L'airone schizzinoso

Un airone dal lungo collo e dal lunghissimo becco passeggiava maestosamente in riva a un fiume. Era una chiara giornata di primavera; nell'acqua limpida nuotavano a frotte grossi lucci e bei carpioni, saliti in superficie per godersi il sole. Inebriati dai suoi raggi, si avvicinavano tanto alla riva che solo sporgendo un poco il becco, l'airone avrebbe potuto fare una scorpacciata. L'uccello si limitò invece a lanciare un'occhiata al cielo: il sole non era a picco sulla terra, questo significava che non era ancora ora di pranzo e l'airone in queste cose era molto meticoloso: mangiava solo negli orari stabiliti. Perciò si allontanò dal fiume e andò a fare un giretto nel bosco.
Quando, all'ora stabilita, tornò in riva al fiume, lucci e carpioni erano scomparsi e solo qualche tinca e pochi ghiozzi nuotavano pigramente nell'acqua.
- tinche, per me? Io non mangerò mai di quei pesci volgari. Solo la dolce polpa del carpione, la carne delicata del luccio sono degni di me! Non spalancherò mai il becco per nutrirmi di questa roba, preferisco aspettare ancora.
Ma, aspetta aspetta, anche le tinche e i ghiozzi scomparvero e intanto la fame dell'airone cresceva. Alla fine, pur di non andare a letto con la pancia vuota, si umiliò a masticare qualche lumaca e finì per trovarle buone.
L'accaduto, però, gli era servito di lezione. Da quel giorno, l'airone non rifiutò più, per altezzosa pignoleria, di divorare il buon cibo che gli capitava sottomano, fosse l'alba o il tramonto, piovesse o splendesse il sole.

Fonte: Il tesoro delle favole, De Agostini, 2010

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