatto click! al Museo della Pesca di Caslano. La mostra, organizzata in collaborazione con l'Istituto Oncologico della Svizzera Italiana (IOSI), è già stata presentata al Castello Montebello di Bellinzona. Essa evoca con immagini della natura i mille giorni di malattia dell’autore, vissuti fra angoscia e speranza. L’acqua, simbolo di vita e di rigenerazione è il filo conduttore delle opere e il principale motivo che ci ha spinti a ospitare questo evento presso il Museo della pesca. Le fotografie esposte saranno in vendita e il ricavato andrà a favore dello IOSI.

HO FATTO CLICK!
Dal bianco e nero al colore in mille giorni

Prima ricercavo nella fotografia la qualità tecnica, poi con l’avanzare della malattia ho tentato di catturare l’altalenarsi dei miei stati d’animo. Dalla ‘bella foto’, o cosi credevo fosse, sono passato nel corso di un lungo e doloroso processo a quelle che considero le mie ‘vere’ immagini. Sono vere perché a differenza di tutte le altre sono andato a cercarle dentro di me,  fino dove ho potuto.
Dedico questa mostra a chi mi ha aiutato fuori e dentro gli ospedali e ai compagni di percorso che mi hanno preceduto.
Un giorno un medico mi ha detto “non finisca di sperare”.
Era vero.

Gilberto Luvini

La nascita e lo sviluppo del museo

Il Museo della pesca, sezione esterna del Museo del Malcantone, si trova a Caslano. Inaugurato nel 1993, ha occupato gli spazi ricavati in una villetta attorniata da un parco, proprietà del comune di Caslano. L’iniziativa è nata grazie al lavoro di Franco Chiesa e alla collaborazione di Pietro Colombo e Piercarlo Parini.

In questi primi anni di attività il museo si è sviluppato costantemente: nuove sale e nuovi materiali lo hanno arricchito di anno in anno grazie alla disponibilità del Comune di Caslano, dell’Ente turistico del Malcantone e di molti sostenitori e donatori. Il museo è gestito dall’Associazione del Museo del Malcantone, società che si propone di salvaguardare, raccogliere, riunire e valorizzare, quanto ancora rimane del patrimonio storico e culturale della regione del Malcantone. L’Associazione, che conta circa 700 membri e 300 Amici del Museo della Pesca, permette nel caso specifico della sede di Caslano di preservare e valorizzare le tradizioni e le tecniche legate al mondo della pesca tradizionale per la regione.

Attualmente il museo conta circa 5’000 visitatori all’anno. Una parte importante è costituita da classi scolastiche, gruppi di anziani e gruppi di turisti confederati per un totale di circa 70 gruppi per stagione.

Unico nel suo genere

Il contesto nazionale in cui si inserisce l’offerta del Museo della Pesca di Caslano è caratterizzato da un’assenza quasi totale di musei che trattano il tema della pesca. Solo alcune piccole realtà museali si occupano di questo tema.

Il Museo della pesca di Caslano dispone pertanto dell’esposizione più ricca ed interessante a livello nazionale. La valenza del museo è comprovata dall’alta percentuale di confederati che si riscontra tra i visitatori (50%). Anche nella vicina Italia l’offerta espositiva è limitata. Per trovare un museo analogo è infatti necessario andare fino al Museo del Mare di Genova o al Museo della Pesca del lago Trasimeno.

La nuova sede

Avviata nel 2009, l’opera di ristrutturazione che ha permesso il recupero degli spazi si divide in due interventi distinti. Il primo ha agito sulla parte “nuova” dell’edificio, da dove sono stati ricavati, in modo estremamente sobrio, due grandi locali espositivi sovrapposti. La costruzione ex novo del padiglione ha permesso di avere subito a disposizione una struttura funzionale, priva di ostacoli architettonici e di sicuro richiamo.

Il secondo intervento si è concentrato sulla parte “vecchia” della proprietà, composta essenzialmente dall’edificio originale di Villa Carolina. In questo caso i lavori hanno permesso essenzialmente il consolidamento delle strutture e il recupero di alcuni spazi collegati al corpo principale del museo.

