Storie: orgine del termine prüssian

La pesca produce fatalmente storie e leggende in gran quantità: pesche miracolose e prede di dimensioni straordinarie non si contano. Figuriamoci cosa non si sono raccontati i pescatori di anguille, nelle lunghe notti trascorse al fuoco del “casotto”, mangiando e bevendo nell’attesa di qualche cattura! Una storia significativa, perché tocca anche un aspetto importante dell’emigrazione malcantonese, cioè quello dei fornaciai sparsi in mezza Europa, spiega l’origine del termine prüssian, dato alle anguille di grossa taglia.

Nel marzo o al più tardi nell’aprile di ogni anno erano innumerevoli i malcantonesi che si recavano nella Svizzera interna o all’estero per una stagione di lavoro. Erano (…) specialmente fornaciai, ricercati dalle fabbriche di laterizi. Fra gli emigranti crogliesi erano appunto numerosi i fornaciai. Questi si portavano, non senza difficoltà, sulle rive dei laghi di Neuchâtel e di Morat e perfino in Francia, nella valle del Rodano, specialmente a Grenoble o nella regione di Parigi, a Chillon, a Epernay e altrove. Durante la guerra franco-prussiana del 1870 era avvenuto che i cadaveri di due soldati prussiani caduti o gettati in uno dei tanti affluenti della Marna, erano andati a finire contro la saracinesca di un canale da irrigazione. Orbene, due fornaciai del paese della Tresa erano stati testimoni della fine dei due prussiani. Tornati poi a Madonna del Piano e sentito parlare della cattura, da parte del Luisaccio, di due anguille di grossezza mai conosciuta, ricordando la scena dei due cadaveri, ebbero ad esclamare: – Eh! I sarà di prüssian! – Piacque l’espressione e, da allora, le grosse anguille della Tresa furono onorate dell’appellativo di prussiani. Un «prussiano» pesa almeno due chilogrammi e supera il metro di lunghezza. «Prussiani» allo spiedo con la polenta? Una leccornia fuor del comune.

Da: Casimiro Andina, Dal Lema al Ceresio, Agno 1975

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