Museo della pesca, una storia centenaria

Nuova ed ampia sede con inaugurazione giovedì 3 giugno in riva al lago a Caslano

Dal 1993 a Caslano è aperto il Museo della pesca. L’intento è di documentare la varietà delle tecniche piscatorie e delle relative attrezzature in uso da noi, illustrare le condizioni ambientali e culturali che hanno influenzato la pescosità delle nostre acque, presentare i rimedi messi in atto per tutelare e promuovere quest’attività sia professionale che dilettantistica, spiegare la storia delle associazioni di pescatori e le loro usanze.

Ma ci sono voluti quasi cent’anni per concretizzare questa struttura museale, che è la più importante a livello svizzero. L’auspicio fu infatti espresso dal dr. Arnoldo Bettelini (presidente dei pescatori luganesi) in una conferenza del 1905 nel salone civico di Lugano, parlando delle condizioni delle acque del Ceresio e dei mezzi per migliorarle: «Il Museo del Ceresio può riescire di un grandissimo interesse pratico e scientifico; interesse pratico in quanto potrà servire per gli studi inerenti all’acquicoltura; scientifico in quanto potrà essere l’inizio di una razionale indagine della vita organica del nostro lago». Qualche anno più tardi, Giovanni Anastasi scriverà, rincarando la dose: «La città di Lugano... dovrebbe insediare, in alcune sale del Palazzo del Parco Civico, il Museo del Ceresio, comprendente fauna, flora, mineralogia, topografia e geologia, attrezzi di navigazione e di pesca, bibliografia, gabinetto per le ricerche e per le analisi, con annessi un incubatoio e un acquario. La gente del paese e gli ospiti forestieri visiterebbero con molto interesse un tale istituto; così Lugano farebbe opera bella, nobile e fors’anche rimuneratrice, ché l’acquicoltura per i paesi che la sanno ben praticare costituisce una poderosa risorsa economica». Quelle parole però rimasero inascoltate per lungo tempo, se si eccettua quanto fatto in seno al «Museo di storia naturale» al patrio liceo di viale Carlo Cattaneo, con un settore specifico, ma assai ridotto, riservato alla pesca.

Il promotore Franco Chiesa

Nel 1990, Franco Chiesa e un ristretto numero di volontari (in primis Piercarlo Parini e Pietro Colombo) hanno finalmente iniziato – grazie anche al sostegno del Municipio di Caslano nel mettere a disposizione uno stabile in via Campagna – la realizzazione del Museo della pesca, unico in Ticino e tra i pochi esistenti in Svizzera in forma monotematica e quindi specialistica.

Ma chi era Franco Chiesa? Un malcantonese che aveva fatto fortuna a Basilea, ove aveva creato un’importante azienda legata alle grandi case farmaceutiche. Ritornato in Ticino, era diventato un numismatico di riconosciuto valore internazionale, con un’attività nata dalla passione per le monete antiche e trasformatasi in pochi anni in professione di successo. Ma la sua più grande passione era rimasta la pesca, con un chiodo fisso in mente proprio a favore di un museo. Il decisionismo e l’impegno di Franco Chiesa hanno fatto il resto, permettendo di aprire il museo già nel 1993 come parte specialistica per la pesca del Museo del Malcantone (con sede a Curio).

Franco Chiesa è scomparso nel gennaio 1998, ma il museo è il suo testamento, è la sua più bella, simpatica, straordinaria attestazione di amore per il Ticino, di affetto per i pescatori, di servizio alla comunità tutta, di contributo significativo alla cultura e alla conoscenza del passato, di rispetto per i documenti, di predilezione che va riservata ai valori naturalistici che il Creato propone per una serena ed armoniosa convivenza tra l’uomo e quanto gli sta attorno.

Una preziosa testimonianza

Il Museo della pesca ha costituito da subito una realizzazione capace di riscuotere notevole successo e richiamare molti visitatori, siccome la collezione permanente offre cose straordinarie nell’illustrare – con dovizia di oggetti e di documenti  – la pesca professionistica e la pesca sportiva, presentando una gamma molto variegata e preziosa di attrezzi vecchi e, in non pochi casi, persino antichi nel senso che non è più data occasione di rintracciarli o di conoscerli se non appunto in un contesto museale come quello di Caslano. La variegata raccolta presenta uno spaccato fra cultura e passato, attraverso una ricca e documentata mostra di arnesi del mestiere, di foto, di testi, di memorie e di costumanze che illustrano la pescosità delle nostre acque o che, più semplicemente, certificano la vita paesana di giorni, mesi, anni, decenni, persino secoli (si pensi soltanto alle peschiere della Tresa ma anche ai nostri villaggi lacuali che pullulavano di pescatori di mestiere) di povera gente.

