Il giro del lago di Lugano, Anastasi 1926

Il motoscafo, che un gentile amico ha messo a nostra disposizione per il giro completo del lago, si stacca dal pontile di Lugano e fila veloce verso oriente.

Lugano-Valsolda

Passiamo sotto le cupole di verdura formate dagli alberi secolari del Parco Civico, giriamo attorno al delta del Cassarate, ed eccoci nelle acque di Castagnola, ai piedi del Monte Brè, alla cui cima - che offre un magnifico colpo d'occhio sul gruppo del Monte Rosa - salgono una comoda strada carrozzabile ed un'ardita funicolare.

Il felice clima della pendice di Castagnola è attestato dall'opulenta vegetazione delle ville Lepori, Ghirlanda, Favorita, Dollfus ecc. e dagli esemplari di flora mediterranea che s'incontrano nella costa fra S. Domenico ed il Sasso di Gandria, destinata (lo voglia il Cielo!. .... lo vogliano le Autorità cantonali e federali! ... ) a diventare il Parco nazionale subalpino.

Al Sasso di Gandria si scorgono, in naturale spaccato, le teste degli strati calcari, nelle piegature e spinte subìte, in epoche geologiche remote, per opera di pressioni immani, delle quali, se vediamo gli effetti, possiamo appena indovinare la causa.

Il villaggio di Gandria, senza rive - per cui le barche devono direttamente approdare alle case - gode le speciali simpatie dei visitatori forestieri, sia per l'originale costruzione, sia per gli splendidi panorami (ad oriente, lo sfondo di Porlezza, dominato dall'austera catena del Legnone; ad occidente la bizzarra mole del San Salvatore che, visto da qui, offre l'aspetto di una gigantesca campana poggiante al suolo).

Erta, scoscesa, strapiombante sul lago, senza un sentiero accessibile al comun viandante, è la costa che da Gandria va al confine italo-svizzero di Bellarma; qui, un giorno (che vogliamo sperare non troppo lontano!) si svilupperà la strada internazionale Castagnola-Oria, destinata a congiungere Lugano colla Valsolda ed a permettere la libera circolazione fra i Tre Laghi, attualmente interrotta per un tratto di circa quattro miglia.

Subito dopo Bellarma, ecco svolgersi dinnanzi ai nostri occhi la più poetica regione del Lago, la deliziosa Valle del Soldo - tiepido nido, giocondato da un chiaro sole. I neri, asciutti, rigidi pennacchi de' suoi cipressi, emergenti dalla nebbia cinerea degli olivi, rammentano certi brani del dolce paesaggio toscano ed umbro, mentre le nude, frastagliate punte del Sasso Grande e dei Pizzoni, da cui, in alto, è chiuso il prodigioso quadro, ripetono la fantastica sfilata dei Diablerets.

Ad Oria, la Villa Fogazzaro, nella cui dàrsena è tuttora sospesa la barca che porta il caro nome di Ombretta, evoca i sereni ricordi del Piccolo Mondo Antico e suscita un doloroso rimpianto per il crudele destino del Poeta, che qui, in questo paradiso, pensava chiudere gli occhi all'ultimo sonno, nella purpurea calma di un tramonto di autunno; ed invece doveva spegnersi, dopo una tormentosa operazione chirurgica, nel bianco squallore d'una stanza d'ospedale ...

Tiriamo innanzi. Rapidi sfilano i villaggi di Albogasio, di Castello, di San Mamette, ed anche il rupestre Picco di Cressogno che, foggiato a pan di zucchero, costituisce una delle più spiccate ed originali figure dello scenario ceresiano.

Poco oltre, ecco il grazioso Santuario della Caravina, talmente caro al celebre scultore Napoleone da Corte, nativo di questi paesi, che lo volle beneficare con un legato nel suo testamento, steso a Granata, dove lavorava alla fontana dell'Alhambra e dove morì (1552).

Sulla strada oltre Cima si notano un paio di gallerie finestrate, come quelle dell'Axenstein. Ed eccoci a Porlezza, ove convergono la Valle di Buggiolo e la Val Cavargna, che si protendono, in alto, verso la ticinese Val Colla.

Ancora verso la fine del secolo XVIII gli abitanti della Cavargna, erano alquanto selvatici, per non dire selvaggi. Il celebre fisico Spallanzani (1729-1799), inoltratosi in quella valle per i suoi studi, s'imbattè in alcune robuste fanciulle, le quali, appena l'ebbero scòrto, scaricarono in aria le pistole di cui erano munite. A quel segnale, armati di tutto punto, accorsero in frotte i Cavargnoni, con quale spavento del mite abate-scienziato e de' suoi compagni si può immaginare! Esaminati però gli strumenti di fisica dei forestieri, e riconosciutili innocui, quei rudi indigeni più non frapposero ostacoli al loro ingresso in valle.

