Struttura e funzionamento delle peschiere

Così Casimiro Andina descrive la Peschiera di Sopra.

In territorio di Croglio, e precisamente poco a monte della frazione di Madonna del Piano, in località detta appunto Peschiera, il fiume è sbarrato obliquamente da una diga, permeabile solo all’acqua, che obbliga questa ad uscire lateralmente e a passare attraverso una grande intelaiatura di travi e di listoni, sostenuta da una robusta palafitta. Questa intelaiatura prende il nome di vallo, dal dialetto «val» che significa vaglio, il noto attrezzo usato ancora in campagna per vagliare il grano.

Effettivamente è come se qui l’acqua fosse vagliata e filtrata. Lo strato inferiore del vallo, formato da robuste travi, è solidamente ancorato alla palafitta e al terreno, ma il suo strato superiore, costituito da liste mobili, viene adattato al livello, piuttosto variabile, del fiume, per far si che le anguille, senza possibilità di sfuggire, siano opportunamente guidate verso l’apertura delle speciali reti, dette «guade»: specie di sacchi di rete, della lunghezza di un paio di metri, tenuti aperti a una estremità da un arco semicircolare di legno, la corda del quale tiene tesa la rete nella parte che si adatta alle speciali aperture apprestate nel vallo. Per contro l’estremità opposta del sacco è tenuta chiusa da una solida legatura. Quando le guade sono sistemate ai loro posti sul vallo, la parte inferiore di esse deve pescare profondamente nell’acqua perchè le anguille si mantengano nel loro elemento vitale e non siano soggette ad essere uccise dalla cascata che precipita su di loro.

Le anguille si pescano solo di notte e specialmente in periodo di novilunio. Di giorno e con il chiaro di luna si tengono nascoste sul fondo del lago. I pescatori, che lavorano quasi sempre in gruppo, sistemano il vallo e vi apprestano le guade la sera dei giorni favorevoli, per ritornarvi poi, la mattina seguente, all’alba, per assicurarsi l’attesa preda. Così, almeno, in tempo tranquillo. Ben altra cosa in tempo di alluvione. Il lavoro di sistemazione del vallo, con la corrente molto forte, diventa non solo faticoso ma pericoloso, perchè le guade devono essere deposte dove la palafitta è più alta. Inoltre, con le grandi piogge, specie autunnali, l’acqua trascina ogni sorta di materiali e specialmente fogliame che riempie facilmente le guade. Allora occorre stare continuamente sul posto per tener libere le reti e cambiarle frequentemente per impedire che le anguille muoiano – grosso guaio – restando a lungo sotto le forti cascate. Durante le alluvioni però la preda è generalmente copiosa e i pescatori, bene sperando, si invitano vicendevolmente per scambiarsi nel lavoro e per rompere la monotonia della notte in compagnia, con una succosa cena a base di polenta e anguille allo spiedo, cucinate in un locale attiguo alla peschiera e rese più digeribili da qualche bottiglia di vino generoso.

A volte la cattura di anguille nella peschiera a monte di Madonna del Piano era molto abbondante; era capitato di prendeme fin centoquaranta chili in una sola notte. Con l’erezione della piccola diga di Creva si era fatta meno copiosa ma pur sempre redditizia. Un grosso pericolo per i pescatori tresiani si presentò durante la seconda guerra mondiale quando il piccolo sbarramento di Creva venne elevato di una ventina di metri per creare un bacino di accumulazione. La monta delle piccole anguille è stata in tal modo definitivamente bloccata ed era ormai certo che il Ceresio in pochi anni sarebbe rimasto senza anguille. Fortunatamente però il governo svizzero potè ottenere, a guisa di risarcimento, che quello italiano facesse immettere ogni anno nel Lago di Lugano alcune decine di migliaia di avannotti.

L’accordo fra i due paesi ebbe esito sorprendente favorendo enormi retate: perfino sei quintali in tre sole notti. Ma è destino che tutto finisca. La grande alluvione dell’agosto 1951 demolì quasi completamente la peschiera descritta. Alcuni pescatori cercarono di restaurarla ma non vi riuscirono che in parte, anche perchè nel frattempo qualcuno dei maggiori interessati era scomparso.

Da: Casimiro Andina, Dal Lema al Ceresio, Agno 1975

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