26 Pigne: Tra storia e artigianato

Il nome del laghetto che costituisce la meta di questa escursione è legato alla cava da cui si estraeva, un tempo, come nota il Lavizzari nelle sue ottocentesche "Escursioni nel Cantone Ticino", "una specie di pietra ollare grossolana, di cui si fanno stufe di lunga durata" (come quella, ricorda il naturalista, dell'ospizio di All'Acqua, che "porta la data del 1691").
 
Aggiungerà, un secolo dopo, il mineralista Carlo Taddei, a proposito di un giacimento leventinese di "pietra ollare grossolana", che esso era "usatissimo per le patriarcali pigne di sasso, che danno benefico calore durante il lungo inverno".
Le pigne, dunque, sono le stufe di cui parla anche Ilse Schneiderfranken nel suo studio dedicato alle "Ricchezze del suolo ticinese": "La pietra ollare, detta da noi anche "giullia" o "sasso da pigne", è un aggregato composto di talco, serpentino, clorite, mica, calcite, magnesite, tremolite eantofillite.
È di color grigioverde, saponosa al tatto e possiede la qualità di assorbire molto lentamente il calore e di raffreddarsi pure lentamente: non fonde che a 1200 gradi circa".
La cava è a poca distanza dal laghetto: si trova sui più alti pascoli dell'Alpe di Maniò, a 2350 m, e ancora vi si scorgono i segni lasciati dall'esperto lavoro degli scalpellini (due lastre, come nota Massimo Lucchinetti in una sua ricerca, "pronte per il trasporto a valle, sono ancora là, quasi a testimoniare l'improvviso abbandono della cava e la fine di un artigianato").
 
Ma l'escursione, partendo da All'Acqua, è anche istruttiva perché narra, al suo inizio, la storia di quell'ospizio, cui già si riferisce un documento del 1529: l'ospizio era, allora, una semplice cascina, che da tempo accoglieva i passanti e vedrà sorgere, nel 1656, l'oratorio dedicato a San Carlo, il quale si era portato, a piedi, in Valle Bedretto una prima volta il 17 agosto 1570 e una seconda il 4 agosto 1581.
Quando, nel 1745, giunse in visita ad All'Acqua il cardinale Pozzobonelli, l'ospizio aveva otto letti e il responsabile, presente da maggio a novembre, doveva dare "alloggio e refezione conveniente ai poveri" e comportarsi "con tutti, e specialmente coi forestieri di qualunque condizione, grado e paese siano, da uomo onesto e caritatevole".
 
Anche il guardiano della capanna Piansecco, cui si arriva da All'Acqua dopo circa un'ora di facile cammino, ha i suoi obblighi nei confronti dei gitanti che, davanti al luminoso ampliarsi del panorama, lasciano la storia per darsi alla natura, in cui le montagne alzano come vessili i loro nomi prestigiosi (si pensa a Beffa, Haller e Tresch che vinsero per primi, nell'estate del 1869, il Pizzo Rotondo e a Jori, Eusebio, Casati e Crespi che lo conquistarono nell'inverno del 1910) e ogni roccia rivela la sua origine e la sua consistenza ("Sulla sinistra della Val Bedretto - insegna Elvezio Papa nelle sue "Note geologiche sul Cantone Ticino" - ricompaiono gli gneis che sono, in basso, anfibolici. Sulle cime, fra gli gneis è incluso il granito").
V'è poi il laghetto a trasformare in riflessi queste rocce che gli hanno imposto, nel mezzo, un isolotto, riservato, sembra, a qualche sconosciuto abitatore del posto in vena di coltivarvi i mirtilli e contare le ore usando le tonalità dell'acqua che passa dal blu al verde e al grigio fino a raggiungere, a mezzogiorno, la massima trasparenza.
 
Ed è in questo momento che spiccano ancora di più, attorno, i colori che escono dai sassi: macchie, rosse e verdi, di fresca vernice che, sciolte nel laghetto, ne farebbero una rarità immune persino dai ghiribizzi del vento in grado, adesso, di rendere più profondo il suo volume e più ampia la sua superficie.
L'isolotto, nel mezzo, non ha però bisogno del vento per cambiare aspetto: è, a volte, la testa, staccata, di un pesce affiorato; a volte, una testuggine in vorace agguato e a volte, infine, un tappo, messo lì per non lasciar che l'acqua del laghetto fuoriesca verso sud e trascini con sé eriofori e brillii.
Chi vorrà, prima di iniziare la discesa del ritorno, salire sino alle Cave delle Pigne, ritornerà, leggendo le date incise su un masso (1668 e 1880), verso il passato e proverà, nel contempo, le sensazioni proposte da un paesaggio reso sorprendentemente nuovo, per non dire esotico, da certe ondulazioni e da certi contrappunti.
E il ritorno acquista, pertanto, un altro motivo di fascino, che sarà sostituito da altri quando, a un certo momento, ci si ritrova nell'inconfondibile Valle Bedretto, della quale, nel 1911 (quattro anni prima che Enrico Federer passasse ad All'Acqua le sue prime vacanze, che daranno vita nel 1925, a Berlino, a "Regina Lob"), Platzhoff-Lejeune, su "Il Ticino Illustrato", disse: "Essa merita di restare intatta, come un rifugio della bellezza alpestre, dalla semplicità rustica e dalla poesia eterna delle cose".


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