Il Ceresio e la sua gente: itinerario di storia

Nei secoli passati, la vita intorno e sul lago Ceresio era diversa da quella che possiamo osservare oggi. Fino a metà Ottocento il lago era prevalentemente dei pescatori. Un tempo, fare il pescatore, era un mestiere. Come riferisce lo studioso Gianpiero Buzzi, è proprio durante l’Ottocento che avvengono i primi cambiamenti importanti: l’emigrazione si fa più massiccia, le donne cominciano a lavorare nelle filande e il tempo da dedicare alla pesca e alla fabbricazione delle reti diminuisce. Per questi motivi, nel corso dell’Ottocento, il numero dei pescatori cala. Tuttavia, specialmente d’inverno quando gli emigranti tornano a casa, ne rimane ancora un buon numero: “infatti, anche coloro che per nove mesi l’anno sono lontani dal paese, nei mesi invernali arrotondano i loro introiti dedicandosi alla vecchia professione”. A inizio Novecento, dopo aver lottato per poter riprendere a pescare a causa di restrizioni dovute alla prima guerra mondiale, i pescatori professionisti attivi sul Ceresio sono ancora una sessantina. Nel suo testo, Buzzi ricorda con una certa nostalgia : “Oggi i pescatori professionisti si contano sulle dita di una mano, se facciamo il paragone con il ‘700, quando solo i nostri erano circa 200, ci accorgiamo che ormai il lago è un deserto. Ancora nel 1922 ve ne erano una sessantina ed al lago si vedevano lunghe file di reti stese al sole ad asciugare.”. Questo significa che nella prima metà del secolo scorso, la pesca è ancora un’attività importante per diverse famiglie residenti nei paesi rivieraschi, in quanto ne garantisce la sussistenza. Come affermano Bruno Polli e Franco Tommasini, “la pesca professionale sul lago di Lugano ha sicuramente vissuto i suoi anni migliori nella prima metà del secolo, quando – grazie alle pratiche ittiogeniche introdotte da Vegezzi (1937) – erano state rese prospere le popolazioni di salmerino e coregone, che si mantennero su discreti livelli fino agli anni Quaranta”. Dato che, in questo periodo, la pescosità del lago è ancora abbastanza buona e che alcuni metodi di pesca sono permessi a tutti, è “abbastanza facile anche per il povero, soddisfare l’esigenza prima.” L’importanza del pesce nell’alimentazione nella zona del Ceresio risulta pertanto evidente, anche perché le leggi religiose, che imponevano l’obbligo di magro in quaresima, il venerdì e la vigilia di molte feste, erano molto rispettate.

Tuttavia, le cose iniziano a cambiare dopo la seconda guerra mondiale, quando gli scambi commerciali sono favoriti dalla facilità di trasporto delle merci e dalle nuove tecniche di conservazione. “Si assiste ad un rifiuto dei prodotti locali (non solo alimentari) perché ritenuti troppo poveri. […] Perfino i ristoranti preferiscono servire i menu turistici che escludono il nostro pesce e servono spesso pesce di mare.” Grazie allo sviluppo delle vie di comunicazione e del commercio, le famiglie del Luganese possono ora contare sui beni importati da altre parti della Svizzera o dall’estero per soddisfare i loro bisogni primari. Questi cambiamenti strutturali, hanno reso la popolazione luganese sempre meno dipendente dai prodotti e dalle risorse del luogo. Nel periodo post-bellico, nascono nuovi bisogni e con essi anche nuove tipologie di lavoro legate al settore secondario e ma soprattutto terziario. Le nuove generazioni sono attratte da queste nuove professioni perché garantiscono maggior stabilità economica rispetto alle professioni del settore primario. Il mestiere di pescatore viene progressivamente abbandonato, perché faticoso, non sempre redditizio e imprevedibile, in quanto influenzato da eventi naturali e climatici.

L’evoluzione della pesca, da attività professionale ad attività ricreativa, è quindi direttamente collegata al cambiamento della società e dell’economia. Tuttavia, vi sono altre cause che hanno accelerato questo processo, tra le quali va ricordato: il progressivo inquinamento delle acque del Ceresio e l’immissione di nuove specie ittiche. Entrambi gli aspetti hanno intaccato quegli equilibri naturali che i pescatori del passato hanno sempre cercato di salvaguardare, causando un calo della pescosità del Ceresio.

Tutti questi fattori hanno contribuito a rendere la pesca praticata oggigiorno un’attività prevalentemente di svago. Pescare, dunque, è diventato un modo per occupare il tempo libero, stare in mezzo alla natura e divertirsi. Questo cambiamento è testimoniato da un passaggio del messaggio del Consiglio di Stato concernente la legge cantonale sulla pesca: “le catture sono diventate sempre meno un’esigenza per soddisfare bisogni alimentari, tramutandosi invece in fonte di emozioni e soddisfazioni appaganti la passione ancestrale, rimasta particolarmente ancorata nel popolo ticinese". Se il confronto tra uomo e natura è rimasto immutato, lo stesso non si può dire per gli scopi della pesca.

Il Ceresio e la sua gente
Itinerario di storia
Valeria Menghini
SUPSI – DFA
Anno accademico 2011 – 2012

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