Orbene, il Museo della pesca a Caslano si prefigge di recuperare, salvaguardare e valorizzare tutto quanto è ancora possibile in questo campo (anche se molti arnesi sono andati distrutti o dispersi per l’incuria dell’uomo), compresa la documentazione scritta (pubblicazioni e carte manoscritte). La rassegna etnografica – presentando un patrimonio storico-documentaristico in gran parte (oltre il 90%) donato e il resto ceduto in prestito da privati – ha una forte «presa» sul visitatore, non soltanto per la ricchezza e l’originalità delle centinaia e centinaia di attrezzi e... ferri del mestiere di pescatore, ma anche per il suo centrato messaggio didattico. E ciò non unicamente in favore di chi si interessa di pesca. Anzi, l’attrazione risulta certamente intensa anche per i «laici» in materia, a cominciare dalle scolaresche: i giovani vanno sollecitati a conoscere meglio la realtà sociale, il passato della nostra gente, le sue tradizioni, i suoi passatempi, l’economia settoriale, le tipiche attività del Cantone a favore dell’acquicoltura, la fauna ittica di monti, laghi e vallate. Storia e cultura a braccetto, in una simbiosi che è autentico amore per il nostro ambiente.

Ma una sede... angusta

Già dopo pochi anni dall’apertura, si è provveduto a più riprese – grazie alla sensibilità dell’Associazione Museo del Malcantone, con Bernardino Croci Maspoli in testa quale presidente di questo organismo, affiancato in maniera egregia dal curatore della sezione pesca Maurizio Valente – a interventi tecnici, a livello espositivo, per rendere più agibili gli spazi angusti disponibili (suddivisi in molti locali di dimensioni ridotte con scale e pianerottoli), sfruttando nel contempo il parco adiacente. Quest’ultimo è stato riservato, segnatamente, alla presentazione di alcune imbarcazioni tipiche nella pesca di lago.
E così il museo è cresciuto negli anni quantitativamente (oltre 5.000 entrate annue) ma soprattutto qualitativamente, curando e completando il variegato materiale esposto e promuovendo numerose attività all’esterno della propria sede. Ma risultava comunque sempre troppo piccolo e non più confacente alle nuove esigenze espositive, rendendo di fatto difficile un allestimento agevole e coerente del materiale. La localizzazione, inoltre, era decentralizzata rispetto al nucleo di Caslano e considerando i mezzi di trasporto pubblici, allontanando così la sede dai flussi turistici e dei residenti.

Un’occasione ghiotta

Verso la metà del corrente decennio si è presentata l’occasione d’oro, nel senso che il Comune di Caslano – divenuto proprietario attorno al 2003 di Villa Carolina, acquistata dalla città di Lucerna – ha subito lasciato intendere di voler cedere, a prezzo interessante, questo immobile per il nuovo Museo della pesca. Un’ubicazione molto allettante per una serie di ragioni decisive. Intanto, perché l’edificio si affaccia sul lago, dispone di approdo e di riva propria, affiancati da due tratti di riva pubblica. Inoltre, perché Villa Carolina – edificata verso fine Ottocento da Angelo Galli (1860-1946), capomastro caslanese che lavorò a Lucerna, dove costruì diversi alberghi e palazzine) – è vicinissima al nucleo di Caslano e alle sue infrastrutture (posteggi, bar e ristoranti, negozi, sede di Malcantone Turismo, debarcadero del battello, trenino Lugano-Ponte Tresa) e, ancora, si trova su una passeggiata frequentatissima in ogni stagione sia dai turisti che dai residenti. Infatti, dinanzi allo stabile si transita per effettuare il giro del Monte Sassalto, escursione tra le più tradizionali ed affascinanti in tutto il Luganese. Senza poi trascurare che la superficie sarebbe risultata più che raddoppiata rispetto alla primitiva sede del Museo della pesca, così da beneficiare di molto agio e razionalità nell’attrezzare lo spazio espositivo sia nel fabbricato annesso (ex novo) che nell’edificio originario.