Oggi gli abitanti della Cavargna contano tra la gente più pacifica del mondo: vi abbondano però doganieri e contrabbandieri, fra i quali, in certe notti oscure favorevoli al passo, corre qualche colpo di moschetto. Incerti del mestiere! ...

Da Porlezza a Campione

Da Porlezza, importante scalo della navigazione a vapore sul Ceresio, si stacca la ferrovia a scartamento ridotto che scende a Menaggio sul Lario, nel cuore della bellissima Tremezzina ...

Ma il nostro itinerario non comprende tal gita: il valoroso motoscafo, che fin qui ha sempre navigato verso levante, vira di bordo e corre via sulle verdi acque ceresiane, parallelamente alla recente e ben costrutta carrozzabile Porlezza-Osteno. Il pedone che la percorre ha campo di osservare la complicata e sconvolta stratificazione della dolomia fosca ond'è formata la costiera, ed alcune pentole dei giganti in essa scavate dalle correnti interne dei ghiacciai; di ammirare la scrosciante cascata di Rescia, e di visitare le interessanti tuiaie, dove il perpetuo stillicidio di umide rocce calcari va edificando curiose stalattiti e stalagmiti, le quali poi si uniscono a formare le colonne di sotterranee sale, degne dei palazzi delle fate ...

Il torrente Oriolo, precipitante dalle balze di Val d'Intelvi, forma, nell'ultimo tratto della sua corsa, la cascata che riempie di fragore l'Orrido d'Osteno.

Seguendo le sinuosità della sponda, il nostro motorino ci porta ora a Santa Margherita, punto di partenza della Funicolare che sale a Lanzo d'Intelvi.

Malinconico, monotono, deserto, è l'aspetto dei fianchi delle montagne di Caprino, che ora costeggiamo. Da Lanzo a Campione, sulle ripidissime falde, talora strapiombanti nel lago, non un villaggio, non un cascinale, non una strada, che rompano l'uniformità dell'inospite regione: un verde tappeto, solo interrotto qua e là dagli squarci prodotti nella roccia dai torrenti che si gettano in basso, bensì la ricopre: ma quella vegetazione, cresciuta a bacìo, è formata solo di magri cespugli e di streminziti arbusti. La sequela delle montagne, piallate dai ghiacciai, è uniforme pur essa; non offre varietà di profili e sbalzi d'altitudine, sì che soltanto l'occhio esperto vi sa distinguere la vetta del Pinzernone da quella del Caslè, il Camoè dalla Cima di Val Rovina e dalla strategica Seghignòla, munita del forte italiano che comanda il ponte di Melide.

Quale contrasto fra la tetra sponda, ove contro la rupe si rannicchia

Osteno dalla mala fortuna,

D'inverno senza sole,

D'estate senza luna,

Il Lago di Luqano – G. Anastasi

coll'opposta idillica Val Solda, festa di luce e di fiori, trionfo di colori, sorriso di letizia !...

Da Santa Margherita in poi, per buon numero di miglia, lungo la riva del lago, incontriamo soltanto alcunì gruppi di cantine (rinomate quelle di Caprino). A Cavallino, degni di visita lo stabilimento di piscicoltura del sig. Emilio Vegezzi e la Cascata. Quest'ultima segna il confine tra il calcare fosco, dolomitico, che ci ha sin qui accompagnati, e quello più chìaro del Sasso Mergone, impiegato per la fabbricazione della calce nelle vicine fornaci.

Nelle profonde acque in cui si specchia la rupe del Mergone, annegò (19 marzo 1913) il giovane ed animoso aviatore luganese Pietro Primavesi, il quale proveniva da Milano, dirigendo un monoplano Blériot. La sua salma, in seguito a laboriose ricerche durate parecchie settimane, fu ripescata il 17 del successivo aprile.

Dopo la verde solitudine dei monti di Caprino, il paesello di Campione - uno dei nidi dei Maestri Comacini - appare come ridente visione; all'irta, alta, inospite scogliera succede una bassa collina, dal dolce declivio. Dalla fabbrica di Ceramica sino al Santuario della Madonna dei Ghirli è tutta una sfilata di ville per le famiglie lombarde, che qui venivano, prima della guerra, a godersi le vacanze. estive.