I lavori si sono conclusi nel novembre 2009. Nel corso del mese di dicembre si è potuto procedere al trasloco delle collezioni, grazie al supporto e al lavoro della protezione civile Lugano Campagna. Felix Burkard, allestitore apprezzato e di grande esperienza, ha infine condotto i lavori che hanno permesso di realizzare il nuovo allestimento del percorso espositivo.

L’inaugurazione di Villa Carolina

Il 3 giugno 2010 si è tenuta l’inaugurazione ufficiale della nuova sede del Museo della Pesca. Alla manifestazione hanno partecipato diverse centinaia di simpatizzanti, che hanno potuto rinfrescarsi con specialità di lago. Nella parte ufficiale hanno preso la preso la parola il presidente del Museo del Malcantone Gianrico Corti, il sindaco di Caslano Emilio Taiana, il conservatore del museo del Malcantone Bernardino Croci-Maspoli, il direttore del Centro di dialettologia e di etnografia Franco Lurà e il direttore del Dipartimento dell’educazione, della cultura e dello sport Gabriele Gendotti.

Nella nuova struttura il visitatore accede a spazi più funzionali ed aperti, che rendono la visita più piacevole. L’aumento di superficie dell’intero complesso edificato è notevole: si passa dai 360 m2 della vecchia sede ai 680 m2 disponibili a Villa Carolina.

La filosofia che detta la nuova organizzazione degli spazi espositivi non è quella di cercare unicamente un ricollocamento degli elementi e dei contenuti della vecchia esposizione. Si tratta piuttosto di proporre un allestimento che si sviluppa facendo tesoro dell’esperienza accumulata in questi anni di attività.

Al piano terra si trovano una sala multimediale e una salal dedicata alle esposizioni temporanee, spazi polivalenti che possono essere affittati anche da enti o privati cittadini.

Nel grande ambiente al primo piano, una barca da pesca completamente attrezzata costituisce il centro visivo dell’esposizione, attorno al quale ruota il percorso tematico principale, dedicato ai pesci, al loro ambiente e alle tecniche di pesca tradizionali. Si prosegue poi in locali ricavati dalla parte vecchia dell’edificio, dove si trattano le tematiche della pesca sportiva, della pesca a mosca e delle peschiere per le anguille sul fiume Tresa.

Completano l’offerta una ricca biblioteca specializzata e un gradevole ambiente di lettura. Alcune postazioni multimediali mettono a disposizione una selezione di materiali audio e video dedicati alla pesca. Un’attenzione particolare è riservata ai giovani in età scolastica, ai quali viene proposto un apposito spazio didattico dove approfondire in modo sperimentale le conoscenze sull’ambiente ittico.

Rispetto alla vecchia sede, il nuovo percorso permette di migliorare l’aspetto naturalistico della pesca, offrendo di conseguenza una visione più completa. L’aumento di superficie permette inoltre di sviluppare meglio l’aspetto più affascinante e specifico del Museo della pesca di Caslano: la pesca con le reti. In linea con la vocazione etnografica del museo, questo tema ricorda come il lago, oggi percepito solo come supporto per le attività di svago, era in passato un importante mezzo di sostentamento e di trasporto per le comunità insubriche.

L’esposizione potrà essere visitata il martedì, il giovedì e la domenica, dalle ore 14 alle 17, dal 1° aprile sino al 31 agosto.

Si è molto scritto sulle motivazioni utili a meglio capire la passione per la pesca. Pensando a Gianfranco, ho sempre associato la sua personalità e il gusto particolare di collezionista al grande tema dell'acqua.

Riguardavo ieri i pesci raffigurati in quadri e incisioni presenti nella sala da pranzo della sua casa. Il fascino di quelle immagini è per me intimamente legato all'elemento complementare -l'acqua, appunto- che ne ha modellato il profilo più o meno affusolato, l'impianto e il disegno delle pinne e perfino il colore e la lucentezza delle squame.