Fra molte difficoltà

E così, a partire dal 2005, sono iniziate le procedure (lunghe e complesse) per l’entrata in possesso di Villa Carolina costruita all’inizio del Novecento sul lungolago di Caslano, l’allestimento del progetto da parte dell’arch. Alfio Indemini, la ricerca dei finanziamenti, gli accordi con il Cantone per l’ottenimento di contributi. In quest’ultimo campo, si è rivelato decisivo il convinto sostegno del Dipartimento dell’educazione, della cultura e dello sport e del Centro di dialettologia e di etnografia, diretto da Franco Lurà. 
Le difficoltà incontrate sono state notevoli, soprattutto alla luce del fatto che il primo progetto contemplava un onere di 4 milioni di franchi, di cui 2,8 milioni per la ristrutturazione dell’immobile e 1,2 milioni per l’acquisto di Villa Carolina. Quest’ultimo passo è stato possibile grazie alla comprensione del Comune di Caslano, che ha rivenduto al Museo della pesca la villa al prezzo sborsato per l’acquisto (1,2 milioni), versando inoltre successivamente 100.000 franchi per la costituzione del capitale proprio ma decidendo di conservare il terreno a lago quale proprietà dell’ente pubblico.
Per gli interventi costruttivi ci si è visti costretti a ridimensionare il progetto (la spesa complessiva si aggira sui 2,3 milioni in parte al beneficio di sussidi), prevedendo sì la costruzione di un padiglione, ma limitando invece all’essenziale le migliorie all’interno dell’immobile originario (230.000 franchi interamente a carico del museo). D’altra parte, occorre considerare che, rispetto alla tabella di marcia, si è registrato un cospicuo ritardo, siccome risultava difficile rimuovere l’ostacolo che intralciava il cammino del nuovo museo: il ricorso di un privato che ha tenuto in scacco l’operazione per molto tempo, e quando ormai tutto era pronto per il primo colpo di piccone. Un’opposizione al rilascio della licenza edilizia e un successivo ricorso al Consiglio di Stato hanno così fatto perdere l’intero 2008.

Finalmente, si è arrivati nel tardo autunno 2008 ad una convenzione vincolante, per cui nell’anno successivo – sotto la spinta dei dirigenti del Museo del Malcantone, a partire dal neo-presidente Gianrico Corti – i lavori sono partiti, ma poi si sono aggiunte nuove «grane» per il finanziamento e le delibere agli artigiani, come pure i permessi ai vari livelli istituzionali, ma soprattutto imprevisti dal profilo tecnico (esigenza di istallare un certo numero di putrelle per accrescere la stabilità del complesso). Il che ha avuto pesanti ricadute sui costi per l’intera operazione di ammodernamento di Villa Carolina, ponendo qualche grosso problema di natura finanziaria. Comunque, anche questi ostacoli sono stati superati grazie, non da ultimo, alla comprensione di molti amici del Museo della pesca, come pure a vari munifici donatori.

Commissioni di lavoro

In tutti questi anni, a fianco dei dirigenti del Museo del Malcantone – di cui il Museo della pesca costituisce una sezione esterna – ha operato la «Commissione pesca», costituita da Bernardino Croci Maspoli (conservatore del  Museo del Malcantone), Maurizio Valente (curatore del Museo della pesca), Verena Chiesa, Piercarlo Parini, Giovanni Foletti, Alfonso Passera, Roberto Baroni e Raimondo Locatelli, cui si è aggiunto da tre anni Gianrico Corti in qualità di neo-presidente dell’Associazione  Museo del Malcantone. Fra gli appuntamenti più apprezzati vi è la «festa del museo» nel giardino della rassegna permanente in via Campagna, che è sempre motivo di forte richiamo per pescatori e popolazione di Caslano, e ciò non soltanto per le proposte gastronomiche ma anche come simpatico e conviviale raduno.

Di recente costituzione è invece la «Commissione scientifica» – costituita dal presidente della Federazione ticinese acquicoltura e pesca Urs Luechinger, Ezio Merlo pure nel comitato direttivo della Federpesca e Raimondo Locatelli quale autore di alcune pubblicazioni sulla pesca in Ticino. Questo organismo dovrebbe presiedere l’attività scientifica e didattica del Museo della pesca per farne un centro di interesse culturale e storico sui fenomeni legati all’attività alieutica.

La struttura museale

Adesso, il museo è pronto per l’inaugurazione fissata il 3 giugno. Nei mesi scorsi, grazie all’intervento provvidenziale dei militi della Protezione civile, è stato effettuato il trasloco di tutto il materiale dalla sede... vecchia a quella... nuova. A tambur battente, con l’aiuto di molti volontari, si è proceduto all’allestimento delle varie sale espositive, come pure dei vani a scopo didattico. 

Il progetto è opera di Felix Burkard, un professionista di grande esperienza e sensibilità, che ha saputo coniugare le limitate risorse finanziarie con l’esigenza di un allestimento moderno e coinvolgente.