Nel bacino inferiore

Passati sotto gli archi del ponte-diga di Melide, eccoci a Bissone, patria dei Gaggini di Genova e di Sicilia, gloriose dinastie d'artisti; dei Tencalla; del grande Borromini.

Maroggia, che incontriamo subito dopo Bissone, si gloria, e giustamente, della memoria del suo cittadino Mastro Tomaso Rodari, rinnovatore del Duomo di Como. Le acque che scendono dalla Val Mara danno vita alla prima officina idroelettrica ticinese, sorta nel 1890 per iniziativa della Ditta Bucher-Durrer, ed ora appartenente al Comune di Lugano. In fondo alla Valle, presso al confine con quella d'Intelvi, sorge l'importante borgata di Arogno, ove fiorisce l'industria degli orologi. Poco lungi, su di un poggio solatìo che divide il versante della Mara da quello della Sovaglia, dispiega al sole le sue linde casine il villaggio di Rovio, giustamente fiero d'aver dato i natali ai Carloni, ai Mazzetti, a Carpoforo Mazzetti-Tencalla.

Aspri, dirupati, formidabili, sorgono alle spalle di Melano i bastioni del Monte Generoso. Capolago, che vien dopo, è celebre non soltanto per le sue cantine, ma assai più per i suoi architetti (Carlo Maderno e Martino Ferabosco), che abbellirono Roma, massimo vanto per un artista! Da Capolago parte la ferrovia ad ingranaggio che s'inerpica a San Nicolao, a Bella Vista, alla cima del Generoso.

Breve è ora il tragitto all'antica borgata di Riva San Vitale, cui domina la monumentale chiesa di Santa Croce e che vanta un antichissimo Battistero annesso alla Prepositurale; da parecchi anni esso è in via di restauro. Riva è stazione iniziale della linea tramviaria elettrica che, per Capolago, Mendrisio e Balerna, mette a Chiasso.

Contornando il piede del monte San Giorgio, giungiamo alla Punta di Pojana, da cui il nostro sguardo signoreggia tutta l'azzurra stesa del bacino Morcote-Bissone. A Pojana alcuni intraprendenti osti hanno insediato, in questi ultimi anni, certi apprezzatissimi grotti, ai quali, nei pomeriggi domenicali della calda stagione, accorrono in folte schiere i dilettanti di bei paesaggi e di saporite cene.

Da Brusino-Arsizio che subito segue, si può salire, passando per i boschi, al magnifico pianoro di Serpiano. Fu progettato a suo tempo, da una società di capitalisti, di sostituire all'arroncigliato sentiero, una comoda funicolare, coll'incarico di portare i viaggiatori lassù dove già sorgeva un albergo e s'intendeva costruire una Città estiva, tutta ville, giardini e parchi, per uso e consumo della borghesia milanese. Ma la guerra mondiale è venuta a soffiar via Funicolare e Città estiva: causa la forte perdita sul cambio, la villeggiatura in Isvizzera torna oggi troppo cara per i nostri vicini lombardi!

Dal Serpiano, nel salire al San Giorgio od al Poncione d'Arzo, si godono superbe vedute sul paesaggio ceresiano. Allo studiso poi tornerà d'alto interesse scientifico una visita alle cave degli scisti bituminosi ed alla fabbrica del Saurol, situate nel romantico vallone che dal Serpiano scende a Meride.

Poco dopo Brusino-Arsizio, entriamo in acque italiane. Porto-Ceresio, che quarant'anni fa era un umile villaggio, dopo l'apertura (1894) della linea ferroviaria che lo congiunge a Varese, è divenuto importante scalo dei piroscafi e frequentatissima villeggiatura. Dalla strada lacuale, in un'oretta, si sale alle grandi cave di porfido di Cuasso al Monte, rivelate dai larghi squarci sanguigni, che spiccano nel verde dei boschi. Con un'altra oretta di cammino potremmo, da Cuasso, inoltrarci fino al solitario e storico vallone del Deserto, che fu dapprima eremo dei Carmelitani Scalzi; poi celebre ritiro dei conti Dandolo, i quali vi ospitarono il Foscolo ed il Prina, Leopardi ed il pittore Bertini; poi colonia agricola degli orfanelli raccolti dalla grande carità del padre Gerardo Beccaro; oggi Sanatorio per i tubercolotici di guerra. Alle spalle del convento, sui fianchi e sulla vetta del Pianbello, si disegnano le trincee che il Genio militare italiano ha fatto scavare prima della guerra e durante la stessa: ma al profano l'accesso non è consentito. .