Non posso guardare un pesce senza evocare la sua libera vita nel fiume, nel torrente, nel lago, nel mare che lo ospita e nel quale guizza, indugia, salta, nuota. Questa vitalità dell'acqua, questo fascino del moto che si alterna alla calma, dell'allegria e della "grazia" dell'acqua l'ho sempre percepita ed amata nel carattere del grande amico Gianfranco.

Elda Cerchiari

Dopo la pausa invernale, riapre il Museo della pesca a Caslano, che dal giugno dello scorso anno si presenta totalmente rinnovato per quanto riguarda la sede e i contenuti dell’esposizione permanente. La riapertura è fissata per venerdì 1° aprile e coincide con l’inaugurazione, alle ore 18.30, della mostra «Pesci fuor d’acqua», che sarà illustrata al pubblico dal prof. Ettore Grimaldi, eminente studioso dei nostri laghi e del popolamento ittico. Si tratta di un’ottantina di oggetti che, in tanti modi diversi e con materiali altrettanto differenti, riproducono il pesce e parlano della pesca: dai quadri e le incisioni a sculture e tessiture, da fusioni di ferro a rilievi su cartone, da terracotte a scatole di porcellana, da astucci in cuoio a manifesti, da spille d’argento a ricami, ecc. Le opere provengono dalla collezione di Maria Pia e Gianfranco Quarzo-Cerina. Quest’ultimo per tutta la vita ha collezionato, in giro per il mondo, una moltitudine di pesci che – per dirla con Monica Mattei – parlano tutte le lingue del mondo, mostrano tutte le tradizioni artigianali ed artistiche, sono fatti in ogni possibile materiale, rivelano il senso dell’umorismo, della vita o della morte secondo le diverse culture del mondo. In questo senso, sono «pesci magici», che emanano particolare fascino e che richiamano il variegato mondo dell’acqua.
L’esposizione potrà essere visitata il martedì, il giovedì e la domenica, dalle ore 14 alle 17, dal 1° aprile sino al 31 agosto; per informazioni ed appuntamenti ci si può rivolgere al Museo della pesca in via Meriggi 32 a Caslano (tel. 091-606.63.63).


2011_pesci_fuor_dacqua_ftap.pdf

 

Franco Chiesa aveva la pesca nel cuore e nella mente. V'è chi afferma che il piacere della pesca sia uno fra i più raffinati piaceri dell'uomo, e non importa se si prende niente. Il piacere di pescare non è nei pesci che si prendono; è nel discorso silenzioso che si fa con essi aspettandoli, cercando di scovarli, anche se spesso essi non vengono, non si fanno catturare.
 
 
L'importante - mi diceva e, soprattutto, mi ha insegnato Franco Chiesa - è andare sul fiume, sul lago, lungo un ruscello, realizzando l'evasione dai rumori, dal frastuono, dalla frenesia della vita di tutti i giorni. E riuscendo - aggiungeva - ad entrare in questo mondo affascinante, infinitamente vario, ove sono in gioco l'abilità dell'uomo e l'astuzia dell'animale, dove la tecnica è inseparabile all'esperienza e dall'attenta osservazione della natura, dove si richiedono (in egual misura) intelligenza e passione.
In barca, nel golfo di Ponte Tresa o lungo le sponde di Figino e di Magliaso, in decine e decine di uscite sull'arco di parecchi anni, ho imparato con Franco Chiesa non certo a pescare - poiché ciò non mi interessava più di quel tanto - ma a gustare l'oscurità, poi l'alba, quindi il sole. La magia del lago nelle sue limpide acque, le stelle che ti sono compagne fedeli, le anitre e i cigni che sono i veri padroni del Ceresio. Si è in sintonia con il Creato. Le montagne si riverberano nell'acqua. Il panorama sul Malcantone è grandioso, toccante, emozionante. E gli uccelli rallegrano questa pace lacustre.