Nella sala al primo piano del nuovo padiglione, perno centrale dell’esposizione, spicca la barca ad arcioni («barchett») circondata da tutti gli attrezzi che si impiegavano un tempo per la pesca sul lago. Tutt’attorno, il visitatore ha la gradita occasione di visionare il settore che illustra la pesca nell’antichità e nella religione, quindi la rassegna delle reti da pesca con utili ragguagli sulla loro costruzione e la manutenzione, poi gli altri oggetti impiegati sempre nella pesca dalla barca (tirlindane, fiocine, spaderne, cane, ecc.). Si prosegue nell’illustrazione del commercio e della conservazione del pesce, per fornire quindi interessanti dati sulla storia e l’attività dei cantieri nautici. Il percorso espositivo consente successivamente di entrare in contatto con l’avvincente tema dell’ambiente in generale, venendo a contatto fra altro con una grande vetrina che presenta tutte le specie di pesci presenti nel Canton Ticino (imbalsamati), per soffermarsi da ultimo sul settore degli incubatoi e della riproduzione.


A questo punto, si passa nell’attigua Villa Carolina – sempre al primo piano – nella sala riservata alla pesca sportiva, in quella riservata alla pesca a mosca e, da ultimo, nel locale che documenta le ultracentenarie peschiere sul fiume Tresa; a pianterreno del medesimo stabile è stata creata un’aula didattica, si è provveduto ad allestire una biblioteca e il museo ha pensato anche ad un angolo relax, rientrando da ultimo a pianterreno dell’immobile costruito ex novo, costituito da un’ampia sala multimediale e un vano che è riservato ad esposizioni temporanee.
In questo spazio, la prima mostra ospitata sarà “Senza rete. Pesci e pescatori, acque, laghi e fiumi nell’interpretazione di 18 calligrafi”, realizzata dall’associazione Calligrafia in Ticino. Oltre a ciò, l’atrio d’entrata è reso sfavillante da una variopinta installazione di 153 pesci, opera degli allievi della Scuola elementare di Magliaso.

La superficie complessiva è più che raddoppiata, con la positiva conseguenza che la rassegna museale – importante dal profilo storico-culturale nel documentare e tramandare l’evoluzione e i protagonisti della pesca nel Cantone Ticino lungo i secoli – vanta una sede di notevole pregio: moderna, funzionale, spaziosa, luminosa, didatticamente ineccepibile, ricca dal profilo dei contenuti, decisamente avvincente per quanto propone al visitatore. Spazi appropriati per l’attività scientifica ma soprattutto dal profilo espositivo, così da valorizzare al meglio il ruolo del Museo della pesca quale motore nella rivalutazione degli aspetti storico-etnografici di un territorio ricco di laghi e corsi d’acqua, in modo da collocarsi in maniera dinamica in una rete di testimonianze presenti sul territorio e offrire un contributo significativo a salvaguardia del nostro patrimonio storico, culturale ed ambientale.

Insomma, un punto di riferimento essenziale per chiunque pratichi la pesca e per tutti coloro che si occupano o si appassionano alla storia, alle tradizioni, alla cultura del passato. È la casa di tutti i pescatori, ma vuole essere anche un punto di irradiazione dal profilo culturale nel proporre ed approfondire tematiche legate ai corpi d’acqua, oltre che temi specifici del patrimonio ittico.

Lungo un sentiero tematico

L’intento è di integrare il Museo della pesca in un sentiero tematico, volto a stabilire delle relazioni tra le diverse testimonianze presenti a Caslano e dintorni. In effetti, il sentiero che consente di percorrere le pendici del Monte Sassalto si propone di costituire un itinerario storico-culturale legato alle attività del nostro passato. I temi di questo sentiero sono: la pesca (nel Museo della pesca) e le peschiere sul fiume Tresa; la geologia e la botanica (Monte Sassalto); l’acqua e la protezione delle rive in quanto ecosistema privilegiato (percorso «Riflessi d’acqua» a Magliaso e foce della Magliasina); le cave del Monte Sassalto e la fornace della Torrazza; i legami transfrontalieri con la riva lavenese, dando nel contempo un valore interregionale al progetto di percorso transdisciplinare. Il lodevole intento è quello di offrire una struttura museale al passo con i tempi e ove all’esposizione di materiali e di testimonianze varie inerenti alla pesca si affiancano apparecchiature e stimoli multimediali, spazi didattici e ricreativi adeguati.

Raimondo Locatelli

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