Torniamo dunque al nostro motoscafo, e via, a tutta ... benzina, lunghesso le solitarie prode di Borgnana e di Brusin-Piano. Per lo stretto di Lavena, c'inoltriamo nell'idillico laghetto di Ponte-Tresa. Quivi, nelle pile del gran ponte, si scorgono ancora, a valle, gli incavi a cui venivano appoggiate le teste delle travi, colle' quali, di notte, nei periodi di magra, si sbarrava il fiume, onde frenare lo svenamento del lago. Ponte-Tresa, a cui, oltre ai piroscafi del Ceresio, mettono capo la ferrovia che vien da Lugano-Agno, quella che sale da Luino e l'altra che, proveniente da Varese-Valganna, discende da Marchirolo, è, specialmente nella bella stagione, un importante centro di movimento-viaggiatori. Al Ristorante già Crivelli, a noi s'impone una sosta, per una colazionetta di carattere proprio locale: fritto di pesce persico ed anguilla allo spiedo.

Congedatici dai buoni tresiani, risaliamo a bordo del nostro infaticabile motoscafo. Ripassato lo stretto di Lavena, volgiamo la prua verso il nord, costeggiando sempre il Sassalto di Caslano: l'amena e popolosa regione che si spiega a noi dinnanzi, tutta seminata di ricche ville, è il Basso Malcantone, protetto in alto, come da vigile vedetta, dalla bianca chiesina di Santa Maria d'Iseo. Entro la gola di Curio, dalla quale giù trabalza la torrentizia Magliasina, scorgiamo per alcuni istanti la vetta del Lema, belvedere ticinese sul Verbano ...

Della borgata di Caslano, nascosta dietro gli alberi, scorgiamo appena il campanile ed alcune villette nuove.

Salutiamo lo storico villaggio di Magliaso, dominato dal vetusto castello di San Giorgio; salutiamo Agno, sempre fedele alla triduana sagra del suo S. Provino, ed alla foce del Vedeggio ammiriamo la grandiosa opera d'indigamento di questo fiume, compiuta pochi anni or sono.

Un'altra virata di bordo ci porta al piede della Collina d'Oro: sulla riva, una romita carrozzabile, che si diparte dalla Cantonale alla fraziòne di Piodella, congiunge fra loro e col resto del mondo abitato le terre di Agnuzzo, Orino, Pian Roncate e Carabbietta. Al disopra di quest'ultimo villaggio, quasi al sommo della montagna, sorge un vasto e bianco fabbricato: è il Sanatorio di Agra.

Tra Casoro e Figino sbocca al lago la Valle di Scairolo, verde corridoio incassato fra la Collina d'oro e l'Arbòstora.

Figino, Burò, Vedo formano ormai una successione continua di grotti, canvetti e civettuole casine di campagna.

L'eccelso campanile di Morcote signoreggia l'antica borgata di valorosi artisti, che si succedettero dal Fratino ai Sardi, ai Raggi, ai Fossati. Più in alto, alle sue spalle, i ruderi dell'antico maniero di Vico rammentano l'imperiale dominio dei sovrani d'Allemagna sulle nostre terre, durante il periodo medioevale.

Da Morcote a Melide è tutta una processione di sontuose ville. Dall'alto di un poggio dell'Arbostora occhieggia il campanile del classico villaggio di Carona, culla dei Solari, degli Aprile, dei Casella.

Ripassati un'altra volta sotto il ponte-diga, rapidamente filiamo all'ombra del minaccioso strapiombante cono dolomitico del San Salvatore, indi, svoltato il Capo S. Martino, ecco apparirci dinnanzi, in un incanto di cielo turchino, sotto un rutilante trionfo di sole occiduo, Lugano, la maliarda!

Da Calprino, paradiso estivo, a Castagnola, paradiso iemale, tutta essa si adagia intorno all'elegante falcato golfo, tutta si specchia nelle glauche onde ceresiane.

A differenza di Como e di Locarno, confinate ad una estremità del rispettivo bacino, Lugano domina il proprio lago nel suo punto centrale, là dove più vasto è lo specchio delle acque è più ampio l'anfiteatro dei monti.

Di gran parte della sua floridezza economica Lugano è debitrice alle bellezze del lago che l'abbraccia e la bacia; e quindi procuri che il Ceresio sempre più sia conosciuto e studiato!

Perchè - va proclamato - più lo si studia, il nostro Ceresio, e più lo si ammira, e più lo si ama!

Tratto da Giovanni Anastasi, Il Lago di Lugano, Bellinzona, 1926

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