Franco Chiesa - metodico fors'anche all'accesso (come ho imparato a conoscerlo) - si lasciava andare a raccontare i suoi anni giovanili, a parlare delle sue imprese di pesca con un altro grande pescatore di Caslano, Mario Bettosini, da cui aveva appreso l'arte di usare le reti. Parlava e canticchiava. Il cuore gli esplodeva di gioia - poiché per natura, era ottimista e sempre sorridente - mentre tirava in barca le reti: talora cariche di pesce, talvolta manomesse, tal' altra senza neppure una preda. Prendesse o no, era pervaso dalla soddisfazione - viva, palpitante, quasi commovente per chi sa captare questa «poesia» della pesca con reti negli attimi fuggenti del far giorno - nel tirare in secca pesci persici, lucioperca e boccaloni, ma anche il semplice, umile, persino bistrattato pesce bianco.

Ore indimenticabili, caro Franco Chiesa, soprattutto se penso che - al rientro in darsena - si ripeteva, secondo copione, un fatto straordinario, durato per anni e anni: distribuivi con magnanimità pane, granaglie e lo stesso pesce bianco a centinaia (non esagero) di volatili, di anitre, di cigni, di svassi, che attendevano - ogni giorno sulla riva del giardino di casa - la loro razione quotidiana. Erano momenti che facevano palpitare il cuore e destavano una commozione indescrivibile.

Avevo conosciuto Franco Chiesa agli inizi di questo decennio, quando aveva mosso i primi passi per creare il Museo della pesca a Caslano. Subito era nato, fra lui e me, un rapporto di forte amicizia. Un legame solido, rinsaldato negli anni, attraverso una vicendevole collaborazione. Lui - caparbio, tenace, vulcanico nelle idee e soprattutto nelle realizzazioni, ma anche schietto e sempre amabile nel carattere e nel modo di fare - pretendeva molto da tutti, me compreso. lo, in compenso, avevo la sua amicizia,. Ricevevo informazioni, foto, documenti per il mio lavoro, in particolare nell'allestimento dei due volumi “La pesca nel Cantone Tìcino” appena usciti e di cui andava fiero quanto l'autore. Così per lunghi anni. Senza sosta, rinsaldando un legame di affidabilità e di camerateria di cui ero fiero.

E si discorreva di quanto fare. Ancora poche sere fa, mi aveva accompagnato nell'archivio a Caslano che stava realizzando quale nuova, preziosa tappa nella crescita - inarrestabile - del suo museo. Già mi aveva buttato là, a più riprese, l'idea di ristrutturare la sala dedicata alle Peschiere della Tresa, chiedendo - anzi esigendo, ma era una richiesta che nient'affatto mi infastidiva - che lo aiutassi a fare ancora più bello il Museo della pesca. Questo museo, che è il suo testamento, è la sua più bella, simpatica, straordinaria attestazione di amore del Paese, di affetto per i pescatori, di servizio per la comunità, di contributo significativo alla cultura, alla conoscenza del passato, di rispetto per i documenti, di analisi dei fenomeni sociali che hanno coinvolto - lungo i secoli di storia - la gente dei nostri laghi, Ceresio compreso, e, dunque, intere generazioni, le quali un tempo traevano dal pesce sostentamento e sopravvivenza, mentre oggigiorno per fortuna la pesca è soltanto diletto, passatempo, colloquio diretto con la natura.

Ecco, Franco Chiesa a me, a molti (pescatori e non) ha insegnato che si deve amare l'ambiente, ha inculcato nel mio pensiero l'esigenza - irrinunciabile e , pertanto fondamentale - di tenerezza e predilezione che si deve ai valori naturalistici e culturali che il Creato propone per una serena ed armoniosa convivenza tra l'uomo e quanti gli stanno attorno.

Un Creato che necessita di essere vissuto e goduto con spirito gioioso e con la sacralità delle grandi cose.
Grazie, Franco Chiesa. E riposa in pace, nei laghi e i mari dell'eternità.

RAIMONDO LOCATELLI
Rivista di Lugano, gennaio 1998

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